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I votatori

di Lorenzo Merlo - 15/03/2026

I votatori

Fonte: Lorenzo Merlo

I reggimenti delle mille schiene imbelli che sorreggono il mondo pauroso che aborriamo.

 I votatori

C’è qualcosa che non va.

Inorridisco davanti ai divanisti, che se solo avessero avuto il coraggio (ossimoro) avrebbero trucidato i – da loro inventati – novax e relative famiglie. E ugualmente davanti ai votatori, quelli del diritto-dovere delle urne, nelle cui penombre credono di porre il loro mattoncino sul muro della democrazia, quel concetto che uno dei tanti luoghi comuni ha elevato a totem, intorno al quale far girare i pensieri fino all’ignara sublimazione in dogma. “Sennò comandano gli altri”, taglia corto il votatore.

 La schiatta divanista-votatoria ascolta la tv e i suoi esperti litiganti per farsi un’idea, per informarsi. Nella sua “diarrea cogitativa liberatoria” (1), dal sofà urla al fascista e al comunista e quanto di peggiore riesce a concepire a chi non celebra la scienza, almeno quanto lui stesso, che poi è quella del televisore. Un esercito di manovali cognitivi che pensa ancora secondo l’ordine morto ancor prima di Berlinguer e di Almirante. (Avercene!)

 Davanti all’inesistente classe politica occidentale, europea ed italiana non ha di meglio da pensare che “in Russia o in Iran si sta peggio” e di dire “le tue critiche al sistema vai là a farle, se riesci”. L’ignara devozione ai luoghi comuni, compagni di giochi fin da quand’era piccolo, quasi quasi ne permette l’esonero dall’inferno e l’ammissione al limbo.

 I votatori non cadono dal canapè, non impazziscono d’impotenza, non si stracciano le vesti quando sentono nominare la Groenlandia alla stregua di un monopolico Vicolo Stretto o di un Vicolo Corto sacrificabili senza dolore. E neppure quando, con il Board of Peace, li mette davanti all’ennesima pietra angolare, girata la quale, del cuore morale del mondo – che un tempo aveva pulsato sangue anche nelle vene della politica – non resta che un simulacro, nei cui atri e ventricoli bui scorrono i fantasmi della privatizzazione del mondo.

 Con la pinza dei programmi in mano passa in rassegna le trasmissioni per trovare se stesso nero o rosso che sia. Non getta il telecomando neppure davanti a Gaza, davanti a quanto riescono a dire e a fare la Von der Leyen, la Kaja Kallas, il Mattarella, per l’Iran che – tu non lo sai, ma loro sì – è uno stato canaglia, la Russia il criminale aggressore e l’Ucraina la democratica aggredita. Non si disperano davanti alla generalizzata neocorsa al riarmo, costi quel che costi, fosse anche la sanità, la scuola, l’educazione, i servizi, cioè tutte quelle facezie così care alla popolazione.

 Nel suo – almeno in apparenza – ligio comportamento, il votatore è corpo di una moltitudine che, per quanto in millesimale decrescita quantitativa, coltivando piegato ad angolo retto i fiorellini di plastica dello status quo, costituisce la solida piattaforma dalla quale gli atleti della politica si librano in voli mortiferi.

Un sostegno alla vergogna cui stiamo assistendo, ora al suo picco storico, che non sanno di offrire, che la loro educata indignazione non solo non scalfisce, ma, come un boomerang, torna utile al macchinista, per condurre il treno dove vuole, alla velocità che vuole, col modo che vuole.

Quanto sta accadendo nel mondo non basta al votatore per alzarsi dal divano e gettare il selettore. Preferisce stare in platea, privata o teatrale non fa differenza, a sentirlo raccontato dai comici e dalla satira – pastiglie di alka seltzer psico-cognitiva – e dai competenti o presunti tali. Alle prossime votazioni, via, in marcia tutti insieme alle urne del pluralismo.

 Gli assenteisti

Se i votatori sostengono lo status quo, gli astensionisti non sono poi così meglio. Anche se si stanno bradipalmente allargando di numero, come esercenti ad una vetrina nei confronti di un centro commerciale, di fatto non hanno potere. Cani sciolti che, a volte, si accorpano in branchi. Il meglio dei quali, purtroppo, è molto simile ad un leone da tastiera sebbene avveduto e illuminante, apprezzato dai gregari lettori e pari lignaggio. Cani desolati o adirati ma sempre impotenti, che vagolano guaendo o abbaiando dal disgusto tra le maglie lasciate appositamente lasse dalla democrazia: ignorare assorbe gli urti più di uno scudo.

Cani poveretti. Che possono i loro condivisibili argomenti sotto i colpi della grande comunicazione dagli arsenali sconfinati? Praticamente, ormai ontologicamente inidonei a fare corpo, consapevoli d’essere relitti nel mare baumiano, combattono per ragioni istintivo-biografiche più che per la vittoria.

  Assistendo allo spettacolo del mondo che sono costretti a guardare, le loro individuali invettive non sono che frecce spuntate, impotenti armi bianche nei confronti della diligenza d’acciaio lanciata a folle corsa verso la conquista non più solo del west, ma anche dell’est, del nord e del sud, in una crociata auto-santificata senza più alcun senso riconoscibile per tutti, salvo che per i votatori.

 Le vette

Per quanto insospettabile, il gradiente di accomodamento dei votatori ha le doti per raggiungere le vette più elevate dell’appiattimento. Secondo il gergo pugilistico, sono degli incassatori. Una dote apparentemente da perdente ma incredibilmente da vincente. L’incassatore infatti pur prendendone di più di chi incassatore non è, a differenza di quest’ultimo resta in piedi e vince lo scontro.

Ne può fare dimostrazione la sequela di colpi che, per lui, infatti, non sono tali anzi, semmai, dolci carezze. Ecco di seguito, le parole, i pensieri dei votatori e alcune note pertinenti.

 . Ucraina nella Nato.

Dice il votatore al putiniano, novax, brigatista, complottista, terrapiattista (poi PNBCT): “Mi sa che presti ancora orecchio alle chiacchiere. Oltre a qualche esercitazione congiunta, nei fatti l’ingresso dell’Ucraina nella Nato era lontana anni luce. O eri al corrente di una data certa nella quale sarebbe stata invitata a farne parte? Infine, almeno stando alle statistiche ufficiali, il conflitto in Donbass andava già spegnendosi prima dell’invasione russa. 

 

. Su Paola White Cain.

Secondo il votatore, la pastora Paola White Cain non ha fatto niente di male, ha pregato insieme ad altri per il suo presidente. E poi – aggiunge il votatore – la storia che gli statunitensi siano in missione per conto di Dio è solo uno slogan, esattamente come lo era il draghesco “Non ti vaccini, ti ammali, muori”. Tutte questioni a cui non dare retta, conclude il votatore.

 

. Sulle lobby ebraiche.

Votatore: Lobby ebraiche? Ma fammi il piacere. Di lobby se ne formano e se ne disgregano in continuazione. Se ce n’è anche di ebraiche, è normale.

Inutile, anzi, sconveniente citarne il potere, non puoi essere che un cialtrone complottista antioccidentale. Almeno come Moni Ovadia che, in merito all’accoglienza riservata a Netanyahu da parte del Congresso americano, ricorda si tratti di congreghe in cui sono presenti anche donatori cristiani e una percentuale considerevole di evangelici, capaci di incidere sui media e sulle campagne elettorali e dunque sull’establishment.

 . Rassegna genuflessi.

–       PNBCT: Vedrai che quando Trump passerà a trovare i cagnolini italiani, saranno tutti in rassegna a stringergli la mano.

–       Votatore: Certo. Giusto! Gli americani ci hanno tirato fuori dai tedeschi e ci hanno aiutato molto.

 . I buoni.

“Senza vaccino saremmo morti tutti o ci sarebbe ancora l’epidemia”, cantano in coro i votatori. “I novax, dovevano essere rinchiusi e vaccinati a forza”.

Al votatore sfuggiva e sfugge che sarebbe stato sufficiente iniettarlo ai deboli di sistema immunitario, che il nuovo intruglio non prevedeva l’arresto né la riduzione dei contagi, né si sapeva niente sul rischio genotossico e su quello oncogenico, che il libero consenso da sottoscrivere, per molti, era un ricatto a base di sottrazione del loro sostentamento economico, perpetrato con la menzogna che la pozione arrestasse la diffusione della malattia, che la longevità dell’efficacia dell’iniezione era perfino divertente, trattandosi di uno pseudo-vaccino. E ancora sfugge, che nessuno, lui per primo, ha porto delle scuse ai banditi chi non hanno voluto sottostare all’esperimento sociale.

 . I giusti.

È giusto o irrilevante sanzionare con censure e divieti di partecipazioni ad atleti, artisti e professionisti russi e bielorussi.

Meglio non interrogare il votatore sull’idea di fare altrettanto nei confronti degli statunitensi, perché – dice – l’Iran, come Putin, ci avrebbe distrutti.

 . Le doti.

Il votatore ha doti sorprendenti. In qualunque momento può saltar fuori a chiederti quali sarebbero le fuffe propagandistiche messe in circolazione dai giornalacci. Vuole proprio che gliele elenchi una ad una. Sarebbe facile soddisfare la sua curiosità, basterebbe passare in edicola e mettergli davanti le prime pagine dei giornalacci, ma non lo è affatto: non puoi chiedere alla rondine “com’è l’aria oggi”. “Aria? Quale aria?” risponderebbe. E giustamente.

 . La storia secondo il votatore.

Il votatore, che conosce alla perfezione le ragioni di Putin (non si sa se va di pari passo con quelle della cultura sciita-iraniana) chiede al PNBCT: “Le ritieni adeguate a giustificare quanto ha fatto in Ucraina?”.

Mi correggo, forse non le sa tanto bene. Non ha capito che c’aveva provato con le buone e lungamente con pazienza e ripetutamente a evitare l’avanzata della Nato, ad attendere il mantenimento delle promesse di autonomia del Donbass. Non ha capito che l’avevano messo all’angolo, che era questione di vita o morte per lui e per la Russia.

 . Ignaro manipolatore della manipolazione.

Quando fai presente al votatore che “Putin è morente”, che “Ha finito i missili”, che “L’economia russa è al collasso”, che “Punta a Lisbona”, che “I russi usano i chip delle lavatrici per far funzionare le armi elettroniche” e molti eccetera della medesima risma, non fa una piega. Serafico replica che si è trattato di analisi errate, assolutamente non deliberate manipolazioni dei giornalacci contro Putin, per fomentare il sostegno all’Ucraina.

 . Impressionante.

Il votatore sul tema NATO-Ucraina non ha considerazioni critiche da esprimere. Trova giusto il supporto di intelligence, di armamenti e di personale e non trova inopportuno che volesse portare i suoi cannoni al confine russo.

Pure sul progetto di balcanizzazione o indebolimento della Russia non ha niente da dire, tranne una cosa: “È un’assurdità” dice e prosegue, “Ma chi te lo ha detto?”.

Il votatore non collega i puntini del disegno Nato-Usa-egemonico. Perciò non vede le spallate allo smembramento della Jugoslavia e lo stupro della Serbia con lo strappo dal suo seno del Kosovo i Metohija per estendere le sue basi sempre più a oriente. Non vede perciò la stessa miccia di fondo appiccata in Ucraina a partire dal Maidan del 2014. Non la vedeva allora e non la vede neppure oggi, con l’Iran. Il votatore, a pensarci bene, fa impressione.

 . “Arrivano i nostri”. Sì, dappertutto.

Il votatore non fa una piega, mai, neppure quando gli mostri il lato oscuro della luna statunitense:

Cina 1945-46 | Siria 1949 | Corea 1959-53 | Cina 1959-53 | Iran 1953 | Guatemala 1953 | Tibet 1955-70 | Indonesia 1958 | Cuba 1959 | Repubblica democratica del Congo 1960-65 | Iraq 1960-63 | Repubblica Dominicana 1961 | Vietnam 1961-73 | Brasile 1964 | Congo Belga 1964 | Guatemala 1964 | Laos 1964-73 | Repubblica Dominicana 1965-66 | Perù 1965 |Grecia 1967 | Guatemala 1967-69 | Cambogia 1969-70 | Cile 1979-73 | Argentina 1976 | Turchia 1980 | Polonia 1989-81 | El Salvador 1981-92 | Nicaragua 1981-90 | Cambogia 1980-95 | Angola 1980 | Libano 1982-84 | Grenada 1983-84 | Filippine 1986 | Libia 1986 | Iran 1987-88 | Libia 1989 | Panama 1989-90 | Iraq 1991 | Kuwait 1991 | Somalia 1992-94 | Iraq 1992-96 | Bosnia 1995 | Iran 1998 | Sudan 1998 | Afghanistan 1998 | Jugoslavia/Serbia 1999 | Afghanistan 2001-2021 | Iraq 2002-03 | Somalia 2006-07 | Iran 2005 | Libia 2011 | Siria 2014 | Nigeria 2014 |

 . Preciso, scientificamente impeccabile.

Se per caso scrivi un dato impreciso o sbagliato, il votatore prima te lo fa notare e poi lo cavalca per inficiare l’essenza del punto di vista che stai esprimendo. A lui non interessa la costellazione di crimini statali per comporre il puzzle e trovare la foto di chi comanda il mondo e come, preferisce accanirsi sulla data o il nome impreciso che hai detto o scritto.

 . Puro.

Non dire al votatore che le guerre hanno motivi economici, non vorrai mica infangargli la purezza della ragione umanitaria? Non ha senso per lui che qualcuno, pur di vendere carri armati e armi d’ogni genere e prosperare, vada in giro a fare guerre in tutto il mondo per di accaparrarsi le fonti energetiche necessarie a sostenere la propria industria bellica.

 . Lui lo sa e tu no.

Bisogna ammetterlo, il votatore non legge solo giornalacci. Sennò non avrebbe l’informazione che “gli accordi di Istanbul, non erano affatto a un passo dal porre termine alla guerra in Ucraina”. Resta “interessante” – come è solito dire con sarcasmo – come mai, nel merito, non faccia mai cenno a Boris Johnson.

 . Non fa parte di noi.

Il votatore ha una passione che non può tenere segreta, sennò lo farebbe. Gli piace ripetere che “Spesso si bollano con ‘propaganda’ le narrazioni che non confermano la nostra lettura degli eventi o l’esito che riteniamo auspicabile”. Per poi chiosare con: “Confirmation bias”. (Gli piace citare il concetto in inglese, come fosse una novità. Saprà che si tratta della consapevolezza del pregiudizio – consapevole o occulto – che esiste da sempre o pensa sia un prodotto del progresso?).

Il dubbio che nel suo razionalismo analitico, da capello spaccato in quattro, il bias non trovi spazio, che lui possa esserne esente, non lo attraversa. Perché seguitare a ripetere in concetto altrimenti? Non riesce a concepire che il mondo senza la sua interpretazione non c’è.

“La nostra esperienza è indissolubilmente legata alla nostra struttura. [...] No possiamo separare la storia delle nostre azioni (biologiche e sociali) da come ci appare il mondo. [...] Lasciamo da parte l’abitudine di pensare che la nostra esperienza sia segnata da un marchio di indubitabilità, come se riflettesse un mondo assoluto. [...] Il fenomeno della conoscenza non può essere concepito come se esistessero ‘fatti’ od ‘oggetti’ esterni a noi che uno prende e si mette in testa”. (2)

Già, i fatti, quelli a cui la Gruber, replicando a Travaglio, diceva di attenersi mentre lo accusava di esprimere solo opinioni (3). Ma quali fatti? Quelle che la sua narrazione le faceva servizio ricordare? O anche gli accordi di Misk, con il cui rispetto da parte Nato-Occidente, il rischio di evitare la guerra si sarebbe alzato considerevolmente? E I fatti della Nuland? O le parole di questa: “Fuck the EU”, sono solo parole e non fatti?

. Recettore.

Il votatore avverte il pericolo iraniano. La sua antenna capta i tg e la sua argillosa immaginazione prende forma tra le mani dei vasai che legge: Corriere delle Fiabe “Teheran semina il caos”, da La Resprivata “Iran, il Golfo si infiamma”, da Il Tempio “L’Iran minaccia l’Europa”, da La Stamperia “La strategia del caos arma degli Ayatollah” e “Teheran minaccia l’Europa”. Ma non avverte niente di anomalo per il poco spazio dato alle bambine, alle maestre e al personale di Miab. Delle bombe sulle scuole non avverte il pericolo. Del doppio standard non si avvede e se si avvede riesce a dire l’impossibile: https://www.youtube.com/watch?v=fJm1UVPjZtI

 . Data di nascita della storia: 24 febbraio 2022.

Secondo il votatore, “Ridurre la percezione del ‘pericolo russo’ a pura retorica mi sembra difficile da sostenere alla luce di ciò che è accaduto dopo il 24 febbraio 2022”.

Viene da domandarsi come si può non capire niente fino a questo punto. E viene da domandargli se non sarebbe stato meglio preoccuparsi della minaccia degli Stati Uniti da ben prima del 24 febbraio 2022. Tempo perso.

 . Più geniale dei geni.

Nonostante le politiche europee – così scellerate che neppure Samuel Beckett, Göethe, Chaplin e Shakespeare sono arrivati mettere in scena qualcosa le rappresentasse – per il votatore le decisioni strategiche prese da governi molto diversi tra loro sono il vero indice del pericolo russo: “Germania vara un aumento monstre della spesa per la difesa. La Polonia pure. Finlandia e Svezia chiedono di entrare nella Nato, cambiando una linea strategica durata decenni. I Paesi baltici hanno rafforzato ulteriormente la presenza Nato sul proprio territorio. L’Ue ha per la prima volta finanziato l’invio di armi a un Paese in guerra”.

Neppure un sospetto per il votatore che si tratti di decisioni drammatiche più che strategiche, e neppure si tratti di decisioni prese da altri, estranee al sentimento popolare, nei confronti di un nemico, non solo inesistente, ma col quale avremmo potuto continuare ad avere buone relazioni diplomatico-commerciali e ponte verso l’Asia. Inesistente finché non gli togli la terra sotto i piedi. Esattamente ciò che stanno facendo le scellerate politiche europee.

 . Progresso.

Se accenni ad Epstein, il votatore non lascia cadere l’occasione per esprimere il suo sdegno estetico e il suo giudizio morale, entrambi dal carattere capitale. Poi concatena la sua serie di parole per prendere le distanze da quel genere di persone, da quel tipo di situazioni.

Ascoltandolo con attenzione si può constatare l’assenza di due elementi. Il primo, la distanza tra noi e le élite dei potentati privati e degli stati profondi, la conseguente evidenza delle loro trame che nulla hanno a che fare con i nostri interessi. Il secondo, distillazione del precedente, la certezza che qualunque strumento a loro disposizione – ora a partire dall’intelligenza artificiale e dagli algoritmi –, senza dubbio alcuno, sarà impiegato per spremere il resto del mondo. Ovvero che il destino del resto del mondo, sotto il loro controllo, dispone di un arbitrio in stile senso unico. Ma, se non vuoi finire rullato di cartoni (4) è meglio non sottoporgli tale concretezza.

 . Ci sono un inglese, un francese e un italiano.

“I governi decidono su prospettive, pericoli potenziali, alleanze, posizionamenti, su scala anche più ‘lunga’ della loro durata”. Se non fossero parole di un votatore dedicate al presente, penserei a qualche barzelletta della stirpe ci sono un inglese, un francese e un italiano...”.

 . Sempre l’inglese, il francese e l’italiano, anzi, il russo.

Per il votatore “avere a cuore i russofoni residenti all’estero, per i paesi che li ospitano è sinonimo di alto rischio d’invasione russa”. “Cuore russofono” dice, non cuore russofono vessato. Al votatore, a volte, sfuggono i particolari.

 . Nient’altro al di là della luce del giorno.

Diversamente dal votatore della vulgata quello di lignaggio superiore ammette l’influenza delle lobby, tuttavia conclude che “è piuttosto irrealistico che dettino l’agenda delle cancellerie di mezza Europa”. Ma povero! Non vede e non sente quanto in merito ai ricatti economici, militari, di spionaggio con cui le cancellerie devono fare i conti e non si è accorto che la politica è una merce e che i mercati non sono degli stati ma dei privati. “Quali ricatti? Quali privati?” chiede sereno. Cosa mostrare al cieco? Cosa dire al sordo?

 . Bmw über alles.

–       Qual è il sinonimo di votatore?

–       Atlantista!

–       Perché?

–       Perché crede alle ragioni umanitaristiche per le stragi continue di interi popoli”.

–       Ma dai!

–       Eh sì. Ha creduto all’antrace di Powell, ai talebani terroristi internazionali, alle bombe nucleari iraniane, agli intenti imperialisti della Russia. Il votatore ha la tessera della grande famiglia dell’esportazione della democrazia, della difesa dei diritti umani. È soddisfatto che qualcuno sfondi i confini di altre culture a favore della libertà delle donne. Per quelli non sfondati chiude un occhio per seguitare a fare il pieno alla sua Bmw.

–       Allora è anche sicuro che il popolo iraniano, come prima avevano fatto quelli della Libia, dell’Iraq, dell’Afghanistan e così via, è felice delle bombe israelo-statunitensi?

–       Senza dubbio alcuno. È sereno, perché gli esperti sapranno che fare. I giornalacci glielo hanno confermato più volte in più occasioni.

 . C’è qualcosa che non va.

Il votatore applaude Starmer, Merz e Macron, il corifero trio ora in cima al podio dei vigliacchi che annuncia al mondo: “Riaffermiamo il nostro impegno per la stabilità regionale e la protezione dei civili”, risparmiandosi di citare l’attacco Usa-israeliano, ma senza dimenticare di ricordare l’aggressione iraniana alle basi americane del golfo. C’è qualcosa che non va.

 . Dotta citazione.

Sul silenzio italiano in merito alle decine di basi americane e sulle loro bombe nucleari sul nostro territorio non ha nulla da dire, anzi, le considera una fortuna, per quando la Russia ci attaccherà. Per arrivare a tali sublimi pensieri, non basta la fortuna di nascere geniali, serve studiare e lui sa su quali testi impegnarsi. Per questo è certo che per il genocidio di Gaza si è trattato di legittima difesa del popolo eletto da Dio. Un precedente importante che ha subito riesumato nei confronti dell’Iran, del quale non sa nulla, tranne che si tratta di un “paese canaglia”.

 . Prendere e tralasciare.

Ma resta comunque geniale. Il votatore segue la vicenda della famiglia del bosco stracciata dalla legge italiana, senza naturalmente chiedersi se il diritto abbia un che d’umanamente indegno. Tralascia invece la questione Epstein tanto da non sospettare che l’amico Donald sia costretto a fare quanto sta facendo in cambio di un salvacondotto che lo sottragga alla gogna mondiale.

 . Il migliore dei mondi possibili.

Il votatore non ha mai nulla da dire contro l’Occidente, contro i mercificati valori, contro la natura mortifera umana e naturale del capitalismo, che oltre a denaro per qualcuno produce rifiuti e malattie per tutti e ora anche alienazione digitale. È la verità. Se gliene accenni, la risposta è certa. “Vai tu a vivere in Russia, in Cina, in Asia”. Oppure, “Sei un luddista”.

Nessuna sorpresa. Il votatore, spesso, più che creativo è replicativo. Che colpa fargliene? Sarebbe come dire a un ciccione che è ciccione.

 . Secondo Andrea Zokh, e non solo.

“L'Occidente è uno stupratore seriale che accusa le vittime di averle provocate con i propri cattivi costumi, le violenta, e se poi non accolgono di buon grado lo stupro, le uccide. Pensare di essere nella posizione di fare le pulci agli Ayatollah o a chiunque altro è patetico. Qualunque tradizione spirituale, fosse pure il culto della dea Kalì, è meno spregevole di quella all'interno della quale ci è capitato di vivere”. 

A questo punto vorrei vedere la faccia del votatore.

 . Forse la vetta più alta.

Non c’è pace. Il votatore si batte per un voto allo status quo che gli viene da dentro. Come altrimenti spiegarsi il suo “inaudito” davanti all’attacco iraniano alle base americane nel Golfo?

 . Ma questa non è la più bassa.

“Ma dai, che fai? Non divagare”, dice il sobrio votatore allo stupido complottista, “restiamo con i piedi per terra, anzi in acqua, guarda il Mediterraneo in fiamme, per colpa dell’Iran”.

Morale: al votatore puoi togliere la terra sotto i piedi che al massimo arriccia il naso, ma non quelle sotto le urne, “sennò – ripete – poi comandano gli altri”.

 . Senza titolo, con molta tristezza.

Ecco, guarda il mondo, guarda dove ci hanno portato le sue urne, dove ci ha portato la sua democrazia. Sarebbe stato meglio avessero davvero vinto gli altri.

 . Sull’onta votatoria.

Per chi desidera prolungare la surfata dell’onda – o onta? – votatoria:

–   https://luogocomune.net/geopolitica/10-domande-a-giorgia-meloni-da-parte-di-un-cittadino-qualunque

 . Dalle vette gli orizzonti.

Questa la calda, accogliente catena di vette del votatore, che si estende ad occidente. Dalla cima di ognuna di esse se, invece di bearsi calcandole, si guardasse intorno e lontano, non scorgerebbe magnetiche e brumose vallate astensionistiche, ma profili di consapevolezza politica, per raggiungere i quali dovrà liberarsi dallo status quo del votatore, quel genere di sindrome che abitua al peggio. O stiamo andando sempre meglio?

–       ­­“Disfattista”, disse il votatore.

–       “Perché guardi me”, rispose il complottista. “E non il fuochista?” Chiese.

–       “Quale fuochista?” Domandò sorpreso il votatore.

 Note

.1 Giorgio Gaber, Anche per oggi non si vola, 1974-75.

.2 Humberto Maturana e Francisco Varela, L’albero della conoscenza. Le radici biologiche della conoscenza, Sesto San Giovanni (Mi), Mimesis, 2024, pp. 41, 42, 43.

. 3 https://www.youtube.com/watch?v=ByTh7Rnh9rU&t=1

. 4 Skiantos, 1979, Kinotto, Ti rullo di cartoni.