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La dollarizzazione dell'"Emisfero occidentale"

di Mario Lettieri e Paolo Raimondi - 15/03/2026

La dollarizzazione dell'"Emisfero occidentale"

Fonte: Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Nella sottomissione dell’”Emisfero Occidentale” al volere e al potere di Trump, e in futuro di chi comanderà gli Stati Uniti, si cela anche il progetto della dollarizzazione nei paesi delle Americhe. Il progressivo uso del dollaro nella vita di questi paesi suggellerebbe la loro dipendenza e la loro sudditanza alle politiche di Washington. Si andrebbe ben oltre l’utilizzo del dollaro come moneta di riserva, che in questo ruolo è ancora dominante a livello mondiale, e ovviamente come strumento primario nei pagamenti internazionali.

L’intento è chiaro. Basta leggere il testo del National Security Strategy 2025 dedicato al controllo statunitense, totale e indiscusso, dell’”Emisfero Occidentale”.

“Gli Stati Uniti daranno priorità alla diplomazia commerciale per rafforzare la propria economia e le proprie industrie, utilizzando dazi e accordi commerciali come potenti strumenti. L'obiettivo è che le nazioni partner rafforzino le proprie economie nazionali, mentre un emisfero occidentale economicamente più forte e avanzato diventa un mercato sempre più attraente per il commercio e gli investimenti americani. Il rafforzamento delle catene di approvvigionamento critiche in questo emisfero ridurrà le dipendenze e aumenterà la resilienza economica americana. I legami creati tra l'America e i nostri partner andranno a vantaggio di entrambe le parti, rendendo al contempo più difficile per i concorrenti non emisferici aumentare la propria influenza nella regione. E pur dando priorità alla diplomazia commerciale, lavoreremo per rafforzare le nostre partnership in materia di sicurezza, dalla vendita di armi alla condivisione di intelligence e alle esercitazioni congiunte.”, afferma il documento. E aggiunge:”Vogliamo che queste nazioni ci considerino il loro partner di prima scelta e (attraverso vari mezzi) scoraggeremo la loro collaborazione con altri.”.

Con “gli altri” Trump ovviamente si riferisce alla Cina ma soprattutto all’Unione europea e ai singoli paesi europei. I nostri governi forse non l’hanno ancora capito o fanno finta di non capire, ma è l’Europa il vero concorrente da scoraggiare “attraverso vari mezzi”. La Spagna, che ha un rapporto storico e culturale profondo con i paesi dell’America Latina, l’ha ben capito.

Si sostiene che utilizzeranno tutti i mezzi di intelligence, “dal controllo di installazioni militari, porti e infrastrutture chiave all'acquisto di asset strategici”, “utilizzando la leva finanziaria e tecnologica degli Stati Uniti” per mettere fuori gioco i concorrenti e indurre i paesi dell’emisfero a rifiutare ogni altra assistenza.

In quest’ottica si afferma che “il governo degli Stati Uniti individuerà opportunità strategiche di acquisizione e investimento per le aziende americane nella regione”. I settori chiave sono l’energia, le telecomunicazioni e i minerali critici, “intraprendendo ogni sforzo per espellere le aziende straniere che costruiscono infrastrutture nella regione”.

Non si parla apertamente di dollarizzazione ma è chiaramente sottinteso. La dollarizzazione dell’emisfero è un processo già in corso. Si ricordi che nel 2000 il Senato americano iniziò una discussione sull’argomento. Non significa però che quei paesi adotteranno in tempi brevi il dollaro come loro valuta al posto delle monete nazionali. Il dollaro verrà utilizzato per tutte le operazioni di investimento delle imprese americane, di valutazione delle risorse naturali, come il petrolio, sfruttate dagli Usa, e nei commerci verso e dagli Stati Uniti. In tutte queste operazioni le valute locali non avranno alcun ruolo!

Quello che sta succedendo in Venezuela dopo l’intervento militare Usa, il golpe e la rimozione di Maduro ne è la prova. Il petrolio venezuelano è gestito in dollari, direttamente da imprese americane. E’ l’esempio che sarà ripetuto in tutti gli altri paesi, a cominciare da quelli più deboli e già dipendenti politicamente da Washington.

A tutt’oggi solo l’Ecuador, El Salvador e Panama hanno adottato il dollaro come loro moneta nazionale. L’Argentina di Milei sopravvive grazie alle iniezioni di dollari. Si parla di un piano per costringere il Venezuela ad abbandonare il bolivar e rimpiazzarlo con il dollaro, ma non è un’operazione fattibile fintanto che il paese è devastato dall’inflazione. Nessuno a Washington vorrebbe “importare” l’inflazione e l’instabilità monetaria e sociale delle altre economie. In ogni modo, controllare con il dollaro gli investimenti, le risorse strategiche e i commerci è sufficiente per guidare le politiche e le economie dei governi dell’emisfero.

Al riguardo Trump ha convocato a Washington i capi di governo di Argentina, El Salvador, Ecuador, Costa Rica, Cile, Bolivia, Repubblica dominicana, Panama, Paraguay, Honduras, Guyana e Trinidad e Tobago. L’argomento principale è la realizzazione della strategia per l’emisfero contenute nel National Security Strategy. Interessante notare la mancanza del Messico, del Perù e del Brasile. Nel Perù sono in corso una crisi e una destabilizzazione politica. L’ordine americano è di rompere gli accordi peruviani con la Cina riguardo a Chancay, il più importante scalo portuale della costa pacifica inaugurato nel 2024.

Il Brasile è uno dei fondatori del gruppo dei Brics, ha parecchi problemi sociali ma una popolazione di oltre 220 milioni di abitanti, un esercito preparato, settori avanzati di alta tecnologia e riserve importanti di risorse strategiche. Ha una proiezione planetaria e importanti paesi amici. Trump ha più volte dichiarato la sua guerra personale contro i Brics e la possibilità che accantonino il dollaro nei loro commerci.

Il Brasile è troppo grande e forte per affrontarlo di petto. Trump intende prima isolarlo nel continente per poi passare all’attacco con “vari mezzi”. Sulla carta gli sembra tutto facile, ma nella realtà egli rischia di schiantarsi come sta avvenendo con i dazi. Crediamo che, prima o poi, le tiepide fibrillazioni del mondo MAGA esploderanno anche nell’intera società americana.

*già sottosegretario all’Economia ** economista