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Donald Trump: anche la follia è decaduta

di Antonello Cresti - 06/04/2026

Donald Trump: anche la follia è decaduta

Fonte: Antonello Cresti

Quando vediamo un presidente degli Stati Uniti (Biden) stringere mani nel vuoto,
o un altro (Trump) trasformare il proprio ruolo in un flusso incessante di post violenti e deliranti, la tentazione è quella di liquidare tutto come semplice anomalia.
Non lo è.
Il legame tra follia e potere non è un incidente della storia.
È una costante.
Da Caligola a Eliogabalo, fino ai sovrani assoluti e ai leader moderni,il potere ha sempre sfiorato una dimensione di eccesso, di alterazione, di rottura rispetto alla norma.
Michel Foucault lo aveva intuito: la follia non è solo una patologia, ma una linea di confine,
un punto in cui il potere misura - e spesso perde - il senso del limite.
Chi detiene il potere vive in una condizione strutturalmente anomala:
non ha più contraddittorio reale,
non incontra resistenza, non è costretto alla misura.
E dove manca il limite, la realtà stessa si deforma.
Per questo la follia del potere, nella storia,
ha avuto spesso una forma paradossalmente “alta”: eccessiva, crudele, teatrale, ma dotata di una sua coerenza.
Oggi, invece, qualcosa è cambiato.
Non perché il potere sia diventato più razionale.
Ma perché è diventato più povero.
Ai vertici del mondo non troviamo più nemmeno una follia tragica o grandiosa.
Troviamo una sua versione degradata:
smarrimento, automatismo, comunicazione compulsiva.
Non è più la follia del sovrano.
È la dissoluzione del ruolo.
Come affermo in "Cultura Sovranista",
quando una civiltà perde il senso della forma,
non decadono solo le istituzioni o l’arte:
decadono anche le sue deviazioni.
Anche la follia, privata di struttura e di significato, si svuota.
Non è più eccesso.
È rumore.
E questo è, forse,
il segno più preciso del nostro tempo.