"L'opinione pubblica non ci interessa"
di Maurizio Murelli - 25/03/2026

Fonte: Maurizio Murelli
Premessa necessaria. Non è mai stata mia intenzione quella di propormi come modello da imitare relativamente alle modalità che mi caratterizzano nel condurmi nell’agone politico-sociale. Del resto ci sono fin troppi “maestri” che, a volte sottotraccia altre esplicitamente, portano in evidenza la propria biografia e il proprio comportamento sollecitandone plauso e imitazione. Non cerco approvazione e imitazione, tuttalpiù riflessione.
Relativamente al recente referendum non ho detto una sola parola. Non ho mai votato in vita mia e quando a vent’anni sono stato condannato all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, interdizione che mi impedisce di votare, quella condanna me la sono appuntata al petto come una medaglia. Negli anni più volte sono stato sollecitato a richiedere la revoca di quella “disposizione”. Ho sempre rifiutato perché non ho nulla da piatire a questo Sistema che disconosco fin dalle radici. Per la stessa ragione di fondo, per quanto sollecitato da avvocati amici e persone care, non ho mai formulato querele quando mediaticamente pesantemente infamato: non ritengo di dover chiedere giustizia ai tribunali di un regime che disconosco. Sarebbe per me una contraddizione.
Quindi, prima di tutto io non voto e mai voterò, ritenendo tra l’altro il suffragio universale un’aberrazione; in secondo luogo, poi, non ritengo che questo Sistema sia riformabile attraverso gli strumenti che graziosamente concede. Del resto, come acutamente ebbe a dire (pare) Mark Twain, "Se votare servisse a qualcosa, non ce lo lascerebbero fare".
Stante questa mia posizione, non aveva senso che mi esprimessi sul referendum “sulla giustizia” (sic!), ma aggiungo anche che l’esito non modificherà di uno iota le dinamiche di potere. Nel merito, come nota di colore avendo affrontato svariati processi, posso dire che sarebbe quanto meno una questione estetica, più che di igiene, che il PM avesse i suoi uffici lontani dal tribunale, che gli fosse applicata una cavigliera elettronica per segnalare ogni volta che vi accede quando non deve presenziare al dibattimento processuale, e che, in caso di trasgressione, venisse arrestato e mandato in una miniera sarda a spalar carbone. La condivisione degli spazi tra PM e GIP è atto osceno in luogo pubblico e mi pare che l’atto osceno sia a tutt’oggi punibile dal codice penale.
Ma veniamo al dunque di questo mio scritto. L’immagine che pongo a commento l’ho vista girare in tante bacheche, in molte delle quali si sostiene che Meloni sia stata punita dal voto referendario per il suo sostegno all’Ucraina. Io non credo affatto che i due o tre milioni di giovani che hanno votato contro Meloni l’abbiano fatto per il suo sostegno all’Ucraina – che di questo si è trattato: voto contro Meloni, non sul merito della riforma. Se ai giovani si chiede quale sia uno solo degli articoli della Costituzione interessati dalla riforma non sanno rispondere (esperimento che ho personalmente effettuato). Ciò che appare orribile ai giovani e ha reso loro indigesto il Presidente del Consiglio è stato il suo comportamento relativo al massacro di Gaza e alle elucubrazioni trumpiane in merito. Pur restando la gran massa dei giovani refrattaria alle tematiche politiche, geopolitiche, economiche, senza dubbio una quota parte consistente, davanti alle immagini che giungevano da Gaza e alle porcate ivi commesse dall’esercito israeliano, è stata emotivamente coinvolta. Come per il passato (Vietnam e Cuba per esempio) quel tipo di accadimenti catalizza l’idealismo dei giovani. Per Gaza si sono riempite le piazze, i social sono andati in overdose di indignate prese di posizione. Non c’è bisogno che mi dilunghi su quel che è accaduto, lo potete ricordare da soli. Sta di fatto che l’atteggiamento assunto da Meloni è stato recepito come mostruoso, e folle l’accondiscendenza verso Trump. Disprezzo e odio per cui contro il governo Meloni ci si doveva mobilitare per punirla. Certo, c’è poi anche una piccola quota parte di avversione per la sua posizione russofoba e filoucraina di cui i veri responsabili sono i suoi consiglieri, in primis Fazzolari, come ho avuto modo di spiegare in un precedente post. Ma tutto sommato sulla questione russo-ucraina e anche USA-Iran c’è, se non freddezza, sicuramente tiepidezza.
Sarà reversibile questa partecipazione giovanile alle prossime elezioni politiche? Credo di no. Si è determinato un blocco giovanile ostile che potrebbe anche aumentare di portata se il conflitto mediorientale prenderà una piega catastrofica. La destra neoliberista, atlantista e filoamericana non ha alcuna carta da giocare sul terreno della mobilitazione ideale: “morire” per l’Ucraina, Israele, gli USA e la UE? Qualsiasi giovane, per quanto dai bassi orizzonti politici e geopolitici non può far altro che rispondere: “Anche no, grazie”. E Meloni & C. può anche far piovere pepite d’oro: il pur limitato idealismo giovanile dei tempi che stiamo vivendo, davanti allo scempio di cui Meloni viene ritenuta partigiana e corresponsabile, permarrà reattivo. Del resto a lei "dell'opinione pubblica non interessa niente". Certo, poi forse verranno Conte e la Schlein, negli USA un surrogato di Biden, e se non tutto uguale sarà pure peggio.
Per ora godetevi il mercato delle chiacchiere post referendarie e auspicate un salvifico asteroide sui palazzi del potere.
