Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / "Americani dentro, russi fuori e tedeschi sotto". Come l'Europa si è condannata all'irrilevanza.

"Americani dentro, russi fuori e tedeschi sotto". Come l'Europa si è condannata all'irrilevanza.

di Antonio Terrenzio - 13/05/2026

"Americani dentro, russi fuori e tedeschi sotto". Come l'Europa si è condannata all'irrilevanza.

Fonte: Antonio Terrenzio

Luca Caracciolo in un editoriale https://www.ariannaeditrice.it/articoli/quale-sara-il-futuro-della-nato-in-europa su La Repubblica si chiede se il principio pronunciato da Lord Ismay, alto diplomatico militare britannico nonché primo Segretario della NATO (dal 1952 al 1957) resti ancora valido in questo momento di transizione storica e di crisi dell'impero Americano. La criticità maggiore del sistema Imperiale statunitense è quella che devono affrontare tutti gli imperi della storia. I costi sempre più alti della sua gestione di fronte ad una inflazione galoppante e ad una necessità di controllare i "choke points" (gli snodi marittimi e le rotte commerciali), e soprattutto gli idrocarburi come il petrolio, fondamentali per mantenere la centralità del dollaro nel sistema finanziario Internazionale. In questo quadro dove i costi si fanno sempre maggiori, gli Usa devono appaltare la difesa dell'Europa agli europei stessi. La minaccia russa viene interpretata come una male necessario per scaricare le responsabilità della difesa militare sui Paesi Europei e vendere loro armi per i sistemi di difesa.

Pertanto il recente annuncio del ritiro di 5000 mila uomini dal territorio tedesco, rappresenta più una minaccia dal carattere simbolico che una reale volontà degli USA di disimpegnarsi dal vincolo Atlantico. Per quanto Caracciolo e vari osservatori continuino a rilanciare l'Idea di una NATO obsoleta e degli yankees in procinto di lasciare l'UE a se stessa, essi non comprendono che tale obiettivo è ben lungi dalla volontà del Congresso e del Pentagono. Gli USA vogliono sfilarsi dalle responsabilità dell'alleanza pur mantenendo un'autorità fattuale nella direzione strategica del conflitto contro Mosca. Non saranno certo loro a morire per i Baltici, semmai i tedeschi che in Lituania stanno dispiegando soldati ed andamenti (5000 uomini entro il 2027). Una Nato senza marines americani ma saldamente a trazione atlantista. Così come non devono ingannare le parole ed il gioco diplomatico che Donald Trump e falchi neocon inscenano di una volontà di giungere ad una soluzione di pace con la Federazione Russa. In questo Usa ed Europa giocano al poliziotto buono e a quello cattivo. Gli americani fanno pressioni su Zelensky ad impegnarsi per arrivare ad un compromesso sui territori occupati dai russi e gli Europei intransigenti che premono per un ritiro militare russo senza condizioni. 
Il riarmo tedesco ed europeo sono il capolavoro strategico della Casa Bianca, il centro imperiale che scarica sulle province i costi del proprio dominio. Per cui l'idea di non poter più contare sugli americani, come si sente ripetere, non si traduce nel dover fare da soli e dovere maturare una propria autonomia strategica. Il principio espresso da Lord Ismay rimane identico dalla sua formulazione ad oggi. Europei e russi devono continuare a rimanere divisi, energeticamente ed economicamente e la NATO rimarrà solo superficialmente quel "cadavere" che ha finito di svolgere una propria missione storica e geopolitica. Le priorità degli Usa così come le direttive strategiche rimangono immutate e sono consustaziali alla proiezione dell'impero Oceanico. Per garantire tale disegno l'assenza di leadership Europea e la sua mediocrità strutturale sono perfettamente funzionali al disegno strategico a stelle e strisce. Gli americani sanno benissimo che il dominio sul globo passa attraverso il controllo del Vecchio Continente, tenuto necessariamente disunito, ma non fino al punto di rischiarne la frantumazione. L'antemurale Baltico con polacchi e nordici a sostegno, serve proprio a questa finalità. Pertanto Russia ed Europa devono continuare a rimanere lontane sine die per evitare quel sodalizio geopolitico temuto come la peste dai falchi e dai generali statunitensi. 
La stanchezza russa 
Quanto ai russi, la parata del 9 maggio celebrata in toni meno trionfali e senza carri ed armamenti pesanti in piazza rossa, ma solo con la marcia di soldati e cadetti, segna una stanchezza che comincia ad essere palpabile dagli apparati militari alla società russa. Quattro anni anni di guerra ed uno "stallo" militare che in Europa è stato subito letto da sedicenti cremlinologhe come Anna Zafesova e dal giornalismo mainstream come segno inequivocabile della crisi della verticale di potere russa. Voci di colpi di Stato imminenti ad opera della cerchia dei generali del Cremlino veri o presunti, sono strumenti di guerra dell'informazione per screditare agli occhi del pubblico occidentale e liberale la leadership Putiniana ormai alle corde. La Russia viene considerata da Baltici e Polonia nemica esistenziale ed il proseguimento delle ostilità serve a loro per chiudere un contenzioso con la Russia che dura da secoli e che il conflitto ucraino ha solo riacceso. In seconda linea dopo gli ucraini ci sono loro e non è detto che se le cose dovessero andare ancora per le lunghe il Baltico non passa diventare un prossimo teatro bellico. Lo caduta di droni ucraini deviati dall'esercito russo e che hanno colpito raffinerie in Lettonia sono il segnale che la tensione si sta sta gradualmente innalzando nei Paesi Baltici, sempre più esposti nel conflitto ucraino. Dietro gli Scandinavi con i Britannici a dirigere le ostilità. Del tutto incomprensibile invece la volontà di francesi e tedeschi di non voler trovare un accordo con il Cremlino nonostante la crisi energetica stia letteralmente devastando le loro economie e quelle dei Paesi dell'UE. L'ultima proposta russa di una ripresa dei colloqui diplomatici con la mediazione dell'ex consigliere di amministrazione Gazprom, Gerard Schroeder, immediatamente respinta e declassificata come strumento di "guerra ibrida russa", testimonia la mancanza di disponibilità al dialogo oltre che all'assenza di interlocutori credibili tra i vertici della attuale politica tedesca, se si deve ricorrere ad un vecchio esponente della "Ostpolitik". Un atteggiamento suicidario che può spiegarsi solo con la volontà delle cancellerie europee di vedere nella Russia il classico spauracchio esterno per scaricare le tensioni interne generate dal fallimento progettuale dell'Unione Europea. Tali motivazioni non giustificano una volontà di riarmo così massivo, quando basterebbe riaprire dialogo e forniture energiche con Mosca per uscire e ridare ossigeno alle economie europee. Più semplice pensare che le leadership europee siano diretta espressione del vecchio mondo Dem-Necon che persegue l'agenda di guerra ad oltranza alla Russia ed al mondo multipolare. Cosa che Caracciolo si guarda bene dal sottolineare, riducendo tutto ad una cecità  che in realtà è linea politica intenzionale. L'agonia dell'economia europea, la chiusura di imprese, il taglio dei servizi ed i prezzi alla pompa di benzina sempre più elevati fungono anche come strumento di austerità psicologica sui cittadini dell'UE , oltre che economica. 
Il riarmo della Germania 
La Germania vuole riemergere come egemone europeo. L'obiettivo del Bundestag è quello di diventare prima potenza militare convenzionale entro 2039. Un obiettivo che nasce dall'urgenza di porre rimedio alle disastrose politiche green che con il flop delle auto elettriche ha costretto la Germania ad una ricoversione nell'industria militare. Non tutti i mali vengono per nuocere e a Berlino hanno preso la palla al balzo per rilanciare una politica di riarmo in grande stile con un piano enorme di investimenti da quasi 1000 miliardi. I germanofobi ed i più catastrofisti vedono in ciò un revival di uno scontro che ha anteposto la Germania nazionalsocialista alla Russia sovietica. Ma se a Berlino non sono così folli ed hanno imparato qualcosa dalla storia è che una guerra con la Russia distruggerebbe entrambi i contendenti fino a un punto di non ritorno con l'utilizzo delle armi atomiche da parte di quest'ultima. Se la Germania vuole tornare ad avere voce in capitolo ed evitare disastri i  come quello del North Stream causatole dagli americani per mano ucraina, deve assolutamente riprendere un ruolo di potenza militare. Un modo per compensare non solo la leadership militare di Parigi, ma anche dei Polacchi e dei Baltici che dettano l'agenda delle politica estera e della difesa Europea. 
Come ricorda infine Caracciolo:"La necessità del primato militare è legittimata a Berlino dalla tesi per cui la Russia “resta la massima minaccia strategica per l’Europa”. Fino a quando? Forse fino al giorno in cui l’AfD, il partito neonazionalista filorusso che i sondaggi vogliono in cima alle preferenze dei tedeschi, andrà al governo." E qui veniamo al punto cruciale. Le classi dirigenti europee con le loro politiche folli e scellerate su immigrazione, green e taglio energetico dalla Russia, stanno preparando il terreno per una svolta politica che ne sancirà la fine. E non servirà arrestare tutti i leader sovranisti come fatto in Romania o deporre Governi patrioti come quello di Orban. Quando si mettono in moto certe dinamiche della storia si assiste solo all'inzio della fine, si spera solo che ciò avvenga il prima possibile e che l'Europa decida il suo destino da sola. Non di certo con questi attori che hanno deciso di umiliarla e condannarla a periferia dell'Impero americano.