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5000 culture umane

di Guido Dalla Casa - 08/04/2026

5000 culture umane

Fonte: Guido Dalla Casa

Premesse

  Sono esistite sulla Terra circa 5000 culture umane. Per fare qualche considerazione sintetica, le divideremo in tre gruppi, con tutte le approssimazioni del caso:

-        Quelle che hanno come fondamento delle origini la Genesi dell’Antico Testamento (Occidente giudaico-cristiano, Islam, ebraismo). La loro visione del mondo è di solito basata su dualismi molto netti;

-        Quelle di derivazione orientale (Induismo, Buddhismo, Jainismo, Taoismo, ecc.)

-        Quelle “naturali”, che una corrente dell’antropologia tedesca chiama naturvolks (popoli della Natura); di solito hanno una visione del mondo ispirata all’’animismo.

Dall’Antico Testamento

  Queste culture hanno come caratteristica alcuni dualismi nettissimi e pericolosi: Dio-mondo (da cui deriva anche l’attuale materialismo dell’Occidente), uomo-Natura, mente-materia, vincere-perdere, credente-ateo, e molti altri. Considerano il tempo in modo assoluto e lineare, dal passato verso il futuro, da cui consegue l’idea del progresso e quindi l’autoproclamazione di superiorità rispetto agli altri modelli culturali e la conseguente pretesa di inglobarli o distruggerli, spesso per “aiutarli”. Hanno inventato il concetto di civiltà e considerano come “primitive” le culture del terzo gruppo, che “non lasciano tracce nella storia”.

  E’ da queste culture che provengono gli evidenti guai del mondo moderno, anche perché hanno praticamente invaso l’umanità, avendo l’idea fissa della supremazia e spesso dell’espansione. Di solito si danno da fare per modificare il mondo, in sostanza  mettendo materia inerte al posto di sostanza vivente. Non si vogliono rendere conto della posizione che occupa la nostra specie nella Biosfera, quella di un tipo di cellule in un Organismo, mentre molte altre ne avevano una discreta percezione, anche se spesso coperta sotto la forma di miti o tabù religiosi.

    Non sono bastati Copernico e le successive conoscenze cosmologiche, né l’evoluzione biologica, né gli studi di Konrad Lorenz per farci capire che la Vita è unica, che “mettere l’uomo al centro” è stato l’errore che ci ha portato all’attuale tragica situazione della Terra. Si noti che su questi temi tutte le cosiddette grandi ideologie in lotta del secolo ventesimo non differiscono di una virgola. Da queste culture provengono in gran parte le guerre attuali e il probabile prossimo collasso.

  Sarà bene ricordare che con l’espressione “cultura giudaico-cristiana” si intende indicare la tradizione quale si è sviluppata negli ultimi 15-20 secoli dando luogo alla civiltà occidentale, senza assolutamente convalidare l’idea che questa cultura si sia ispirata all’insegnamento di Cristo. Al contrario, l’insegnamento di Cristo ha contestato profondamente e radicalmente le concezioni del Vecchio Testamento: la prova più evidente è che Egli fu condannato a morte proprio per questo. L’aver fatto apparire le parole di Gesù come una specie di continuazione della tradizione precedente di quelle terre medio-orientali è stata una interpretazione del tutto particolare dei secoli successivi.  L’insegnamento di Cristo è più vicino alle visioni del gruppo “orientale”, ricordando che una delle basi del Buddhismo Mahayana è l’”amore compassionevole verso tutti gli esseri senzienti”. Forse il messaggio di Cristo era un tentativo per portare il Buddhismo in Occidente: infatti ha in comune con esso idee fondamentali, come l’accettazione, il distacco dalle cose del mondo, l’amore universale, l’inutilità delle istituzioni, l’estinzione del desiderio, ecc.

  Qualche singolo studioso dell’Occidente si è reso conto di quanto detto sopra. Riportiamo qualche citazione:

  Se mettete Dio all’esterno e lo ponete di fronte alla sua creazione, e avete l’idea di essere stati creati a sua immagine, voi vi vedrete logicamente e naturalmente come fuori e contro le cose che vi circondano. E nel momento in cui vi arrogherete tutta la mente, tutto il mondo circostante vi apparirà senza mente e quindi senza diritto a considerazione morale o etica. L’ambiente vi sembrerà da sfruttare a vostro vantaggio. La vostra unità di sopravvivenza sarete voi e la vostra gente o gli individui della vostra specie in antitesi con l’ambiente formato da altre unità sociali, da altre razze, dagli altri animali e dalle piante.

Se questa è l’opinione che avete sul vostro rapporto con la Natura e se possedete una tecnica progredita, la probabilità che avete di sopravvivere sarà quella di una palla di neve all’inferno. Voi morirete a causa dei sottoprodotti tossici del vostro stesso odio o, semplicemente, per il sovrappopolamento o l’esagerato sfruttamento delle risorse.

                          (Gregory Bateson, “Verso un’ecologia della mente”,  Adelphi, 1976)

Se volete, potete chiamare Dio le forze sistemiche.       (Gregory Bateson)

Gregory (Bateson) ammise che la Mente associata al Sistema Totale assomigliava molto all’idea di un Dio Immanente.          (Fritjof Capra, “Verso una nuova saggezza”, Feltrinelli, 1988)

  Invece del Dio-Persona distinto dal mondo e giudice delle azioni umane, troviamo il Dio-Natura immanente in tutte le cose, e quindi anche in noi stessi, che ne siamo partecipi. La Divinità osserva sé stessa anche attraverso gli occhi di una marmotta, o di una formica, o l’affascinante e misteriosa sensibilità di un albero.       (da “L’Ecologia Profonda”, Mimesis, 2011)

 L’uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile, senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando. (Hubert Reeves)

“Ogni vita, la mia e quella di un albero, è parte di un tutto dalle mille forme che è la vita. Scopo della vita è mantenere l’armonia del mondo. Il tempo è ciclico.”

“Il male del nostro tempo è che abbiamo messo la materia al centro di tutto, e non vediamo altro che la materia.”                                                                   (Tiziano Terzani)

 

Verso l’Oriente?

  Caratteristiche di molte culture orientali è l’accettazione del mondo naturale e una visione del mondo non-dualistica. Negli ultimi decenni ci sono state numerose istanze nate nel mondo occidentale che hanno tentato un avvicinamento a queste premesse, ma sono ancora in minoranza e con scarse conseguenze sul comportamento generale.  

 In particolare:

- Sono passati più di quarant’anni dalla pubblicazione de Il Tao della Fisica, notissimo libro di Fritjof Capra, in cui si descrivevano le notevoli somiglianze fra la fisica quantistica e le concezioni di molte filosofie orientali;

- Dal 1900 al 1930, più o meno, sono avvenuti rivolgimenti del pensiero scientifico conseguenti a formulazioni teoriche, sempre confermate: tale modifica è tuttora in corso e procede molto lentamente. Come esempi: Secondo la fisica quantistica, è impossibile, anche in linea teorica, separare il fenomeno dall’osservazione: il dualismo mente-materia scompare. L’indeterminazione applicata al binomio massa-tempo (o energia-tempo) ha portato a formulare il concetto di vuoto quantistico: non esiste alcuna particella né entità stabile, c’è solo una specie di Vacuità creativa, una danza di energie che continuamente nascono nell’Essere e svaniscono nel Nulla. Il dualismo vuoto-pieno è scomparso: A e non-A possono coesistere. Questo significa la fine dell’idea che il mondo materiale sia costituito di “particelle” e di “vuoto”, concezione che era in sostanza ancora quella di Democrito. Al suo posto è subentrata un’idea di vuoto-pieno pulsante, una Vacuità creativa, del tutto equivalente alla sunyata del Buddhismo.

-Le particelle-onde che si separano da un unico punto (cioè hanno avuto qualche contatto) restano indissolubilmente legate, dato che l’“osservazione” anche di una sola di esse influenza istantaneamente il comportamento delle altre, a qualunque distanza si trovino: nulla è separabile nell’Universo. Questo corrisponde all’affermazione Tutto è Brahman o Tutto è Uno propria della filosofia induista.

- Nella seconda metà del Novecento lo studio della dinamica dei sistemi ha portato al concetto di sistema complesso: un sistema con un certo grado di complessità ha una evoluzione non prevedibile, dopo un tempo finito, neanche in termini probabilistici. Nel sistema complesso si manifestano fenomeni mentali (le scelte dopo ogni biforcazione-instabilità). L’unità mentale coincide con l’entità soggetto-oggetto del karma: non si tratta soltanto dell’individuo in senso fisico o meccanicista. La legge del karma supera anche il dualismo fra predestinazione e libero arbitrio: c’è qualche libertà in ogni sistema complesso, però il sistema deve seguire il suo karma, non vi si può sottrarre, è il frutto delle sue azioni.

            Questa sostanza immateriale e priva di forma contiene funzioni innumerevoli come le sabbie del Gange, funzioni che corrispondono infallibilmente alle circostanze, cosicché è descritta come non-vuota.                               (L’insegnamento Zen di Hui Hai - Ubaldini, 1977)

       O Sariputra, la forma è vacuità e la vacuità è forma. La vacuità non differisce dalla forma, la forma non differisce dalla vacuità. Qualunque cosa sia forma, quella è vacuità; qualunque cosa sia vacuità, quella è forma.              Prajnaparamita Hrdaya (Sutra del Cuore)

“Ogni anima va rispettata e per anima si intende ogni ordine, ogni vitalità che la sostanza possa assumere: il vento è un’anima che si imprime nell’aria, il fiume un’anima che prende l’acqua, la fiaccola un’anima nel fuoco, tutto questo non si deve turbare”. In uno dei sutra si loda chi non reca male al vento perché mostra di conoscere il dolore delle cose viventi e si aggiunge che far danno alla terra è come colpire e mutilare un vivente.”                           (da antichi testi indiani)

 I fiumi, o caro, scorrono gli orientali verso oriente, gli occidentali verso occidente. Venuti dall’Oceano celeste, essi nell’Oceano tornano e diventano una cosa sola con l’Oceano. Come là giunti non si rammentano di essere questo o quest’altro fiume, proprio così, o caro, i viventi, che sono usciti dall’Essere, non sanno di provenire dall’Essere. Qualunque cosa siano qui sulla Terra - uomo, tigre, leone, lupo, cinghiale, verme, farfalla - essi continuano la loro esistenza come Tat. Qualunque sia questa essenza sottile, tutto l’Universo è costituito di essa, essa è la vera realtà, essa è l’Atman. Essa sei tu, o Svetaketu.                           (Chandogya Upanishad, 10° khanda)

  Nel buddhismo è decisamente basilare la dottrina anatta, secondo la quale non vi è alcuna anima o sé individuale e permanente. A mio modo di vedere, essa non esclude un qualcosa di impermanente e in costante mutamento che potrebbe corrispondere a un concetto occidentale di anima a livello collettivo: un’empatia collettivamente condivisa con gli altri esseri senzienti ovunque essi siano e in tutti gli spazi. Ciò che viene messo fuori gioco è la forte enfasi che l’Occidente pone sull’individualismo, e sul sé individuale come qualcosa di unico, specifico e separato, garanzia di “vita eterna”, cioè di permanenza. La dottrina anatta sicuramente non esclude un sentimento di unità transpersonale con tutti gli umani e con gli altri esseri senzienti ovunque si trovino, attraverso ogni tipo di confini (di età, genere e razza, nazione e classe) e con la Natura, e non necessariamente solo con la Biosfera, né soltanto con gli altri animali.         ..........

   La generale tendenza occidentale è di vedere le relazioni in modo competitivo, nella forma “io vinco, tu perdi”, o viceversa. Nel Buddhismo c’è una forte enfasi sulla possibilità di crescere insieme, ed anche di declinare insieme, per via dei legami di ogni individuo con l’altro. Ciò che importa è la rete degli individui, più che gli individui stessi; la relazione, più che gli elementi collegati; l’intreccio, più che i nodi.

    (Johan Galtung, Buddhismo. Una via per la pace - Ed. Gruppo Abele, 1994 )                  

 

Popoli della Natura

  L’inesistenza del dualismo Dio-mondo (e anche mente-materia) comporta l’inutilità di organizzazioni intermediarie: è più che sufficiente la figura dello sciamano, frequente nelle culture animiste.

  Qualche mito delle origini: c’è Taaroa che, il Polinesia, “trasformò sé nel Mondo” (NON “creò il mondo”) conservando quindi una profonda sacralità alla Natura; c’è Wakan Tanka, il Grande Spirito dei Lakota, che forse è meglio tradurre come “il Grande Mistero”, e tanti altri. Gli Aborigeni dell’Australia vedono il mondo intessuto da una rete di “vie fatte di canti” che lo rendono vitale. Cantando in determinati modi si portano alla realtà le vie corrispondenti che si collegano in una trama universale. Prima del mondo attuale, c’era il dreamtime, il tempo del sogno, in cui la Coscienza cosmica viveva il suo sogno, dove tutto era presente.

  E’ in questo gruppo di culture che troviamo quel centinaio di popoli che non hanno mai fatto alcuna guerra, come Aborigeni, Boscimani, Eschimesi, Hopi e altri.

Sai che gli alberi parlano? Si, parlano l’uno con l’altro e parlano a te, se li stai ad ascoltare. Ma gli uomini bianchi non ascoltano. Non hanno mai pensato che valga la pena di ascoltare noi indiani, e temo che non ascolteranno nemmeno le altre voci della Natura. Io stesso ho imparato molto dagli alberi: talvolta qualcosa sul tempo, talvolta qualcosa sugli animali, talvolta qualcosa sul Grande Spirito.

 Tatanga Mani (da: Recheis-Bydlinski, Sai che gli alberi parlano? Il Punto d’Incontro, 1994)

 Non bisogna mai lasciare tracce così profonde che il vento non le possa cancellare                                         (da una cultura nativa del Nord-America)

  alla faccia delle culture che hanno battezzato come “civiltà” soltanto quelle che hanno lasciato tracce nella storia (di solito a suon di guerre).

  Come ultime citazioni, eccone alcune da parte del “poeta dell’Ecologia Profonda” (Gary Snyder):

“Gli esseri umani si collocano totalmente all’interno della sfera naturale.”

“La scienza dell’ecologia ci mostra che la natura non è semplicemente un insieme di specie separate tutte in competizione tra di loro per la sopravvivenza (interpretazione urbana del mondo?) ma che il mondo organico è composto da tante comunità di esseri differenti, in cui tutte le specie giocano un ruolo diverso ma essenziale.”

“Il dibattito cruciale nel mondo ambientalista contrappone chi parte da una mentalità antropocentrica di gestione delle risorse e chi propone valori che riflettono la consapevolezza dell’integrità della Natura nella sua interezza. Quest’ultima posizione, quella dell’Ecologia Profonda, è più vivace, coraggiosa, conviviale, rischiosa e scientifica.”      

  Dopo questi brevissimi e incompleti cenni, c’è da chiedersi che senso ha continuare a considerare l’animismo come una religione “primitiva” o “ingenua”, che sarebbe propria di popoli rimasti fuori dalla storia e che sono destinati ad arrivare anche loro alla “verità”, quella dell’Occidente, che vede la religione soltanto o con un Dio esterno al mondo, o come materialismo, trasformato anch’esso in una religione negli ultimi due secoli.