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Bellezza

di Gennaro Scala - 02/01/2026

Bellezza

Fonte: Gennaro Scala

“La bellezza salverà il mondo” è un celeberrimo detto di Dostojevskij. Intorno alla bellezza sono strutturati una serie di valori che tengono insieme la collettività. La ricerca della bellezza è da sempre uno degli scopi principali dell’arte. Un’arte che non cercasse la bellezza, ma il contrario, sarebbe come una gastronomia che non ricercasse il piacere del palato, ma volesse invece disgustare. Così come l’uomo in quanto ente naturale avrà sempre bisogno di nutrirsi del cibo, così in quanto ente spirituale avrà bisogno di nutrirsi della bellezza. Così è sempre stato, così sempre sarà. Chi è stanco di questa “ripetitività” è semplicemente stanco della vita. Le civiltà stanche e decadenti perdono di vista questi valori che possiamo dire eterni, in quanto costitutivi della natura umana. 
Tuttavia, non bisogna confondere il bello con ciò che è soltanto piacevole. E qui dobbiamo andare oltre la bassa metafora culinaria usata a titolo esemplificativo. Talvolta, l’arte può occuparsi degli aspetti più tragici e dolorosi della vita senza cessare di essere arte che persegue la bellezza. Anzi, qui vi è una delle funzioni specifiche dell’arte, dare un senso, ricercare la bellezza anche negli inevitabili aspetti dolorosi dell’esistenza. In tal modo essa può rappacificare l’essere umano con il senso angoscioso della propria finitudine. Giusto a titolo di esempio, pensiamo al Cristo morto di Mantegna: è una rappresentazione funerea, ma per la particolare prospettiva, e per la forza con cui viene rappresentato il corpo di Cristo, il corpo umano acquisisce un rilievo e una presenza indimenticabile. 
Da sempre il potere ha cercato di indirizzare e condizionare l’arte, per la sua particolare influenza sulla collettività: dall’epoca di Augusto e Virgilio, fino alla Chiesa cattolica nei confronti dell’arte pittorica rinascimentale. Ma non per questo l’arte cessava di essere tale. La novità introdotta dal secolo scorso è la nascita di un forte apparato propagandistico che ha il potere di dichiarare che  il brutto è bello, costringendo i sottoposti ad adeguarsi attraverso il potere del conformismo. Così, dalla crisi genuina dell’arte a partire dall’inizio del Novecento, è nata un’“arte contemporanea” che non ha niente a che fare con l’arte e la sua storia, che si regge sulla propaganda mediatica e su un sistema di “critici” che vivono e prosperano di questa menzogna. È un modo in cui il potere ha di verificare la propria capacità di affermare la menzogna, fino al sadismo, talvolta fino a pretendere che i sottoposti imparino a gustare la merda, come nell’ultimo terribile film di Pasolini. Ed è manifestazione dell’inconciliabilità dei valori artistici con la bruttezza della vita nella nostra società. In breve, si tratta di una delle manifestazioni della china autodistruttiva della società occidentale.