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Il nuovo ordine multiplurale

di Pierluigi Fagan - 21/02/2026

Il nuovo ordine multiplurale

Fonte: Pierluigi Fagan

Appena uscito, il nuovo libro dell’indiano Amitav Acharya per Fazi editore ha in argomento il mondo e in particolare, la sua forma d’ordine. Con “ordine mondiale” s’intende l’insieme di istituzioni, modalità di interrelazione, valori e sistemi di idee che danno alle nazioni e non solo, tessuto e relativa prevedibilità dei modi di convivenza planetaria.
Come notò Kissinger non c’è mai stato un vero “ordine mondiale”. Si è sempre trattato di una parte del mondo, non del mondo intero. Oggi è diverso. I superati otto miliardi di umani, i duecento stati, una pletora di entità non istituzionali, l’emergere di nuove potenze come la Cina e l’India, di molte altre medie potenze (più di una dozzina), la rete degli scambi economici e finanziari, lo sviluppo tecnologico, i flussi migratori e di viaggio, la rete informativa e culturale globale, la condivisa condizione ecologico-climatica, stanno tessendo “un” mondo.
Quindi, sebbene la storia passata sia ricca di esempi di forme d’ordine dal regionale al continentale, incluso qualche aspirante impero-mondo, oggi è la prima volta che ci troviamo alle prese con una dimensione planetaria di convivenza e un quadro di attori così ricco ed eterogeneo.
L’Occidente in modalità “après nous le déluge” confonde il proprio declino e crisi con il destino del mondo intero mentre Acharya sostiene che proprio tale crisi e declino apre lo spazio per la formazione di un nuovo ordine che promette di essere più equilibrato, dinamico e flessibile, plurale e complesso in senso positivo.
L’analisi di Acharya sviluppa 520 pagine (di agevole lettura) in gran parte dedicate allo sviluppo di una potente narrazione di World history, sul registro di quelle di John M. Hobson, Peter Frankopan, Josephine Quinn (gli ultimi due pubblicati anche in italiano da Mondadori e Feltrinelli) qui però in versione non occidental-centrata, che spazia dai Sumeri agli Antichi Egizi, Greci, Romani, Persiani, Indiani (Impero Maurya), Mongoli, Cinesi, Islam, Ottomani, Mesoamericani e naturalmente europei e americo-occidentali recenti. È quindi una occasione, per chi s’interessa di mondo, di studiare la storia umana con più ampio respiro e profondità. 
Sebbene l’indiano sia uno studioso specifico di Relazioni internazionali, il trattamento che fa della storia delle civiltà lo avvicina ai World hstorians classici, da Toynbee a McNeill.
L’intento di Acharya è anche quello di porre a registro una voce e un punto di vista non occidentale come per altro sarà la natura dell’ordine mondiale nel mondo nuovo. Si passa da rintracciare la nascita dei diritti di proprietà (la famosa “proprietà privata”) coi Sumeri, dello Stato nell’Antico Egitto, dei diritti umani qui e lì (Akosha, Impero Maurya), della democrazia ovunque ci siano state città-Stato come già aveva sostenuto Amartya Sen e così via ovvero diplomazia, la regolazione dei trattati di pace, regole di commercio internazionale, tolleranza religiosa (ad esempio l’islam non contemporaneo) e molto altro che gli occidentali pensano di aver inventato e amministrato in esclusiva. Il tutto tacendo però di tutto ciò che di antiumano hanno fatto in termini coloniali e imperiali, di dominio, sfruttamento e umiliazione. Il tutto, coperto da una disgustosa melassa di ipocrisia.
Tutto ciò serve all’indiano per comporre le idee sull’ordine futuro verso il quale procede la storia che a noi appare come caotica e in balia dei disordini che caratterizzano le transizioni di fase. Non si va verso l’impossibile e distopico “governo mondiale”, né verso un attore super-potente che fa da centro di gravità per tutto e tutti, né verso una nuova guerra fredda binaria. SI va verso quello che lui chiama un “multiplex” uno di quei cinema multisala in cui proiettano tante e diverse pellicole per pubblici diversi. Possibili ordini multistrato a partire dagli ordini regionali (Acharya è di riferimento per l’unione cooperante dei paesi del Sud Est asiatico ASEAN) che poi tessono reti di ordine superiore in maniera plurale e flessibile.
È quello che altrimenti potremmo chiamare “ordine multiplurale” (multipolare è concetto riservato più alle grandi potenze), l’unica forma possibile di ordine per sistemi molto complessi quale è diventato in mondo contemporaneo. Diversità politiche e culturali di vari soggetti, interconnesse a vari livelli che creano interdipendenze e quindi sia competizione (regolata) che cooperazione. 
Va ricordato che, esclusi gli Stati Uniti, nel mondo non c’è nessuna voglia di guerra, c’è voglia di crescere ognuno col proprio modo. L’incubo della distruzione multiculturale avanzato agli esordi dell’ultima globalizzazione, in realtà si è dissolto. Molti popoli vogliono star meglio del passato e tutti ricordano cosa è stato esser teatro dei conflitti mossi dall’hybris occidentale. Ciò non esclude ovviamente che ci saranno conflitti locali, tuttavia non più a dimensione macroregionale o addirittura mondiale. Va anche ricordato che il mondo nel suo complesso è in transizione demografica e nuove masse di anziani non sono più solo una esclusiva prerogativa occidentale.
Poiché Acharya è iscritto al gruppo epistemico di Relazioni Internazionali dei “costruttivisti” (terza forza tra realisti e liberisti che include nelle analisi fatti di “costruzione sociale” dati sia dal piano materiale che dal piano ideale), una nota va anche apposta alla cultura della disciplina, anglofona e monopolizzata dagli americani (neanche dagli “occidentali” proprio dai vari Kissinger, Ferguson, Fukuyama, Zakaria, Friedman, Haas etc.).
Da Parag Khanna a Kishore Mahbubani a Amitav Gosh, le voci non occidentali anche non prettamente anticapitaliste o antiimperialiste o anticolonialiste, è il caso di conoscere meglio questi punti di vista “altri”. I citati, ad esempio, sono di origine indiana e troppo spesso qui da noi ci eccitiamo per il peso crescente che ha la Cina, sottovalutando forse proprio il ruolo indiano che è pur sempre il più grande paese del mondo, membro influente dei BRICS, prossima terza economia del mondo con ambizioni tecnologiche importanti e influenza matematico-scientifica riconosciuta.
Frequentando un po’ questo tipo di letteratura saggistica non occidentale, si “sente” un moderato ottimismo riguardo il futuro che stride con la cupa paranoia da “fine dei tempi” della nostra casa occidentale. Il dato è rilevato anche da una ricerca Smitson Center del 2023, indiani, cinesi, arabi e viepiù i giovani rispetto agli anziani, hanno un “sentiment” piuttosto positivo rispetto al futuro. Negli ultimi cinquanta anni il Pil G7 è sceso dal 65% al 44%, la quota di commercio mondiale del Sud globale (2000-2012) è saltata dal 35% al 51% e tendenze in rapida ascesa si verificano anche per gli investimenti e gli investitori esteri e l’incremento di potenza militare. Linee di grafici che tutti gli analisti concordano continueranno nel futuro sia esso al 2030-2050.
Volendo proprio fare un appunto metodologico, concordo con questa impostazione di analisi che tratta di idee e sistemi di idee, istituzioni e pluralità di soggetti; tuttavia, spero che in futuro si possa sviluppare una nuova disciplina che io chiamo “mondologia” che la smetta di pesare solo i fatti soft e non quelli hard così come altri fanno l’esatto contrario. Il mondo naturale è fisico, chimico e biologico, tanto quanto quello umano è anche psichico, sociale, economico, storico e filosofico. Nessuno di questi livelli di realtà determina interamente gli altri e nessuno può esser ridotto ad uno più fondamentale.
Se non irritasse il termine, lo si dovrebbe chiamare “ordine complesso” poiché le variabili coinvolte a comporre il reale (passato, presente e futuro) sono tante e così le loro interrelazioni di cui molte non lineari. Il mondo è sempre più complesso, faremmo bene a adeguare ad esso il nostro intelletto e le nostre culture. Questa passione per la conoscenza oggi latita qui da noi assieme alla voglia di far progetti, impera la critica, il giudizio, la paura, la sentenza. Se non cambiamo, sarà la storia a darci la vera sentenza e temo che non sarà benevola.