Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / Giustizia bendata?

Giustizia bendata?

di Antonio Catalano - 21/02/2026

Giustizia bendata?

Fonte: Antonio Catalano

Spesso si confonde la democrazia con l’illusione che la partecipazione elettorale di per sé contribuisca a rendere democratico un sistema, a prescindere dalla quota di sovranità esercitata dal popolo. Il quale esprime sovranità nella misura in cui contribuisce significativamente a determinare la qualità del funzionamento della cosa pubblica, coerentemente agli interessi nazionali, che nient’altro sono che quelli della stragrande maggioranza della popolazione.
La nostra democrazia è sempre più un simulacro che tende a funzionare al modo della Ue, nella quale unione le decisioni non passano neanche formalmente per il parlamento di Bruxelles, passano invece per quei centri di potere spesso oscuri, nel senso che sono poco o niente visibili, che grazie ai suoi portatori d’acqua diventano norme vincolanti per i Paesi membri.
Di neutro c’è quindi nulla, è tutto un rincorrersi di rapporti di forza tra i fattori in campo: economici, sociali (classi), internazionali. Con ciascun fattore che esprimerà la versione, la “narrazione” dei fatti più consona alla difesa dei propri interessi. Il grande capitale finanziario, per esempio, tenderà a difendere la società aperta e fluida mentre quello nazional-industriale i valori “conservatori” e identitari.
Difficile quindi pensare alla magistratura come corpo neutro la cui condotta sia immune da certe determinazioni e condizionamenti. La giustizia dovrebbe presentarsi bendata per non vedere le diverse facce e quindi essere imparziale, ma la realtà ci dice che così non è, l’idea di una giustizia bendata è bella e rassicurante ma questa non è altro che la proiezione di un (deformante) pensiero desiderativo, quello che gli anglofili definiscono con l’espressione wishful thinking.
In una società caratterizzata da un potere legato a interessi maturati prevalentemente all’interno della nazione la magistratura esprimeva una certa omogeneità, non scendeva in politica, era rigorosamente gelosa della propria “autonomia” e separatezza. Ma con l’irrompere di interessi “esterni”, con l’affermarsi potente e prepotente di un capitale finanziario desideroso di rompere i vecchi steccati “conservatori” la magistratura è andata via perdendo quell’autonomia fino a costituire vere e proprie correnti, con molti magistrati disposti a passare con disinvoltura dalla toga alla politica attiva, una degenerazione progressiva che porta al caso Palamara.  
Una sentenza è di per sé giustizia?  Come spiegare per esempio i tanti, troppi, casi di errori giudiziari con esistenze stravolte, avvilite, addirittura interrotte? Se mettiamo insieme le vittime di ingiusta detenzione e quelle di errori giudiziari veri e propri, dal 1991 al 2025 registriamo 32.484 casi. Ma sono quelli finiti in custodia cautelare da innocenti ad essere la stragrande maggioranza: 32.262.
Un giudice dovrebbe limitarsi ad applicare le leggi, e in base a queste arrivare alla sentenza. Ma essendo la legge soggetta a interpretazione mai la sentenza sarà libera del tutto dai condizionamenti sociali, culturali, politici (e geopolitici). Inutile quindi negare il fatto che i giudici “risentano” del clima all’interno del quale operano. Un paio di esempi relativi all’attualità politica.
Primo esempio. Se io con la mia imbarcazione vado a pesca in un’area protetta dove non si può pescare e quando vedo arrivare la guardia costiera non mi limito a scappare ma addirittura gli sperono la motovedetta, sarà molto difficile che non passi i guai. Ma se una cosa del genere la fa Carola Rackete, come quando nel 2019 forzava il blocco navale ed entrava comunque nel porto di Lampedusa (con i migranti a bordo) speronando una nave della Guardia di finanza… succede che, sulla base di un clima politico nel quale evidentemente sono forti le pressioni immigrazioniste, dopo il fermo della nave della capitana il tribunale di Palermo stabilisce che l’Ong proprietaria della “Sea Watch 3” dovrà essere risarcita di quasi 100.000 euro. Secondo esempio. Se a un posto di blocco della polizia scendo dall’auto e prendo a martellate il poliziotto me la caverò con un bonario provvedimento di obbligo di firma come è invece è andata per i tre arrestati in seguito ai recenti scontri di Torino (tra i quali il presunto famoso martellatore)?
A prescindere da come la si pensi sui fatti citati, la questione è che infine la decisione del giudice è condizionata dal clima politico nonché dalla sua “passione” politica. Una passione che potrà essere gradita o meno, dipende dal punto di vista, ma così stanno le cose.
Morale della favola: comprendere che la magistratura non sia neutra non significa non riconoscere la necessità della sua funzione, sarebbe come cadere nel baratro della giustizia personale, ma solo avere una visione realistica del funzionamento dei meccanismi dell’apparato giudiziario.
Per questo, sapendo che non è possibile reclamare in astratto una giustizia giusta ritengo sia utile un certo sparigliamento delle carte, che oggi lo si può avere anche con la separazione delle carriere unitamente alla nomina per sorteggio al Csm.
In attesa che lieviti nella società capacità di interdizione generata da una sovranità popolare matura e, soprattutto, forte di una sua rappresentatività politica.