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Immigrazione: le due invasioni

di Riccardo Paccosi - 02/08/2026

Immigrazione: le due invasioni

Fonte: Riccardo Paccosi

La manovra d'invasione che sta investendo in particolar modo i paesi mediterranei, procede a tenaglia: da una parte un flusso migratorio praticamente illimitato dai paesi in via di sviluppo e, come stiamo osservando, volto a devastare la convivenza e il tessuto sociale delle metropoli; dall'altra, un'immigrazione d'èlite da parte di Israele in diversi paesi del Mediterraneo, finalizzata a creare delle gated community per soli israeliani.
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Il primo esperimento inerente a questo secondo tipo di invasione - pienamente riuscito - è stato attuato negli ultimi dieci anni a Cipro attraverso acquisti individuali da parte di israeliani facoltosi che, solo in un secondo momento, si sono poi coordinati creando delle gated community con tanto di sinagoghe e ristoranti kosher.
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Il secondo esperimento sta avvenendo in Albania: in seguito a un progetto di maxi-resort di lusso da costruire in una riserva naturale e finanziato da Atlantic Incubation Partners - ovvero la società d'investimento del genero di Trump, Jared Kushner - a partire da maggio 2026 nel paese si è scatenato un gigantesco movimento di protesta che ha preso altresì il nome di Rivoluzione dei Fenicotteri.
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Il terzo e il quarto esperimento di gated community israeliana, riguardano invece l'Italia.
Innanzitutto vi è il progetto Coral 37 dell'imprenditrice israeliana Orit Lev Marom che, fino a non molto tempo fa, pubblicizzava online la creazione di una "colonia israeliana in Salento". Ora i toni della comunicazione risultano meno espliciti, ma l'operazione prosegue.
A seguire vi è il Progetto Baita, ideato dall'italo-israeliano Ugo Luzzati: suddetto progetto prevede il trasferimento di un'ottantina di famiglie israeliane in zone semi-spopolate della Valsesia, ovvero in provincia di Vercelli.
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Se in Albania la popolazione ha reagito distruggendo fisicamente i macchinari preposti alla costruzione del resort, in Italia i responsabili dei progetti sopra citati sono stati sommersi da una valanga di minacce di morte.
Al di là delle modalità estreme con cui si sono espresse, le reazioni popolari riguardano un pericolo reale, ovvero la presenza di colonie, sul nostro territorio, di uno stato praticante il terrorismo in ogni angolo del mondo e che controlla una quota consistente di parlamentari e di cariche istituzionali della nostra Repubblica.
A questo va aggiunto il fatto che gli stessi coloni israeliani rappresenterebbero, in quanto tali, una minaccia alla sicurezza nazionale: se da una parte tutto il mondo ha potuto vedere l'Olocausto di Gaza orchestrato dall'IDF, dall'altra molta meno visibilità hanno avuto i pogrom razzisti scatenati dai coloni della Cisgiordania e che hanno finora portato alla morte di centinaia di palestinesi fra cui oltre cinquanta bambini.
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Naturalmente, destra e sinistra di fronte a questa duplice dinamica d'invasione reagiscono nel modo infame ch'è a esse connaturato, ovvero negando ciascuna uno dei due aspetti.
Se è dinanzi agli occhi di tutti il negazionismo della sinistra relativamente alla crisi in atto del modello cosiddetto multiculturale, dall'altra la destra cavalca il tema per declinarlo in termini di anti-islamismo e di filo-sionismo: lo ha chiarito pochi gioni fa Roberto Vannacci commentando l'attentato di apparente matrice jihadista al Gay Pride tedesco, ovvero il leader di Futuro Nazionale ha approfittato della vicenda per stigmatizare chi porta in piazza la bandiera palestinese disvelando, così, il proprio credo filo-sionista.
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E' certamente vero, però, che destra e sinistra stanno usando il conflitto mediorientale per creare un mendace parallelismo fra quest'ultimo  e il conflitto sociale legato all'immigrazione illimitata.
La sinistra, difatti, sostiene i flussi migratori senza limite e si contrappone alle istanze remigrazioniste, nelle piazze, con la bandiera palestinese.
La destra, invece, avversa l'immigrazione definendola un problema esclusivamente "islamico" e schierandosi pertanto con Israele.
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In questo contesto, diventa praticamente impossibile assumere una posizione autonoma e autenticamente sovranista.
Per quel che vale - cioè niente - proviamo a riassumere di seguito quali sarebbero, in teoria, i punti di comprensione storica ai fini dell'assumere una posizione ragionevole sul rapporto fra immigrazione e geopolitica:
a) il soggetto stratega dell'invasione relativa all'immigrazione illimitata dai paesi in via di sviluppo, non è la massa immigrata che funge da carne da cannone, bensì i governanti e i poteri economici europei che l'hanno progettata e organizzata; questo inquadramento del problema, se da una parte volge a evitare o limitare il conflitto interetnico fra autoctoni e immigrati, dall'altro non evita la comprensione di come l'unica posizione oggi razionale consti d'un blocco generalizzato e duraturo dell'immigrazione regolare da lavoro, giacché è proprio ques'ultima a determinare i flussi numericamente più elevati e a trascinare con sé quella irregolare;
b) l'immigrazione illimitata genera diversi tipi di problemi a seconda della provenienza: problemi di convivenza culturale strictu sensu nel caso degli islamici, problemi d'impatto nefasto sul tessuto produttivo dei territori nel caso dei cinesi; ma l'avere problemi con l'immigrazione islamica o cinese non implica che l'Islam in quanto tale o la Cina in quanto tale siano nemici del nostro paese;
c) per quanto riguarda il terrorismo jihadista che compie gli attentati automobilistici o gli accoltellamenti per strada, è da anni ampiamente documentato come esso sia figlio di una strategia di finanziamento e reclutamento orchestrata dai paesi occidentali per abbattere i governi dell'ex-socialismo arabo;
d) uno stato che fa opera di lobbysmo sui parlamentari italiani e sulle istituzioni della Repubblica per eterodirigerne le decisioni, rappresenta una minaccia mortale alla sicurezza e all'indipendenza della nazione: sia esso Israele o qualsiasi altro;
e) con le vicende di Ceuta, abbiamo assistito a un salto di paradigma: la massa dell'immigrazione illimitata utilizzata come strumento di guerra ibrida e col fine della destabilizzazione geopolitica; se quanto in queste ore accennato dai governanti spagnoli corrispondesse al vero - cioè che vi sia la mano dei servizi israeliani dietro la vicenda - ci troveremmo di fronte non già a due invasioni distinte come formulato nel titolo di questo intervento, bensì a due livelli d'invasione sottostanti a un'unica regia.