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Il trampolino

di Lorenzo Merlo - 02/08/2026

Il trampolino

Fonte: Lorenzo Merlo

“«È un trucchetto, lo so, ma non bisogna essere prigionieri dell’idea del rispetto a ogni costo. Prima di tutto, io cerco di salvare i Citak. Dopo che li avremo salvati, potremo pensare a rispettarli».

Perché solo allora, sottolineava il tono, ne sarebbe valsa la pena”.

Lawrence Osborne (1)

 I mondi che abitiamo sono come valli chiuse confinate da alte montagne. Un territorio generato dai pensieri al quale diamo inconsapevolmente il nome di verità e che difendiamo, permettendo l’accesso soltanto a ciò che non disturba, che non altera l’equilibrio. Se qualcosa ne scavalca il limes con la forza ci troviamo nel trauma, uno stato che, più o meno lungamente, spezza la continuità immaginaria e autoreferenziale del filo rosso della nostra biografia, ovvero la stabilità identitaria. Quando, invece, l’invasione avviene subdolamente ci troviamo nella condizione del soggiogato. Uno stato indolore, che diviene però intollerabile quando se ne prende coscienza.

 Tale principio – ampiamente argomentato da Humberto Maturana e Francisco Varela (2) – fa da sfondo a ogni evoluzione esistenziale individuale e sociale, psicofisica e relazionale.

 Perciò, traumi e raggiri a parte, alcun cambiamento accade in noi senza la nostra volontà-necessità, in quanto conditio sine qua non dell’apertura dei confini cognitivi al fine di permettere l’accesso a quanto siamo disposti ad accettare accettazione: ovvero a ciò che ben si integra, coniuga e allinea al nostro filo rosso.

 Una valenza evincibile dalle considerazioni finora esposte è terremotante. Non è difficile infatti riconoscere quanto in esse risieda l’arbitrarietà di tutte le affermazioni e la relativa prevaricazione che questa comporta nelle relazioni inter e infra-personali e sociali.

Un’arbitrarietà misconosciuta e legittimata dalla struttura positivista-competitoria che getta la sua ombra vischiosa su tutte le relazioni umane, fatto salvo, almeno sulla carta, per quelle in cui si realizza l’amore incondizionato e il rispetto.

Le attuali ed epocali dinamiche di pensiero soggiogate dall’egregora razionalista – ovvero dall’idea della superiorità della ragione quale unica via alla verità – ci impediscono di riconoscere che ogni discorso contiene la sua verità, che ogni affermazione è una prevaricazione, che la verità avviene entro campi chiusi, sempre e tutti sostanzialmente uguali a quello della nostra valle.

Un impedimento che ha il suo epilogo nella separazione e nel conflitto, ma anche in una provocazione o sollecitazione all’emancipazione dalla ruota cricetica e dualistica del vero e del falso.

 Un’emancipazione che, cessando di inseguire le verità elaborate dal filo rosso della nostra ragione, si trova ad avere a che fare con i sentimenti e il loro variare in funzione di ciò che escludevamo o ammettevamo. Un salto quantico in cui possiamo prendere le distanze dalle dinamiche di difesa delle nostre verità e di attacco nei confronti di quelle altrui. Un salto nel senso dell’amore, spiccato dal trampolino del dolore.

 “[…] nessun sistema rigorosamente definito di assiomi corretti può comprendere tutta la matematica oggettiva, dal momento che la proposizione che afferma la coerenza del sistema è vera ma non dimostrabile nel sistema stesso”.

Kurt Gödel (2)

 Note

  1. Lowrence Osborne, L’angelo in fiamme, (Ossa di Maiale), Milano, Adelphi, 2026.
  2. Humberto Maturana e Francisco Varela, L’albero della conoscenza, Sesto San Giovanni, Mimesis, 2024.
  3. Kurt Gödel, Scritti scelti, Torino, Bollati Boringhieri, 2011.