Diventa ciò che sei
di Francesco Petrone - 10/05/2026

Fonte: Francesco Petrone
È universalmente celebre la sentenzia di Pindaro: “Diventa ciò che sei”. Aristotele sembra confermare la stessa idea quando ricorda che la quercia è già presente nella ghianda. Secondo il filosofo la ghianda non è solo un seme ma contiene in sé la struttura, la forma, la destinazione e la realizzazione finale della sua potenzialità di diventare una quercia. La ghianda sarebbe una quercia "in potenza". La quercia altro non sarebbe che la realizzazione, l'atto, di quel potenziale originario. La ghianda infatti non diventerà mai un abete. La totale inversione del paradigma avviene con Jean Paul Sartre che invece afferma: “L’esistenza precede l’essenza" il che comporta che l'uomo prima nasce, poi in seguito decide chi essere. In pratica viene negata totalmente la natura, l'uomo sarebbe solo il suo atto. Sartre sembra ispirarsi a sua volta a Locke il padre del liberalismo classico il quale sosteneva che la mente umana nasca come una "tabula rasa" e tutto dipendeva esclusivamente tramite l'esperienza sensoriale. L' uomo alla nascita altro non sarebbe che un foglio bianco privo di ogni fattore innato o conoscenze preesistenti, una teoria smentita totalmente dalla scienza contemporanea. Anche Jacques Derrida segue questa forma di nichilismo esistenziale: “Non c’è natura solo interpretazione”. Questa visione si trasforma nel: “Diventa ciò che vuoi” un imperativo basato esclusivamente sull’ego, sull'ambizione e sull'imitazione adatta alla società individualista del consumismo e del liberismo attuali. È un preteso assioma che porta a desiderare cose che non ci sono connaturate. Il concetto è semplice: “Non sei nulla, inventati”. Questo atteggiamento lo ritroviamo anche nelle identità di genere con la cultura LGBTQ. Judith Butler, filosofa esponente del post strutturalismo che si occupa di filosofia etica, femminismo e teoria queer, sostiene che il genere non è performativo. Non sei uomo o donna ma fai uomo o donna ripetendo atti. Secondo questa teoria un uomo o una donna recitano il ruolo perché nessuno è qualcosa in sé. Nel 2006 anche l' ONU si è talmente adeguata che arriva a parlare di autodeterminazione. Nessuno è, ma tutti fanno, si atteggiano. Pindaro invece esortava a riconoscere la propria natura, riconoscere sia la potenzialità che i propri limiti, per la piena realizzazione di se stesso, senza imitare modelli altrui o di recitare una parte non propria come avviene troppo frequentemente con le maschere pirandelliane che rappresentano la frammentazione dell'identità umana. Le maschere di Pirandello sono i ruoli sociali e le convenzioni che l'uomo indossa, perdendo la propria natura e diventando "nessuno". Con Jung si torna all'origine col processo dì individuazione in cui occorre integrare anche l'ombra per ricomporre l’intero. Carl Gustav Jung, attraverso un percorso psicologico invita anche luì, dopo 2500 anni, a diventare se stessi, integrando le componenti consce ed anche inconsce, per realizzare la propria essenza. Jung parla di: “Farsi sé", cioè sapersi immergere nel nucleo più profondo della personalità. A questo proposito è necessario ricordare che sul tempio di Apollo a Delfi era scritto: “Conosci te stesso” e Sant’Agostino sembra voler portare in profondità lo stesso concetto quando sostiene “Noverim me, noverim Te", ovvero “che io conosca me, che io conosca Te”. in questa locuzione si sottolinea che l'anima umana altro non sarebbe che lo specchio del Creatore. Agostino consiglia di non cercare Dio fuori ma nel nostro intimo. "Non uscire fuori, torna in te stesso: nell'uomo interiore abita la verità". Il teologo e mistico arriva a sostenere che Dio è più intimo a noi stessi che noi stessi. Anche se in modo diverso anche Friedrich Nietzsche nega il concetto che invita a diventare ciò che ognuno desidera, sottotitolando la sua opera ”Ecce Homo” con un esplicito "Come si diventa ciò che si è”. Anche il concetto fin troppo abusato della psicologia umanistica e nella filosofia dello sviluppo che invita a diventare la versione migliore di se stessi realizzando se stessi, altro non è che un invito ad esprimere pienamente il proprio potenziale e le aspirazioni, portando a compimento la propria indole. È un processo di crescita che dovrebbe portare il soggetto ad un appagamento.
