Quale sarà il futuro della Nato in Europa?
di Lucio Caracciolo - 10/05/2026

Fonte: La Repubblica
Americani dentro, russi fuori, tedeschi sotto. Questo il motto fondativo della Nato, che ha appena compiuto 77 anni. Compleanno all’insegna dell’apparente rovesciamento di quel principio: americani fuori, russi dentro, tedeschi sopra. Quanto di vero c’è in questa rivoluzione? Esaminiamo i tre lati del triangolo.
Il disimpegno americano non si misura dall’annunciatissimo rimpatrio di 5 mila soldati dalla Germania. Se mai eseguita, si tratterebbe di mossa poco più che simbolica. Ma simboli e psicologie collettive contano più delle cifre. Perché il proclama trumpiano espone la riluttanza degli americani a morire per noi. Come dargli torto, visto che noi non vogliamo morire per noi stessi? La Russia non è considerata alla Casa Bianca potenza in grado di sottomettere l’Europa. Lo stallo al fronte ucraino conferma la debolezza non solo militare della Federazione Russa. E la guerra civile latente che sta squassando l’America esclude l’ipotesi di risbarcare in Normandia. Quel che più conta, gli europei hanno deciso di scoprire il bluff della Nato: il presunto vincolo dell’articolo 5, per cui l’attacco a un socio implicherebbe la risposta collettiva. Leggi: americana. Mettere sullo stesso piano il centro dell’impero con i suoi semiprotettorati è propaganda fide. Impensabile. Tanto più dopo l’espansione della Nato nell’ex impero sovietico. Morire per i baltici o per i macedoni settentrionali non è mai stata un’opzione al Pentagono. Precetto ormai estendibile al resto degli “scrocconi” d’Oltreatlantico.
Il riarmo degli europei è presa d’atto che sugli Stati Uniti non contiamo più. Il punto non è se gli Usa vogliano difenderci o meno. Decide la convinzione degli europei che non lo faranno. Gli americani sono fuori non tanto per loro scelta quanto perché noi siamo convinti che lo siano. Nessuno fra gli “amici e alleati” dell’America, ovunque nel mondo, si fida più degli Stati Uniti. Se prova a fingerlo, gli viene male.
Russi dentro? L’occupazione di un quinto circa del territorio ucraino, misurata col metro della Nato originaria è recupero di una modesta parte dello spazio perso da Mosca con il suicidio dell’Urss. Ma le percezioni contano più dei chilometri quadri. La Russia è considerata minaccia esistenziale non solo dagli ex satelliti del Patto di Varsavia e dagli scandinavi, anche da Germania, Francia e Regno Unito. Probabilmente non da noi. Percepire le percezioni italiane eccede però la nostra fantasia. La valutazione europea della Russia è opposta all’americana. Basterebbe questo a certificare la morte cerebrale della Nato, annunciata da Macron nel 2019. Che vi sia una punta di dolo, per cui si sventola il pericolo russo per legittimare il riarmo, quindi la riconversione industriale che dovrebbe ridar fiato alle economie europee, è sicuro. A differenza del disimpegno americano dal nostro continente, l’allarme rosso sulle intenzioni russe è quindi reversibile. Specie in Germania, dove le vedove del Nord Stream ne sognano la ricostruzione. (In Italia i tubi basta riempirli.)
Eccoci al cuore della questione: la Germania riemerge aspirante egemone europeo. Tabù dei tabù, anzitutto a Berlino. Fino a ieri. La prima dottrina militare tedesca dal 1945, appena pubblicata, esplicita l’obiettivo di affermarsi massima potenza militare convenzionale del continente entro il 2039 (la scelta del centenario dell’attacco alla Polonia come traguardo della recuperata primazia ha acceso la fantasia dei germanofobi, specie inestinguibile). A leggerne la parte pubblica — sulla segreta i complottisti si esercitano in catastrofismi — appare evidente il tentativo tedesco di ristabilirsi centro geopolitico del continente. Fine dell’altro grandioso bluff euroatlantico, collegato a quello dell’articolo 5: la “coppia” franco-tedesca. Scoppiatissima. Dalla nascita, certo. Finora accettato quale espediente retorico. Oggi sulla Sprea, perfino sulla Senna, prevale il senso del ridicolo.
La necessità del primato militare è legittimata a Berlino dalla tesi per cui la Russia “resta la massima minaccia strategica per l’Europa”. Fino a quando? Forse fino al giorno in cui l’AfD, il partito neonazionalista filorusso che i sondaggi vogliono in cima alle preferenze dei tedeschi, andrà al governo.
