Escalation
di Riccardo Paccosi - 21/07/2026

Fonte: Riccardo Paccosi
SCONTRI A BOLOGNA: E SE NON FOSSE STATA SOLO INCOMPETENZA MA VOLONTA' FAVOREVOLE A UN'ESCALATION DELLA TENSIONE SOCIALE?
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Il Sindaco di Bologna Matteo Lepore, per l'ennesima volta, è riuscito a togliere lavoro a noi tanti suoi oppositori.
Negli ultimi tempi e in numerose occasioni, infatti, egli era riuscito a compiere degli autogol politico-comunicativi talmente rovinosi, che ogni opposizione finiva per risultare superflua poiché egli aveva già auto-danneggiato da solo tutto il danneggiabile.
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Stavolta, però, non si tratta di una gaffe o di un'esternazione impopolare, bensì di un errore di portata tale da potersi tradurre in una tempesta politica che, in teoria, potrebbe perfino travolgerlo.
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A questo punto, però, s'impone una domanda: perché Lepore ha fatto una scelta tanto improvvisata e maldestra?
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In passato, gli amministratori di sinistra chiamavano il popolo in piazza sapendo di avercelo, un popolo; e sapendo, altresì, che parte di quel popolo era inquadrata all'interno di quell'apparato PCI che sapeva gestire e tenere sotto controllo le piazze.
Ma dopo la conversione dei post-comunisti italiani al neoliberismo e dopo la loro trasformazione da partito di massa a comitato elettorale-affaristico, semplicemente quel popolo e quell'apparato hanno cessato di esistere.
Diventa allora inevitabile che invocare la piazza - oggi, in un contesto di tensione sociale - significhi consegnarla allo spontaneismo delle piccole avanguardie antagoniste e, quindi, alla modalità "riot".
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E allora ritorno alla domanda: perché tale scelta?
Si tratta solo di incapacità o sussiste, anche, un qualche tipo di scommessa sul medio termine riguardante la possibilità di avvantaggiarsi del collasso della coesione sociale?
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Ebbene, a prescindere da cosa passi o non passi per la mente di Matteo Lepore in quanto tale, numerosi indizi lasciano supporre che la sinistra neoliberale - in Italia come in America come in Gran Bretagna - potrebbe puntare a un'escalation della tensione sociale.
Lo dimostra il fatto che, lungi dal cercare la mediazione con le masse popolari degli autoctoni, in Italia come negli Stati Uniti i progressisti abbiano preso a invocare l'immigrazione illimitata con ancor più veemenza di prima.
Lo dimostra la ricerca d'un sincretismo islamo-progressista, in vista delle elezioni, nella sinistra sia americana che britannica.
Lo dimostrano pubblicazioni come "Maranza di tutto il mondo unitevi", ove si teorizza l'alleanza tra avanguardie della sinistra antagonista e sottoproletariato immigrato.
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Se lucidamente o per improvvisazione intuitiva Lepore abbia in qualche modo fatto riferimento a questo scenario più ampio, saremmo di fronte a un calcolo politico spregiudicato che materializzerebbe uno scenario da incubo: analizzando la tendenza sul piano della composizione di classe, infatti, potremmo assistere a un'alleanza tra quelle èlite e quel ceto benestante che compongono la base della sinistra da una parte, e nuovi "lumpen" dotati di regressiva coscienza etnico-tribale dall'altra.
Un'alleanza anti-popolare e anti-proletaria, rivolta contro quegli abitanti delle periferie che denunciano la crisi del sistema cosiddetto multiculturale.
In sintesi potremmo vedere - come in definitiva già da un po' abbiamo iniziato a vedere - l'antifascismo farsi braccio armato del capitalismo.
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A questo scenario, non ci si può contrapporre con la modalità da piccolo-borghesi invocanti legge-e-ordine perché spaventati dagli scontri in quanto tali.
Né è pensabile fare affidamento su una destra che parla solo di immigrazione clandestina al fine di non mettere in discussione quell'assai più impattante immigrazione da lavoro che viene imposta - a tutti i governi di qualsiasi colore - dai potentati economici sia italiani che sovranazionali.
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Ci si può contrapporre solo togliendo le piazze alla sinistra e alla destra, per lasciare spazio all'autonomia popolare.
Il che, dinanzi alla crisi del modello cosiddetto multiculturale, significa saper dire - come tempo fa gli autonomi e popolari Gilet Gialli francesi - tanto NO al razzismo, quanto NO all'imimigrazione illimitata.

