Habermas, rieducatore e rovina intellettuale della Germania del dopoguerra
di Karl Richter - 19/03/2026

Fonte: EreticaMente
Offriamo ai lettori una riflessione critica in morte di Jurgen Habermas (1929-2026), l’ultimo dei francofortesi, il più influente intellettuale tedesco del dopoguerra, inventore di equivoci concetti quali “agire comunicativo” e “patriottismo costituzionale”. Il testo è tratto da www.noticiasholisticas.com.ar. La traduzione dall’originale tedesco è stata curata da Multipolar Press. La versione in italiano e le note sono di Roberto Pecchioli.
De mortuis nihil nisi bene, dei morti non si può che parlare bene. Nel caso di Jürgen Habermas, scomparso il 14 marzo scorso all’età di 96 anni, si giustifica un’eccezione. Habermas fu uno dei principali artefici dell’allineamento della Germania con l’Occidente dopo il 1945. Raggiunse questo obiettivo contagiando la sinistra politica con un marxismo modernizzato, arricchito da correnti intellettuali americane ed ebraiche, indirizzandola così in modo decisivo verso una posizione filoccidentale. In questo ruolo divenne uno dei più influenti propagatori della “rieducazione” tedesca del dopoguerra. Nato a Düsseldorf, Habermas – che durante la guerra fu un giovanissimo leader della gioventù nazista (Jungvolk) – divenne presto un prodotto di quella stessa rieducazione e si affermò come autorità morale della giovane Repubblica Federale. Nessun intellettuale ha plasmato l’auto percezione politica e civile della società tedesca occidentale del dopoguerra in modo tanto profondo.
Habermas insegnò ai tedeschi a ripudiare le proprie tradizioni e a cercare la redenzione nel linguaggio dei “valori occidentali”. Nel 1999, durante l’attacco della NATO alla Jugoslavia, plaudì apertamente all’intervento, presentandolo come poco più di un’”assistenza di emergenza legittimata dal diritto internazionale”. 1 Allo stesso tempo, si abbandonò alla magniloquente speculazione secondo la quale il mondo si stava muovendo “dal diritto internazionale classico degli stati sovrani al diritto cosmopolita di una società di cittadini del mondo”. 2 Le conseguenze di questo modo di pensare sono ora evidenti. Quando la Germania si riunificò nel 1989, Habermas reagì con fastidio, avvertendo che l’unità nazionale tedesca avrebbe potuto scontrarsi con “le regole universalistiche che governano la coesistenza di stili di vita uguali”. 3 Eppure, anche allora, furono principalmente le costruzioni teoriche di Habermas a scontrarsi con la realtà.
Dopo aver conseguito il dottorato nel 1954 sotto la guida dell’ex attivista nazionalsocialista Erich Rothacker e dopo aver pubblicato una delle prime critiche a Martin Heidegger, Habermas fu portato all’Istituto di Ricerca Sociale di Francoforte da Theodor W. Adorno, 5 figura centrale di quella che sarebbe diventata nota come Scuola di Francoforte. Lì trasformò la cosiddetta Teoria Critica di Adorno in un’elaborata dottrina della comunicazione, giocando così un ruolo decisivo nel ripristinare il prestigio intellettuale del marxismo nell’Europa occidentale improntando una nuova generazione di accademici e pensatori di sinistra. La sua opera principale, la Teoria dell’Azione Comunicativa in due volumi (1981), promette l’emancipazione attraverso il concetto di “discorso”, un discorso presuntamente “libero da dominazione”. Tuttavia, in pratica, il discorso habermasiano funziona esso stesso come un meccanismo di dominazione. Chiunque si rifiuti di accettarne le regole viene escluso dalla partecipazione. 6 È una teoria dell’esclusione che gran parte della sinistra ha interiorizzato al punto da disconnettersi completamente dalla realtà. Ciò risulta con chiarezza nell’ostracismo quasi religioso che viene oggi riservato al partito AfD (Alternativa per la Germania).
Allo stesso tempo, in Habermas il discorso diventa un sostituto dell’azione: discussioni interminabili prendono il posto di azioni concrete. Un’intera generazione, segnata dai movimenti studenteschi, ha assorbito questa mentalità ed è arrivata a occupare posizioni apicali in scuole, università, burocrazie di partito e sindacati: funzionari insopportabili e in gran parte improduttivi. Avere permesso a questo tipo di persone di dominare per decenni la trasformazione della società della Germania Occidentale ha portato il paese al suo stato attuale: intellettualmente, assomiglia a una landa desolata. La presunta filosofia di Habermas è una costruzione puramente cerebrale. Il suo linguaggio – labirintico, contorto e spesso al limite dell’incomprensibile – è un gioco infinito di termini astratti. In realtà, non offre né conoscenza né discernimento morale. Non contribuisce in alcun modo alla comprensione da parte di nessuno. Il fatto che quest’opera abbia soppiantato nelle università tedesche la tradizione filosofica da Platone a Heidegger ha rappresentato, per la terra dei poeti e dei pensatori, una sorta di morte cerebrale intellettuale.7
In questo contesto, riaffiorano alla mente le parole senza tempo di Confucio: “Se i nomi non sono corretti, il linguaggio non corrisponderà alla realtà. Se il linguaggio non corrisponde alla realtà, gli affari non possono prosperare. Se gli affari non prosperano, la morale e l’arte non possono fiorire. Se la morale e l’arte non fioriscono, le punizioni saranno inefficaci. Se le punizioni sono inefficaci, le persone non sapranno cosa fare. Pertanto, la persona nobile si assicura che i suoi concetti possano sempre essere espressi a parole e che le sue parole possano sempre essere realizzate attraverso le azioni. Tutto dipende da questo.”
Habermas occupa un posto di rilievo nella storia intellettuale: quello di distruttore del pensiero, di perturbatore di menti e anime. Per decenni è stato considerato l’autorità morale e intellettuale della Repubblica Federale Tedesca. Durante la disputa tra gli storici degli anni Ottanta, si è arrogato il potere di stabilire che cosa dovesse essere considerato “dicibile” in Germania. Qualsiasi tentativo di interpretare la storia tedesca da una prospettiva diversa da quella della colpa collettiva 8 veniva liquidato come “apologia”. Ha coniato il concetto di patriottismo costituzionale, 9 che è presto diventato uno slogan prediletto dai sostenitori di sinistra dello scioglimento della Germania. Tuttavia, la scelta è semplice: o il patriottismo o la Costituzione. I patrioti costituzionali hanno già perso. Le conseguenze complessive dell’influenza di Habermas sono state devastanti. Ha formato generazioni di accademici tesi a trasformare i conflitti sociali reali in discorsi astratti, offuscando al contempo il pensiero critico. Persino il movimento studentesco, che inizialmente mirava a un cambiamento concreto, è degenerato sotto la sua influenza in una setta dedita esclusivamente alla comunicazione. Grazie al predominio culturale della sinistra nei media e nelle istituzioni, questa mentalità ha plasmato la vita pubblica per decenni. In definitiva, Habermas è stato soprattutto il più grande manipolatore della mente tedesca dal 1945. Ci sono ben pochi motivi per piangere la sua morte.
NOTE
1.Nella storia e cronaca corrente, con le guerre aggressive dell’Occidente e di Israele e innumerevoli altri conflitti, la definizione di diritto internazionale formulata dopo la Seconda Guerra Mondiale si è rivelata un espediente comunicativo privo di efficacia concreta o di fondamento reale.
2.È qui evidente il distacco dal realismo giuridico di Carl Schmitt e l’adesione alla narrativa globalista del Nuovo Ordine Mondiale.
3.Paradossalmente, la Germania Orientale comunista aveva mantenuto alcuni tratti specificamente tedeschi sistematicamente distrutti nella parte occidentale della nazione.
4.La Scuola di Francoforte, nata nel 1923, trasferita negli Usa sotto il nazismo, fu una fucina di intellettuali tedeschi marxisti, tutti di origine ebraica, che cambiarono volto all’ideologia d’origine, trasformata in senso libertario e individualista (H. Marcuse), senza comunismo, ibridata con la psicanalisi di S. Freud
5.Theodor W. Adorno (1903-1969) fu il pensatore più lucido e complessivo della Scuola di Francoforte, autore di Dialettica dell’Illuminismo e La personalità autoritaria, destinati a diventare brodo di coltura del Sessantotto e di una concezione distruttiva della storia e della civiltà europea. La sua Teoria Critica riprende l’indagine sociale di Karl Marx, sbarazzandosi del nucleo centrato sull’aspetto economico, per estendersi a tutte le scienze sociali, dalla musica alla psicologia alla filosofia, dalla letteratura alla sociologia, destituendo di valore l’intero apparato ideale della cultura europea.
6.Non diversamente aveva agito, sul versante più propriamente liberale del dibattito culturale e politologico, Karl Popper con il concetto di Società Aperta, chiusa tuttavia a chi non ne condivide i presupposti.
7.Negli ultimi vent’anni la grande tradizione filosofica tedesca è stata rianimata da un pensatore germanofono di origine coreana convertito al cattolicesimo, critico della postmodernità tecnologica, Byung Chul Han (1959- ).
8.La questione della colpa collettiva dinanzi al nazismo (estesa ad altri aspetti della storia e della specificità nazionale tedesca) rappresenta un potente blocco intellettuale e morale che impedisce alla Germania di recuperare il senso di sé stessa. L’intera vicenda del popolo tedesco è interpretata come preparazione al fenomeno nazista e ogni rivendicazione “nazionale” un’apologia più o meno mascherata del regime hitleriano, inteso come immagine collettiva eternizzata della Germania.
9.Per Habermas, l’unico patriottismo possibile è legato all’esistenza di “buone” leggi pubbliche, sganciato da ogni altra considerazione o principio. In Italia il concetto è stato diffuso durante la presidenza di C.A. Ciampi (1999-2006) e collegato alla costituzione repubblicana del 1948, considerata come atto fondante dell’Italia. Una falsa rappresentazione storica basato sulla demonizzazione del fascismo ma anche della storia nazionale precedente.
