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I "liberatori"

di Paolo Borgognone - 28/02/2026

I "liberatori"

Fonte: Paolo Borgognone

Le trattative USA-Iran delle scorse settimane erano un diversivo teso a dare il tempo necessario a Stati Uniti e Israele per preparare la guerra. Le stesse richieste avanzate dagli USA all'Iran erano fatte apposta per essere rifiutare, poiché inaccettabili da qualsiasi governo. Nessun governo al mondo, neanche il più moderato e amichevole, potrebbe mai accettare di disarmarsi unilateralmente nel momento in cui è, tra l'altro, accerchiato da un imponente dispiegamento di forze ostili. Se l'Iran avesse accettato il disarmo intimato nelle trattative, USA e Israele l'avrebbero in seguito attaccato comunque, pagando un prezzo molto più basso per le loro azioni belliche. I negoziati erano una messinscena funzionale a creare, per gli USA, un pretesto di legittimazione del conflitto, affermando che l'Iran ha rifiutato ogni accordo quando in realtà era noto a tutti che quelle trattative erano fatte in modo tale per cui l'Iran non avrebbe mai potuto accettare i diktat che gli si volevano imporre. Provate a pensare: se gli USA fossero stati accerchiati da un imponente schieramento militare russo o cinese, avrebbero mai accettato di sottoscrivere con Russia o Cina un trattato di disarmo unilaterale? Inoltre, la guerra odierna ha niente a che vedere con narrazioni e intenti volti alla promozione dei "diritti umani". Neanche Trump, se non in brevi cenni cui forse manco lui crede, ha motivato l'attacco ricorrendo alla retorica liberal sui "diritti umani" da esportare in Iran. Lo stesso Trump ha invece più volte parlato delle motivazioni reali del conflitto, che sono di carattere strategico, economico, commerciale e di egemonia. L'unico velo che riguarda questa guerra è quello dell'ipocrisia liberal. Ed è un velo finalmente caduto, per lasciare almeno per ora spazio al cinismo di chi ostenta e utilizza illegalmente la forza per farsi i suoi interessi, non per esportare valori. La guerra preventiva è stata decisa durante l'ultimo incontro a Washington tra Trump e Netanyahu. Sono anni che Israele sta cercando di coinvolgere gli USA nel conflitto in Medioriente, perché Tel Aviv, da sola, non riuscirebbe a sconfiggere l'Iran. L'intervento degli USA è determinante per Israele, che l'ha voluto, cercato e ottenuto. Nel 2024 dissi che la politica estera di Trump sarebbe stata improntata a un approccio di relativo disimpegno dal fronte ucraino (delegando alla UE il conflitto, con annessi tutti i suoi enormi costi, contro la Russia) e di rinnovata esibizione muscolare, fino all'intervento diretto, nel "cortile di casa" (America Latina) e in Medioriente (Iran). Nel 2017 scrissi che la principale differenza in tema di politica estera tra i democratici "liberal" e i repubblicani "conservatori" era che i primi desideravano arrivare a Pechino via Mosca e i secondi desideravano arrivare a Pechino via Teheran. A distanza di nove anni posso dire di non essermi sbagliato di molto. PS la guerra Pakistan-Afghanistan, scoppiata guarda caso due giorni prima dell'attacco USA-Israele all'Iran, si inserisce in questo quadro strategico di perseguita profondità strategica USA verso la Cina. Infine, sembra retorico chiederselo ma, per dovere di onestà morale è sempre giusto ripeterselo: OGGI, 28 FEBBRAIO 2026, C'E' UN AGGRESSORE E C'E' UN AGGREDITO?... Oppure c'è un "liberatore" e c'è un "liberato"? I russi "invadono" e gli USA e Israele "liberano"?...