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I veri schiavi coloniali, gli ultimi rimasti al mondo, sono proprio gli europei

di Matteo Martini - 18/02/2026

I veri schiavi coloniali, gli ultimi rimasti al mondo, sono proprio gli europei

Fonte: Matteo Martini

Rubio a Monaco non ha fatto rimpiangere ben altre conferenze tenute nella stessa città.
Ma allora nel 1938 i regimi di destra in Europa, con la mediazione di Mussolini, riuscirono almeno temporaneamente e per pure ragioni tattiche (per lo più l'impreparazione dell'Italia) a presentarsi come interessate alla pace e a salvare lo status quo.
Rubio ha fatto un proclama agghiacciate agli europei ricordiamoci come "noi" siamo stati gli artefici di grandi imperi - dovrebbe aggiungere coloniali. Un invito a integrarci ancora di più dentro l'Occidente collettivo per tornare a ripercorrere, dietro la bandiera americana, i fasti dell'imperialismo, in particolare quello coloniale (increscioso anche solo ricordando che i padri della Costituzione americana erano insorti proprio contro un impero coloniale).
Ci sono almeno tre punti molto concreti per sputtanare questo delirio politico.
- Il primo è che il colonialismo bianco che nasce in età moderna dopo l'epoca dell'esplorazioni è stato possibile grazie a un unicum nella Storia: il fenomeno chiamato "Great Divergence", con cui a partire dal XVII secolo l'Europa ha sviluppato un netto e sostanziale stacco tecnologico rispetto ad Africa, India, Cina, Persia e gli altri regni asiatici. Questo fu questo fu un fenomeno complesso, ma dovuto soprattutto a fattori contingenti. Non basato su una superiorità intellettuale dei popoli bianchi come hanno ritenuto a partire dal Positivismo i teorici anglosassoni. La riprova è nel fatto che per secoli sono stati i cinesi, ad esempio, ad avere il primato tecnologico, prima che la Cina entrasse in una lunga fase di decadenza con l'ultima dinastia Qing.
- la seconda osservazione è di natura morale e penso che non sarà difficile persuadere del fatto che un tale discorso risulti impresentabile per qualunque osservatore terzo o qualunque persona dotata di buon senso.
Non so se qualcuno possa ritenere che la perdita di ipocrisie liberali o "dirittoumaniste" da parte dell'Egemone in declino sia un passo in avanti. Il perdere ogni pretesto etico-morale, per quanto ipocrita, in favore di una politica apertamente imperialista di primato e sfruttamento, furto di risorse e aggressione, è praticamente l'essenza del discorso pubblico americano della nuova amministrazione. Certo, qualcuno dirà, ora almeno sono espliciti, e possiamo non fingere di essere morali. Qualcun altro dirà che hanno gettato la maschera.
Questo indebolisce però il soft power e l'iniziativa ideologica. Con questa narrativa totalmente scoperchiata e cinica hanno rinunciato a coltivare il mito di una superiorità morale che hanno impiegato decenni a costruire, che certamente non c'era ma a cui molti se non tutti hanno finto di credere.
È una scelta perdente.
Resterà agli storici contemporaneisti, agli analisti politici e anche agli osservatori in generale di chiedersi perché a un certo gli Stati Uniti abbiano deciso di rinunciare ai cardini del discorso liberale in favore di un approccio del tutto post-moderno. Forse in una logica di scontro "The West vs. The Rest" qualcuno si sarà reso conto che le inferiori razze non-anglosassoni non hanno più la sveglia al collo e il naso forato, e insomma non si poteva più dargliela a bere. Che ormai tutti hanno compreso che la lotta per il nuovo ordine mondiale vede contrapposta la maggioranza globale contro i residui del neocolonialismo e di un ordine internazionale a guida occidentale. Data la polarità dello scontro, non ci sarebbe più nessuno da blandire con discorsi morali, né noi né loro. Restano però le nostre classi popolari a cui vorrebbero vendere sacrifici e guerre in nome di una conquista cinica di cui non vedrebbero i dividendi. Per questo la retorica dei diritti umani, della superiorità liberale, o del fardello dell'uomo bianco portatore di civiltà erano, e sarebbero rimasti, una efficiente sovrastruttura ideologica. In effetti non si comprende bene il senso di questa scelta che non risulta affatto vantaggiosa.
Ma forse fa parte dell'elemento "irrazionale", fatale o "cosmico" che guida le vicende storiche.
- vi è quindi un'ultima critica di natura pragmatica e strategica. Quello che Rubio è venuto a vendere agli europei è un nuovo patto federativo, un'arca dell'Alleanza a noi europei per unirci alle crociate coloniali del Nuovo Secolo americano. Ma il cinismo in fondo è proprio qui: i veri sudditi coloniali o vassalli degli Stati Uniti sono alla fine proprio gli europei (più il Giappone e pochi altri). Anziché condividere i vantaggi dello sfruttamento neocoloniale del mondo come almeno è accaduto negli ultimi 70 anni, e più ancora dopo la caduta dell'URSS, l' l'avanzata del mondo multipolare e delle potenze "revisioniste", sta lasciando a piedi l'Occidente collettivo. Sempre meno nazioni sembrano disposte ad adeguarsi alla sudditanza a un ordine come quello precedente. In questo mutato scenario ovviamente sono proprio gli Stati del Vecchio Continente, più della maggior parte dei Paesi africani, arabi o asiatici, ad avere zero o quasi autonomia strategica e classi dirigenti "compradore" del tutto pronte a vedersi; mentre, seppur con velocità diverse, molti Stati cominciano a reclamare il loro status di potenze regionali e la loro sovranità decisionale. Oggi l'India, la Turchia, l'Indonesia, o il Sud Africa hanno un'autonomia rispetto alle ingerenze statunitensi che nessuno Stato europeo, neppure la boriosa Francia della Force de Frappe, può anche solo sognarsi.
Per questo il discorso di Rubio agli europei è di una falsità disarmante, oserei dire imbarazzante: i veri schiavi coloniali, gli ultimi rimasti al mondo, sono proprio gli europei.
E poi basta fare "conferenze di Monaco". Portano sfortuna.