Medicina cinese, medicina totale
di Annarita Curcio - 18/02/2026

Fonte: EreticaMente
Noto per essere stato, tra gli anni Sessanta e gli Ottanta, uno dei maggiori conoscitori in Occidente della Medicina Tradizionale Cinese (MTC), Jacques-André Lavier (1922 – 1987) merita che si torni a parlare della sua immensa opera di divulgazione attraverso traduzioni di testi medici cinesi, articoli, nonché monografie capaci di restituire in tutta la loro complessità i princìpi che ispirano l’antica scienza medica cinese. Non stupisce quindi se per i tipi di IDUNA Edizioni è uscito nel 2025 il suo libro Medicina cinese, medicina totale, pubblicato da Grasset nel 1973 (Médecine chinoise, médecine totale) e tradotto in Italia, la prima volta, dalla Garzanti nel 1976. Prima, però, di illustrarne i contenuti, può essere utile offrire una sintesi del percorso medico compiuto da Lavier. Sembrerebbe che la storia e la cultura dell’Impero di Mezzo fossero destinati a segnare la vita del medico francese, se, com’è vero, alla precoce età di dodici anni iniziò a imparare da autodidatta gli ideogrammi e si avvicinò all’opera del padre gesuita Leon Wieger (1856 – 1933). Dentista di formazione, consegue il diploma nel 1953, parallelamente all’esercizio della sua professione, Lavier si avvicina all’Agopuntura, avviando una assidua e fruttuosa corrispondenza con Wu Wei-P’ing, allora professore di Agopuntura a Taipei e Presidente della Società di Agopuntura Cinese. Grazie a colui che è indubitabilmente il suo mentore, Lavier inizia ad approfondire la sua conoscenza e già alla fine degli anni ’50 è pronto per tradurne dal cinese l’opera: Formulaire d’acupuncture. La science des aiguilles et des cautérisations chinoises.
Nel 1961 egli ottiene il titolo di medico presso l’Ospedale di Agopuntura di Taipei. A questo punto, è ormai evidente che la carriera di dentista non fa più per lui, gli sta troppo stretta, dunque la abbandona senza alcuna esitazione per consacrarsi interamente alla ricerca e all’insegnamento della Medicina Tradizionale Cinese. Nel 1964, diventa dottore in Agopuntura e a partire dall’anno successivo si dedica altresì alla formazione di nuovi medici agopunturisti in Francia come in Belgio. Gli Anni ’70 e ’80 lo vedono impegnato in una indefessa opera di diffusione della medicina cinese, nel tentativo di combattere, riuscendoci, un pregiudizio generalizzato attraverso opere come Médecine chinoise, médecine totale (1973), e Bio-énergétique chinoise (1976). Veniamo adesso all’opera oggetto del nostro interesse. Renzo Corcos nella sua Prefazione non manca di ricordare che secondo l’opinione di molti sinologi la prima testimonianza scritta di medicina cinese risalirebbe al 2700 a. C. Qui è presente un concetto di incredibile attualità che ha a che vedere con la cosiddetta medicina preventiva: “Il medico che cura una malattia, quando questa si è già manifestata, è un cattivo medico. Giacché il suo compito è quello di depistare le malattie prima che esse si manifestino” (p. 5).
Medicina cinese, medicina totale si attesta come un’opera che, ben lungi dall’essere un manuale a uso di volenterosi apprendisti, precisa ancora Corcos a ragion veduta, presenta una panoramica dei dettami filosofici e dottrinari che innervano la Medicina Tradizionale Cinese alla luce di un non troppo dissimulato scetticismo nei confronti dei tanto millantati progressi della moderna medicina occidentale, aspetto quest’ultimo di non trascurabile rilevanza. Lavier, infatti, fin dalle prime pagine chiarisce il significato di Tradizione, da intendersi come: “Scienza dei nostri antenati” la cui prerogativa è quella di essere “universale”, “immutabile” e di utilizzare “il linguaggio dei simboli”. L’obiettivo precipuo che si prefigge col suo studio è quello di presentare “[…] il punto di vista tradizionale in materia di medicina, senza cercare tuttavia di volgarizzare ciò che non potrebbe esserlo, perché chi dice volgarizzazione dice semplificazione, e quindi alterazione” (p. 11). All’Introduzione, in cui Lavier esplicita i suoi intenti, seguono ben tredici capitoli nei quali sviscera la materia con un linguaggio seducente, ma non privo di asperità per chi vi si affaccia per la prima volta. Con questo, si badi bene, non intendiamo affermare che si ha a che fare con un saggio accessibile a pochi eletti. In capitoli come L’uomo tra cielo e suolo e la Storia dell’uomo l’autore ci introduce alla prospettiva fondamentale secondo cui l’uomo è unità di corpo, mente e spirito, che obbedisce alle stesse leggi che governano l’universo, legato al concetto di Dao e alla dualità polare Yin/Yang, opposti e complementari che esistono solo l’uno in relazione all’altro. Tuttavia, è nelle sezioni centrali del volume che si manifesta appieno, a nostro parere, l’originale contributo di Lavier alla divulgazione di una scienza medica che presenta ancora oggi numerosi e notevoli spunti di riflessione. La lettura di capitoli come La malattia, La diagnosi precoce e Il medico di fronte al malato risulterebbe, lo affermiamo convintamente, molto istruttiva per chi esercita la professione medica, quale che sia la sua specializzazione. A tal proposito, non possiamo tralasciare di menzionare l’acribia con cui Lavier si dedica a ridimensionare se non addirittura a demonizzare il mortificante approccio occidentale al malato secondo “le specializzazioni mediche”. Egli scrive: “Per la medicina tradizionale un tale metodo di spezzettamento in specialità diverse è perfettamente inconcepibile, perché essa […] ha scelto di studiare logicamente l’ammalato, non solo nella sua interezza, tenendo conto di tutti i suoi piani […], ma anche allargando ulteriormente il proprio campo visivo, prendendo in un certo modo maggiore altezza, per situare il soggetto nel suo ambiente, in tutti i suoi rapporti con la manifestazione, scorgere insomma l’uomo totale” (p. 104). Denso di numerose implicazioni e di profonda attualità è anche l’idea per cui il medico che si forma alla “scuola della Tradizione” possiede i mezzi per prevenire la malattia prima della sua insorgenza. Lo strumento principe è l’esame del polso del paziente. Lavier dedica molte pagine all’argomento, riuscendo, persuasivamente, a elencare le modalità di questo “ascolto”, nonché i benefici in termini di prevenzione. Dovremmo andare dal medico anche quando pensiamo di essere in buona salute, e non soltanto, suggerisce Lavier, quando i sintomi di una malattia si manifestano, affinché il dottore possa individuare in tempo i possibili stati patologici di là da venire. Quando invece il malato deve essere esaminato in funzione di sintomi manifesti, il medico tradizionale dovrà, prima di prescrivere la cura, classificare i sintomi. Ad esempio, nel caso di un’infiammazione siamo in presenza di un aumento della fisiologia, chiamato eccesso (Cheu). Di fronte invece a perdite di sensibilità, ci troviamo in presenza di una ipofisiologia, di una carenza (Hsu). Per curare l’ammalato il medico ha, secondo i testi classici cinesi, diversi mezzi tra cui: l’apertura del conscio, l’alimentazione della struttura, la prescrizione dei rimedi, l’applicazione dell’Agopuntura. Rimandiamo il lettore ai capitoli conclusivi del testo per un resoconto dettagliato dei suddetti metodi terapeutici.
In Appendice Lavier conclude presentando le sei costituzioni dell’uomo secondo altrettanti caratteri cinesi antichi debitamente illustrati così da non lasciare adito alla fantasia. Ebbene, il carattere Wang rappresenta il Re-pontefice, ovvero colui che detiene al tempo stesso il potere materiale (il Suolo fa il Re), e l’autorità spirituale (il Cielo fa il prete). Egli è un tipo di essere in perfetto equilibrio; “stato rarissimo” chiosa Lavier: “che merita il conferimento di tali titoli” (p. 182). L’auspicio è che tramite la consultazione, non distratta né frettolosa, di questa opera il lettore possa compiere un passo in più verso uno stato di equilibrio psicofisico non dissimile da quello, per l’appunto, del Re-pontefice.
* Un ringraziamento all’orientalista Riccardo Rosati che ha portato alla nostra attenzione il volume.

