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Il caso italiano

di Daniele Perra - 28/01/2026

Il caso italiano

Fonte: Daniele Perra

Kenneth Waltz, nel suo libro "Teoria della politica internazionale", afferma che l'obiettivo primario di uno Stato debba essere l'evitare di essere dominato da un altro Stato. 
Ora, so perfettamente che l'Italia (da sola) non può di certo ambire al ruolo di grande potenza. Siamo un Paese decrepito, de-industrializzato e privo di risorse. E lo stesso Waltz ricorda che non è solo la forza militare a generare potere, ma anche il possesso, la gestione e/o il controllo di risorse critiche e strategiche. Per questo motivo, grandi potenze sono anche quelle che hanno capacità di "isolarsi" e di rinunciare (nel caso) all'interdipendenza con altre regioni globali (oggi, forse, solo la Russia potrebbe farlo; sempre meno gli USA che non possono prescindere dal loro dominio finanziario globale per rimanere in piedi - non a caso si parla di un uomo di BlackRock a capo della FED). Questo, inoltre, rende difficilmente immaginabile il sogno di una "Europa potenza" senza suddetto controllo/gestione di risorse (che possono arrivare solo da sud o da est).
Detto ciò, tornando al caso italiano (ma la cosa è comune ad altri Stati europei), colpisce il fatto che il principio base di esistenza di uno Stato (evitare il dominio di un altro) non abbia alcun valore per la nostra politica che, anzi, fa tutto il possibile per rendere più facile il dominio dell'altro: industria strategica svenduta; telecomunicazioni in mano ad asset della CIA; magistratura influenzabile da elementi esterni al Paese; cybersicurezza ceduta ad Israele; presenza di milizie e servizi di intelligence stranieri in occasione di eventi sportivi; senza considerare le continue umiliazioni che abbiamo subito sul piano internazionale almeno dalla distruzione della Libia in poi, non ultima la ridicola pantomima del nostro ministro degli esteri che è arrivato a giustificare lo sfregio all'Arma dei carabinieri perché fatto da un soldato israeliano e non da un colono (come se facesse una qualche reale differenza). Non solo, uno "Stato debole" come l'Italia, in linea teorica, dovrebbe stare molto più attento al commettere errori nello scenario internazionale. Abbiamo margini di errore minori. Invece, continuiamo a persistere imperterriti nei medesimi errori strategici in nome di un asservimento ormai obsoleto e rovinoso. Primo fra tutti, l'incapacità geopolitica di valutare concretamente la nostra posizione geografica. Probabilmente, qualcuno è convinto che ci troviamo nel Golfo del Messico e non nel Mediterraneo.