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Sudditanza

di Massimo Fini - 28/01/2026

Sudditanza

Fonte: Massimo Fini

E’ stata ventilata la possibilità che durante il periodo delle Olimpiadi di Milano Cortina le nostre forze di sicurezza siano affiancate da elementi dell’ICE (Immigrations and Customs Enforcement) col pretesto di proteggere JD Vance, vicepresidente degli Usa e Marco Rubio, segretario di Stato. Dal ministro degli interni Matteo Piantedosi e tantomeno dal Presidente del consiglio Giorgia Meloni è avvenuta una secca e precisa smentita su questa eventualità. Al contrario Attilio Fontana, Presidente della regione Lombardia, l’ha confermata anche se poi, da buon rappresentante della Lega, non quella di Bossi ma di Salvini, ha fatto qualche passo indietro. Anche solo ventilare questa possibilità, cioè che uomini dell’Ice affianchino le nostre forze di polizia, è indice, come ha notato Avs, di una perdita di sovranità sul nostro territorio. E questa è la questione principale, senza però dimenticare i metodi feroci, spietati e largamente illegali dell’Ice, contestati anche all’interno degli Stati Uniti. Dopo l’assassinio di Renee Nicole Good è recente quello di Alex Pretty, un infermiere attivo nel campo della terapia intensiva e definito invece da Donald Trump un “terrorista”. Tutte le immagini documentano che Pretty non aveva nessuna intenzione aggressiva. Buttato a terra da quelli dell’Ice prima è stato colpito dai gas lacrimogeni e poi freddato con dieci colpi di pistola.
La violenza dell’Ice è tale che diversi Stati Nord americani, a cominciare dal Minnesota, dove sono avvenuti l’omicidio di Pretty e della Good, hanno chiesto che l’Ice si “levi letteralmente dai coglioni”, come avevamo scritto in un nostro precedente articolo.
L’Italia è suddita degli Usa dalla fine della Seconda guerra mondiale, basi americane anche nucleari sono in Italia e militari americani godono di una sorta di immunità anche quando commettono, volontariamente o per un eccesso di disinvoltura, reati di diritto comune. Non è stato mai perseguito e condannato il pilota americano “Rambo”, Richard J. Ashby, che volendo fare il fenomeno e volando a bassissima quota in territorio alpino aveva reciso le funi di una funivia provocando la morte di venti persone. Se ne è tornato negli States e chi s’è visto s’è visto. Non sono stati mai processati né tanto meno perseguiti i militari americani di base, soprattutto a Napoli, che periodicamente stuprano le donne del capoluogo campano.
Ed è anche inaccettabile che ci accorga oggi e solo oggi delle violenze dell’Ice perché sono stati minacciati dei giornalisti italiani. Le violenze dell’Ice c’erano state già prima e ci saranno anche dopo tanto che qualcuno l’ha paragonata alla Gestapo, col timore che voglia introdurre i suoi metodi razzisti (ma questo è fare un torto ai nazisti) anche in Italia.
Ma in questa occasione, anche solo suggerendo la presenza dell’Ice a Milano per collaborare con le nostre forze di polizia, si è superato ogni limite di decenza.
E’ dalla fine della Seconda guerra mondiale che l’Italia, con l’eccezione di Andreotti quando era ministro degli Esteri e per un breve periodo e molto limitatamente di Craxi, è suddita degli yankee.
Col governo Meloni, dati i legami della premier non solo con gli Usa ma anche personali con Donald Trump, questo soccombismo ha raggiunto e superato i limiti che abbiamo cercato di documentare. In Italia gli Stati Uniti non hanno di nessun regime change, il regime che c’è attualmente gli basta e anche gli avanza (è stata la Meloni a definire l’aggressione al Venezuela “legittima”) ma mentre gli stessi americani denunciano le violenze dell’Ice (per cui negli Stati Uniti è in atto una quasi guerra civile con milioni di cittadini americani, bianchi, non solo neri o afro) noi non si fa un plissé, a meno che non colpiscano giornalisti italiani. Ma solo questo fatto ci dice che noi siamo sudditi degli americani più degli stessi americani.