Il Patto di mutua difesa della Mecca si allarga?
di Filippo Bovo - 25/08/2026

Fonte: Filippo Bovo
Sin da principio, il Patto di mutua difesa della Mecca tutto è parso fuorché anti-iraniano ed anti-sciita. Gli esempi d'intersecazione nei rapporti che paesi come Arabia Saudita, Pakistan e Turchia hanno con l'Iran si sprecano; e in generale sono molte più le convenienze ad unirsi nella tutela dei propri comuni interessi che a dividersi con un vantaggio che andrebbe a beneficio degli USA e soprattutto di Israele.
Dopotutto, l'ordine politico a guida israelo- americana in Medio Oriente è in vistoso tramonto; e proprio iniziative come il Patto della Mecca testimoniano la volontà delle potenze regionali d'assumersi in proprio la realizzazione di un nuovo ordine politico regionale, di una nuova architettura di sicurezza, segnando con ciò un marcato passaggio dall'unipolarismo a guida americana al multipolarismo. A che pro dividersi? Per fare una favore a chi, alimentando e praticando in ogni modo il divide et impera, ha fatto di tutto puntellare il vecchio ordine politico che intanto gli sfuggiva di mano? Una delle prime, marcate sconfitte subite da Israele e dagli USA nella guerra che hanno avviato per riaffermare un ordine già in palese declino è stata, paradossalmente, la sua ancor più palese distruzione.
Il vecchio ordine politico, ovvero la vecchia architettura di sicurezza, a regia israelo-americana, è decaduto per effetto delle sue enormi contraddizioni, visto che alla prova della verità ha dimostrato solo di servire a coprire, peraltro malamente, Israele a spese delle altre potenze regionali che, malgrado tutto, ne erano pur sempre partner; certo, partner sempre meno fedeli, sempre più gravitanti anche verso altri blocchi egemonici guardati con sospetto da Washington, ad esempio la Cina; ma pur sempre partner. Gli sviluppi economici dell'ultimo quarto di secolo, con flussi energetici e commerciali sempre più diretti ad Oriente che ad Occidente, sono stati l'acqua che ha eroso le fondazioni di quel vecchio ordine politico; quando poi è giunta la novità dell'accordo di ricomposizione tra Iran ed Arabia Saudita mediato nel 2023 da Pechino, che ha aperto le porte a maggiori ricomposizioni tra sunniti e sciiti, i suoi pilastri hanno proprio cominciato a cedere. Impossibile parlare di Accordi di Abramo od altre sciocchezze in presenza di fattori tanto determinanti.
Di conseguenza, non sorprende che oggi si valuti un allargamento del nuovo Patto della Mecca proprio a candidati come l'Iran. A darne notizia, la testata al-Mayadeen, riportando le parole del presidente del parlamento iraniano, Mehdi Raimi. Come neppure sorprende la proposta irachena di dar vita ad un Consiglio di coordinamento della sicurezza congiunto con Arabia Saudita e Iran, che senz'altro recherebbe un immenso beneficio alla tenuta politica di Baghdad con tutti i relativi benefici che indirettamente s'avrebbero pure nel resto della regione. Le parti avranno modo di discutere congiuntamente le due proposte, ricomponendo tramite il dialogo le loro differenze e rimarcando le loro comunanze.
Certo, non giudicando con favore questi sviluppi, Washington e Tel Aviv tenteranno ancora in tutti i modi, nelle prossime settimane e mesi, di perturbare e compromettere il quadro regionale. Ma ciò che non ha funzionato sin qui, non funzionerà domani. Indietro non si torna.
