Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / La sinistra si ritira dal woke?

La sinistra si ritira dal woke?

di Antonello Cresti - 25/08/2026

La sinistra si ritira dal woke?

Fonte: In Lucca Veritas

Da qualche tempo qualcosa sembra muoversi nel campo progressista. Negli Stati Uniti Alexandra Ocasio-Cortez ha definito «follia» una certa stagione del woke; Susan Neiman ha sostenuto che il woke sia addirittura strutturalmente estraneo alla tradizione della sinistra; anche in Italia non mancano oggi prese di distanza e riposizionamenti. Benissimo. Ma prima di salutare questa svolta come una conversione al buon senso, io aspetterei.

Il primo motivo è che il woke e il politicamente corretto non sono stati soltanto un insieme di idee sbagliate: sono diventati una patologia sociale. È una distinzione decisiva. Un'ideologia si può abbandonare con una dichiarazione politica; una patologia, una volta penetrata nei gangli di una società, continua a produrre effetti anche quando cambiano le parole con cui la si descrive. Ha investito scuola, università, comunicazione, cultura, istituzioni, linguaggio pubblico e persino i rapporti quotidiani. Per questo il semplice retrofront di chi l'ha alimentata non equivale affatto alla guarigione dell'organismo.

Ma c'è una seconda ragione, forse ancora più interessante, per mantenere qualche dubbio: quella culturale potrebbe essere anche una scelta strategica. Il woke entra infatti in collisione, su molti temi, con una parte del mondo islamico tradizionalista o fondamentalista. Se la sinistra occidentale considera l'immigrazione, e in particolare quella proveniente da Paesi a maggioranza musulmana, un bacino elettorale destinato ad acquistare un peso crescente, prima o poi deve fare i conti con questa contraddizione. Potrebbe allora scoprire che alcune battaglie identitarie, un tempo considerate irrinunciabili, sono diventate elettoralmente ingombranti.

Ed è qui che nasce il mio sospetto. E se il superamento del woke non fosse il ritorno della sinistra all'universalismo, alla centralità sociale e alla libertà individuale, ma semplicemente l'adattamento a un nuovo blocco sociale ed elettorale? Non sto sostenendo che sia necessariamente così. Sto dicendo che è un'ipotesi troppo interessante per essere ignorata. La politica, del resto, non si giudica soltanto dalle parole che pronuncia, ma anche dai mondi sociali che sceglie di rappresentare.

Per questo, più che chiedermi se il woke stia morendo, aspetterei di vedere che cosa nascerà al suo posto. Se sarà una vera autocritica, potremo soltanto prenderne atto positivamente. Se invece sarà una trasformazione tattica, avremo semplicemente assistito all'ennesimo cambio di pelle. E forse il woke non sarà affatto finito: avrà soltanto trovato una forma più conveniente per sopravvivere.