Il re del caos
di Marco Della Luna & Franzaldo Di Paolo - 07/04/2026

Fonte: Italicum
Allora era questo il famoso Patto di Anchorage? Non chiudere rapidamente il fronte ucraino, ma coltivarlo, aprirne altri e destabilizzare il mondo per implementare la zoppicante Agenda 2030, il Novus Ordo a Chao? Sostituire le ormai discreditate emergenze climatica e pandemica con un’emergenza energetica provocata via sanzioni alla Russia e guerre in Medio Oriente, per arrivare al medesimo obiettivo di lockdown, ingabbiamento e controllo totale?
A Washington non potevano essere tutti tanto sprovveduti da non sapere che Teheran avrebbe reagito al loro attacco chiudendo lo stretto di Hormuz e togliendo al mondo un quinto del petrolio e del gas. Non potevano non sapere che colpendo le acciaierie e le miniere iraniane avrebbero tolto al mondo anche un quinto del ferro e un terzo dell'elio, necessario per l'informatica e prodotto dal Qatar. Né potevano tutti ignorare quanto il carente approvvigionamento globale dei fertilizzanti chimici di origine petrolifera, soprattutto in stagione di semina, avrebbe innescato col tempo una crisi alimentare planetaria; o infine trascurare la ricaduta dell’impennata dei costi energetici, non solo sui prezzi diretti di elettricità e trasporto, ma sull’intera catena logistica delle merci, attivando un ciclo inflazionistico fuori controllo.
Alcuni in quelle stanze sapevano che avrebbero precipitato il pianeta in una crisi imprevedibile per profondità, durata e conseguenze. Lo sapevano benissimo, e lo volevano, i sussurratori all’orecchio della Casa Bianca, perché questo è il piano: sfasciare il sistema, creare il caos, giustificare il lockdown energetico, arrivare al razionamento legato a una tessera di reddito universale (in CBDC) e di obbedienza sociale, sanitaria ed ecologica. Nell’ordine, ma non esaustivamente: impoverire i più ampi strati di popolazione fino alla riduzione in schiavitù della dipendenza da sussidi, con un pugno di entità multinazionali in conduzione privatistica del nuovo collettivismo; azzerare la mobilità privata e l’accessibilità a tutti dei voli aerei, da cui saranno esentati solo i miliardari con i loro Certificati Verdi, una misura inutilmente tentata con la propaganda green e i progetti come C40, ora realizzata in via obbligata grazie alla crisi dei carburanti; indurre al consumo di cibo totalmente artificiale (se non addirittura distopicamente cannibalico come nel sinistro film Soylent Green del 1973) laddove le campagne filo-ortotteri e filo-invertebrati avevano fallito; creare il caos sociale affinché siano i “buoni padri di famiglia”, stremati, a richiedere una società del controllo. La quale, gestita operativamente dai nuovi campioni della Silicon Valley come la cosiddetta “mafia di PayPal” (Musk, Thiel & Co.), si presenterà col volto asettico della tecno-sorveglianza biometrica, addirittura come una misura sanitaria di igiene sociale.
Sono questi i presupposti della società orwelliana di controllo totale in tempo reale, quella recentemente testata con l'operazione pandemica e praticamente attuata in Cina, da realizzarsi magari nelle super-nazioni continentali preconizzate dallo scrittore britannico, ciascuna con le sue caratteristiche ma con i medesimi fini. Anche i favolosi BRICS stanno implementando in silenzio le medesime politiche auspicate dall’Agenda 2030 e dallo World Economic Forum.
Il software è sempre pronto e Trump – con i suoi fanatici consigliori quali Kushner & Witkoff o Hegseth – era la persona giusta per assumersi la responsabilità di tali passaggi: narcisista esaltato e apparentemente squilibrato, benché i soliti QQ (i credenti di Q-Anon) ancora credano che stia eseguendo un grande e nobile piano di liberazione dell'umanità dalla cabala satanico-finanziaria anglo-franco-sionista. Sì, noi abbiamo un nemico che ci minaccia: i burattinai di Trump, di Ursula, di Rutte, ancor prima e più di tali fungibili “pedoni con la corona”. Costoro s’illudono d’essere i decisori, in quanto assisi su troni presidenziali, eppure sono le grandi oligarchie del denaro e della monetazione (privatistica) ad aver permesso la loro investitura finanziandone le imprese e campagne promozionali. Poi ciascuno di essi agisce meccanicamente secondo il proprio tornaconto più o meno meschino, e secondo le proprie inclinazioni, contribuendo però in tal modo, senza neppur avvedersene, al disegno del Caos ch’è adesso il fine più immediato per procedere dunque al reset controllato di un sistema ormai implodente. Se noi fossimo i decisori negli ipotetici circoli della sovragestione avremmo scelto proprio un vanesio senza scrupoli, superficiale e declinante come Trump – vieppiù esaltato dal "successo" venezuelano, al netto delle ovvie complicità interne – per adempiere credibilmente al compito del cavallo matto nonché per copiare, ove necessiti, la strategia del cane pazzo di Moshe Dayan.
Il crollo della offerta di elio, necessario per i computer, non intaccherà gli impianti di controllo militari, mentre può fare crollare la capitalizzazione di tutto il settore informatico e dell'AI, una bolla costruita sull'attesa del suo boom, e del connesso modello di sviluppo - con effetti generalizzati e di margin call. I valori immobiliari del Golfo sono pure a rischio, e anche da un loro crollo partirebbero simili effetti, onde d’urto a rapida espansione.
Trump aveva fatto danno già con i suoi dazi (primari e secondari) che, oltre a colpire il libero commercio mondiale, si sono scaricati (quelli diretti) al 90% sugli USA stessi in termini d’inflazione e di conseguente perdita di consenso – cosa di cui a Trump pare non importare, nonostante l’incombere delle elezioni di mid term. Tale indifferenza non è da leader democratico ma da esecutore tecnocratico, più o meno consapevole del suo ruolo. E a Washington o in altri centri di potere reale, di nuovo, non potevano non prevederlo, quindi lo hanno voluto.
Con le sue sparate su Panama, Canada e Groenlandia, con la sua pirateria e gli omicidi senza processo in acque internazionali, col blocco navale a Cuba, con l'operazione Maduro, con la guerra non giustificata e non dichiarata all'Iran, col suo continuo e deliberato mentire e contraddire se stesso, con i suoi clamorosi voltafaccia – che provocano oscillazioni di borsa, opportunamente anticipate e sfruttate dagli insider traders e scaricate sui consumatori e sui piccoli investitori – Trump inoltre ha vanificato la legalità internazionale e creato confusione, portando così avanti il piano del caos anche per questa via.
I fatti sono troppi e troppo convergenti per essere realisticamente interpretabili, come vorrebbero ancora oggi, i cultori del credo Q. Un credo che risorge e galleggia come tutti i credi per effetto del bias finalistico della psiche umana, quello che vistosamente si manifesta nel fatto che i bambini credono, ad es., che il sole esista per scaldarci e che le mele si formino per farsi mangiare, e in generale che il mondo sia ordinato e guidato da una finalità, da un’entità superiore, ‘olistica’, che dia un senso positivo e intenzionale a tutto ci che accade, escludendo l’accidentalità. Questo bias viene contenuto (più o meno a seconda del livello intellettivo e culturale) dalla maturazione del pensiero, dallo studio, dalla riflessione, ma permane quantomeno come sostrato, pronto a riattivarsi nelle condizioni regressivanti, come la paura, la confusione e la frustrazione impotente.
Come magistralmente espresso in un recente articolo di Weltanschauung Italia [riportare link: https://www.weltanschauung.info/2026/03/narrative-q.html?m=1] riferito alla narrazione trumpista di Q, “esiste una tipologia di narrazione che non può mai essere smentita dai fatti, perché si è costruita l'immunità logica come condizione fondante… Il meccanismo è semplice: quando una previsione non si avvera, non è un errore, è parte del piano. Quando il piano viene smentito, era ovvio che sarebbe andata così. Quando anche questa spiegazione cade, emerge un piano dentro il piano. La teoria non spiega mai la realtà, la insegue, adattandosi camaleonticamente ad essa”.
Ne risulta una narrativa perfetta, inattaccabile seppur fallace, giacché non è previsto a priori che Trump possa sbagliare: ogni sua azione, qualunque essa sia, viene post-razionalizzata dentro lo schema, come le azioni di Dio nella teodicea. “Se fa la guerra è per evitare qualcosa di peggio, se non la fa è il messia della pace, se è amico con un nemico lo sta trollando, se litiga con un alleato è una strategia. Un sistema che spiega sempre tutto senza spiegare niente”.
Tale narrativa con struttura da romanzo popolare viene contrabbandata per finezza politica, geopolitica, geoeconomica – perfino metafisica. Non manca nessuno tra gli ingredienti canonici del genere. V’è il protagonista salvifico, il quale vieppiù titilla lo spirito messianico dei suoi fautori; v’è il grande piano nascosto il quale, agendo nell'ombra, condurrà alla sconfitta finale delle élite in un futuro apocalittico sempre spostato in avanti e sempre richiedente una cieca fede dell’adepto (sul divano). L’imminenza della vittoria spinge alla perseveranza, come in ogni serie ben costruita, nell’attesa di un finale procrastinato di continuo – e nel frattempo genera profitti nonché visibilità ai suoi sacerdoti, fors’anche retribuiti secondo un recente articolo d’un canale ticinese.
Questo fondo di attesa messianica, questa escatologia da romanzo popolare, con tutta la sua carica mitopoietica e al contempo inattivante, è significativa dei tempi e dei luoghi mobilitati per il conflitto preordinato al caos dei tempi ultimi: il sostrato calvinista degli USA e quello millenaristico di molti sostenitori d’Israele.
Come reagire, come contrastare, come difendersi, come bust the plan, degli uni e degli altri? Il grosso della difesa, come al solito – in attesa che gli dèi stessi accechino chi vogliono perdere – ce lo fornisce la stessa, enorme complessità del sistema mondo, che mal si lascia governare e irreggimentare, e finora ha fatto prevalere l’imprevisto, l’eterogenesi dei fini, la rottura non preordinata. E qualcosa possiamo aggiungere noi, smascherando e divulgando il piano stesso, per ‘bruciarlo’; e confutando e ridicolizzando la sua narrazione, i suoi corifei, i suoi esecutori, i suoi beneficiari.
Forse anche il nostro modesto disvelamento è un agire secondo la massima d’integrità interiore della Bhagavad Gītā: “Impegnati nella battaglia senza badare a piacere e dolore, guadagno e perdita, vittoria e sconfitta”. E poi con serena dignità, con attiva vigoria e ardimento, occorre sposare l'ineffabile Amor Fati.
