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Il totalitarismo del bene

di Antonio Marinier - 21/07/2026

Il totalitarismo del bene

Fonte: éléments

Ecologia redentrice, scuola sotto tutela ideologica, giustizia militante, bambini sottratti dalle loro famiglie in nome del Bene: ne "La Repubblica di Gaia", Alexis Legayet spinge ai loro limiti le tendenze liberticide del nostro tempo. Nutrito dalla filosofia di Platone, dall'umorismo nero e da una mordente ironia, la nuova distopia di questo prolifico romanziere è sia divertente che inquietante. Intervista a un autore che ha scelto le armi della satira piuttosto che quelle del saggio.

Nella Repubblica di Gaia, la Francia è passata sotto il dominio di una potenza ambientale radicale. In nome del Bene, del clima, dell’inclusione e della protezione dei più deboli, tutte le istituzioni – scuola, giustizia, assistenza sociale per i bambini, i media – vengono gradualmente conquistate da una nuova morale ufficiale. Attraverso diversi personaggi, tra cui Alice, una giovane insegnante convinta a incarnare il Progresso, Alexis Legayet descrive una società in cui prevalgono certezze ideologiche sulla realtà, dove il sospetto permanente detta le relazioni sociali e dove l’educazione serve a plasmare un “uomo nuovo”. Nutrita dai dibattiti contemporanei (in particolare sulle disfunzioni dell’ESA) e dai riferimenti filosofici (in particolare a Platone), questa distopia politica mescola umorismo, caricatura e riflessioni sulle possibili derive di una società persuasa ad agire in nome del Bene.

ELEMENTI. Il vostro lavoro ricco di quindici romanzi è un misto di satira filosofica e anticipazione su certe derive del nostro tempo (femminismo castratore, anti-specie ed ecologismo radicale, onnipresenza dell'IA). Hai scelto di passare attraverso la finzione, l'ironia e grottesco piuttosto che il saggio. Cosa ti permette di dire il romanzo che il saggio o la galleria non lo farebbe?

ALEXIS LEGAYET: All’origine di ciascuno dei miei libri, c’è davvero il desiderio di esplorare una questione del nostro tempo. Su questo punto, e per quanto mi riguarda, la forma romanzo ha un quadruplo privilegio sul saggio sociologizzante o filosofico: quello di essere una finzione, tolto da principio da una posizione di verità; quella di incarnare le idee – nei corpi, nelle storie appassionate che la logica astratta tende naturalmente a farci dimenticare; quella – che non è nulla – a divertirsi (e a divertirsi

E tutto questo va insieme: qualunque cosa nella lotta tra i conservatori e i progressisti, sono piuttosto a cuore dalla parte del primo, non solo devo ammettere la mia incapacità di trovare a causa delle mie posizioni spontanee, ma, ancora di più, che la forza degli argomenti è spesso dalla parte del secondo.

Che cosa, per esempio, opporsi agli argomenti morali dei vegetariani, se non l’abitudine e la tradizione che, dal punto di vista della ragione, non sono forse altro che forme mistificate della legge del più forte? Eppure qualcosa resiste... anche se destabilizzato, non ne sono convinto. Quindi, in particolare per vedere un po’ più chiaramente, l’idea di incarnare di più questi discorsi; perché se la verità è (forse) alla fine indecidibile – da questo punto di vista, ho una posizione scettica – rimane che i discorsi progressisti e conservatori mobilitano corpi e passioni che, nel loro confronto, scrivono storie potenziali in cui queste questioni del nostro tempo si svolgono.

Come ogni romanziere, prendo poi uno spettatore di questa lotta di cui cerco di sposare la logica ideale e appassionata (quella dei miei personaggi, quella delle situazioni) senza sapere in anticipo dove mi porteranno. Da qui un disimpegno di principio: nei miei romanzi almeno, cerco di non schierarmi, ho lasciato che i miei personaggi interpretassero il loro ruolo, ovunque possa condurli in questa commedia. Da qui il fatto che a proposito dello stesso libro (God-Denis o del pollo divino), i vegani mi hanno ringraziato per aver preso causa per gli animali (ero stato addirittura selezionato per un premio animalesta), quando vecchi conservatori carnivori si incantavano, loro, che mi interessa così allegramente non si preoccupano degli animalisti...

Dal punto di vista letterario, inoltre, questo disimpegno mi sembra del tutto essenziale. Se non fossi disimpegnato (temporaneamente, parzialmente, letterariamente...), non potrei divertirmi con situazioni a volte oggettivamente tragiche – perché è questo che fa il romanziere – questo sadico! – che a volte gode e ride non solo del male in cui fa precipitare i propri personaggi, ma dai mali del mondo stesso, che sono tutti per lui un’ottima occasione per scrivere.

Si verifica una tragedia senza precedenti: attacco, omicidio, suicidio, cosa so? Tutti urlano, piangono, alzano i pugni! Il romanziere, lui, giubileo (in parte, ovviamente): "oh, la bellissima storia! »

Un esempio: questo romanzo (La Repubblica di Gaia) sviluppa l’idea di collocamenti abusivi dei bambini da parte di un’ESA (Assistenza Sociale per i Bambini) messa al servizio di uno stato ambientale con l’obiettivo di liberare i giovani dall’influenza dannosa delle famiglie. Ricordo quando l'idea germogliò. Ero in macchina, ad ascoltare la mattina di Radio Courtoisie. Un avvocato ha detto che la metà dei collocamenti per bambini erano collocamenti abusivi. La metà! Sono circa 150 000! 150 000 bambini, in Francia, strappati ai genitori per ragioni, secondo lei, infondati (e ideologici)! Realtà Abominevole! Ho immaginato, ovviamente, i miei figli rapiti... ma... oh la bellissima storia! Ho tenuto il mio romanzo qui. Giubilo... Orrore ete giubilo... orrore quindi giubilo, piuttosto, perché giubilo davanti al mio stesso sentimento di orrore, di cui mi sono reso qui l'orribile spettatore. Atteggiamento perverso, immorale, ma caratteristico: tutto è cibo per il romanziere. Come la iena, si nutre di cadaveri. Non è quindi un caso che il virtuoso Platone abbia proposto di riportare i poeti (falsi, ingiusti, immorali) alla porta della Città...

ELEMENTI. Platone, precisamente... la Repubblica di Platone irrita tutto il romanzo. Sembra che tu suggerisca che l'idea di una città perfettamente virtuosa può facilmente scivolare verso una società di controllo. Perché hai scelto Platone come tuo filo conduttore?

ALEXIS LEGAYET: La Repubblica di Gaia è, infatti, il tentativo da parte degli ambientalisti progressisti di realizzare una Repubblica perfetta, orientata dal Vero e dal Bene, come è stato quello immaginato da Platone. Certamente, considerando le prove del tempo, Platone, vecchio arcaico che, non contento di dare priorità agli esseri (difendendo, per esempio, per gli esseri umani, il razzismo autentico), ha fissato il movimento e ha essenzializzato ciò che noi, moderni, sappiamo essere solo storici, possono ugualmente apparire a noi come un orribile fascista ... Alain Badiou non sarebbe sbagliato: possiamo altrettanto bene leggere Républiquela Repubblica

Per quanto ci riguarda, oggi, il riconoscimento del carattere transitorio di ogni identità ci invita, infatti, a unirci, a fonderci, a dissolverci nella Comune ultima (quella della Città, per Platone; quella di Gaia, oggi; quella del Cosmo, domani)?

Qualche fissazione (su una nazione, un genere, una specie...), qualsiasi chiusura (dall’altra: che è essenzialmente la stessa, fratello mio, mio prossimo) – come rifiuto del Bene e della Verità – non è chiamata “fascista”?

Nonostante il suo arcaismo, in Platone, c’è lo slancio: 1) l’obiettivo innanzitutto: organizzare una repubblica unita non dal caso della storia, ma da un vero Bene; 2) le cui fondamenta sono accessibili all’unica ragione umana (da qui il carattere apertamente “scientifico” della nuova Repubblica); 3) la critica degli “imbecilli” (identità, climatoscettici), le basi della nez rouges”la République de GaïaérotiqueLe Banquetcreazione dei bambini, le basi

Tutto questo è in Platone, almeno in un certo Platone... poiché, rifiutando (anche) la forma del trattato a favore dello spazio immaginario del dialogo, il filosofo sfugge sempre dietro i suoi personaggi – di cui non si può dire di alcuno con certezza che sia il vero Platone (neanche Socrate). Il filosofo Alain ci ha così invitato a non prendere troppo sul serio le tesi scaturite dai dialoghi, a favore del gioco libero e giubilante del pensiero da cui sono emersi problematicamente e a volte solo giocosamente...

ELEMENTI. Nonostante le materie gravi – scuola, giustizia, protezione dei minori, sorveglianza ideologica – il romanzo è molto divertente. Perché hai scelto la commedia, piuttosto che il tragico romanzo?

ALEXIS LEGAYET: La sostanza è tragica, ovviamente. Lo sappiamo, ti ricordiamo... che suono qua e là, nel romanzo, qualche nota in minore... ma non troppo, e il meno possibile. Per primo, per carattere, mi rifiuto di seppellirmi lì dentro. Troppo deprimente (perché sono sensibile)... No, preferisco prendere le distanze e divertirmi con queste situazioni, che assume sempre una forma più o meno grande di “anestesia della sensibilità” (Bergson) – quindi una parte “diabolica” (Baudelaire). Quella parte del reale poi scappa, sono d’accordo – ci fuggo! – ma che, per la via comica, qualcosa di quest’ultimo è anche illuminato è ovvio: possiamo ridere solo à proposdi ciò che è intrinsecamente risibile.

Secondo la formula di Bergson, i vivi che si comportano come meccanici, coloro che credono di essere liberi e lucidi, e non sono consapevoli delle logiche che li muovono, nonostante se stessi, sono risibili. L’ideologia – in questo romanzo: il progressismo militante dei cittadini di Gaia – che, perché in modo strutturale ignora intere fasce di realtà (in nome di un Buon e di una Vera Fantasia), è logicamente destinato a scivolare sulle bucce di banana e a ottenere le porte nel naso, è un ottimo materiale per intrecciare romanzi a fumetti.

Alexis Legayet, La Repubblica di Gaia, 294 p., 17€