Gasolio di bufale
di Enrico Tomaselli - 21/09/2026

Fonte: Giubbe rosse
Nella politica statunitense c’è sempre - e sempre più - un elemento di doppiezza, però talmente smaccata da risultare inutile se non controproducente. Se menti continuamente, e lo fai in modo sfacciato, non è che ottieni altro all’infuori di una crescente sfiducia; e persino quando sarai sincero gli altri diffideranno.
Prendiamo ad esempio questa favola per bimbi gonzi - ovviamente propalata soprattutto da Axios, ormai house organ ufficioso della fabbrica di bufale domiciliata al 1600 di Pennsylvania Ave, Washington DC - secondo cui Trump starebbe da tempo insistendo con Zelensky affinché la smetta di attaccare le raffinerie russe, poiché ciò - a dire del presidente USA - sarebbe la causa dell'aumento dei prezzi mondiali del diesel, che colpisce in particolare il mercato americano (i prezzi del gasolio negli Stati Uniti hanno superato per la prima volta la soglia di 6,50 dollari al gallone, con un aumento del 15% dall'inizio del mese).
Nel costrutto narrativo di Trump, questa favoletta è funzionale ad esigenze comunicative, e non solo. Innanzitutto, serve a scaricare la responsabilità degli aumenti sul conflitto in Ucraina (“la guerra di Biden”), piuttosto che su quella con l’Iran - che invece ne è la causa prima. Il che ovviamente punta ad attutirne l’impatto sul voto alle imminenti elezioni di midterm. Ma soprattutto serve - almeno nelle intenzioni dell’inquilino della Casa Bianca - a mettere gli Stati Uniti nella posizione di potersi proporre ancora una volta come mediatore tra Mosca e Kiev. Da un lato, infatti, Trump chiede fintamente a Zelensky di sospendere gli attacchi alle raffinerie russe, col presidente ucraino che allegramente se ne fotte, immaginando così di poter dire a Putin: “dai, smettetela tutti e due di fare attacchi al settore energetico...”
Peccato che al Cremlino sappiano perfettamente che quegli attacchi sono condotti grazie al supporto dell’intelligence satellitare statunitense, senza il quale non potrebbero essere portati a termine, e che comunque - se davvero volesse fermarli - il presidente USA ha svariate leve per imporre lo stop, altro che chiederlo. Il tutto, peraltro, mentre gli Stati Uniti approvano la legge Graham con nuove sanzioni contro il petrolio russo. Insomma, l’ennesima conferma della inaffidabilità totale dell’America, e di questa amministrazione ancor di più.
In ogni caso, è evidente che nonostante il suo conclamato defilarsi, e le sue continue profferte di dialogo, in realtà Trump non ha alcuna intenzione di mollare la presa. La guerra contro la Russia rimane un asset strategico, né più né meno come quella contro l’Iran e la Cina. Nella migliore delle ipotesi, gli Stati Uniti possono accedere a pause tattiche, e comunque sempre cercando di massimizzarne il vantaggio, ma la volontà di contrastare in ogni modo possibile l’emergere di un mondo multipolare trasuda da ogni azione, da ogni parola che provenga da Washington.
