Gli Stati Uniti stanno perdendo contro l'Iran, ma stanno vincendo contro l'Europa
di Daniele Perra - 21/09/2026

Fonte: Daniele Perra
Parafrasando quanto detto in conferenza stampa da Hegseth potremmo candidamente affermare che gli Stati Uniti hanno perso (o stanno perdendo) contro l'Iran, ma stanno chiaramente vincendo contro l'Europa. Il reale obiettivo USA, da almeno un paio di decenni, è la distruzione del tessuto economico-industriale europeo. Facciamo qualche esempio. Nel 1999, la moneta unica continentale venne battezzata dall'aggressione NATO all'ex Jugoslavia. Aggressione avvenuta sulla base di prove di genocidio piuttosto dubbie al momento e successivamente rivelatesi fasulle. Risultato: 400 miliardi di dollari abbandonano l'Europa per andare negli USA ed a Hong Kong (da poco tornata sotto sovranità cinese). Il bombardamento "accidentale" all'ambasciata cinese di Belgrado fece il resto, riportando pure i capitaIi giunti in Cina negli Stati Uniti. Il 2003 fu la volta dell'Iraq, reo di aver optato per l'euro nelle transazioni petrolifere e di aver fatto entrare compagnie europee nella gestione della risorsa. Potremmo inoltre citare la crisi del debito greco, fortemente spinta dalle agenzie di rating con sede a Wall Street e lo spionaggio industriale contro l'industria automobilistica tedesca; oppure gli attacchi alla Libia (trasformata in un buco nero in balia di milizie e criminali di varia natura di fronte alle nostre coste con l'altrettanto criminale complicità di Francia e Regno Unito); l'aggressione alla Siria (utile per creare un arco di instabilità ai nostri confini); o il "capolavoro" del colpo di Stato di Euromaidan (con conflitto ucraino annesso) e la distruzione delle relazioni commerciali tra Russia ed Europa (ulteriormente rafforzata dal recente Graham Act, addirittura applaudito dagli inebetiti - se non collaborazionisti - governanti europei). Veniamo all'Iran. L'Europa, con la sua oscena classe dirigente, era già stata capace di far fallire il programma per aggirare le sanzioni USA quando la prima amministrazione Trump scelse di uscire unilateralmente dal JCPOA. Oggi, la chiusura dello Stretto di Hormuz e la fuga USA dal Golfo Persico (cui si aggiunge il controllo di Ansarullah su Bab el-Mandeb) rappresentano indubbiamente un fallimento strategico statunitense ed un grave danno di immagine per una potenza già in grave decadenza (di questo si è parlato in diverse occasioni). Tuttavia, come dice bene Hegseth, lo Stretto di Hormuz (che il presidente USA aveva già improvvidamente rinominato "Stretto Trump") è più importante per noi (europei) che per loro. Certo lo fa anche per cercare di mascherare il loro palese disastro, però il dato è chiaro: la guerra USA è prima di tutto contro l'Europa e per scaricare sul resto del mondo il peso della loro terrificante crisi sistemica. I "presunti" alleati sono solo accessori; ed i sauditi (a cui noi continuiamo a vendere le bombe con le quali hanno distrutto lo Yemen), a questo punto (ultimi in ordine di tempo ad essere stati abbandonati), dovrebbero averlo ben compreso. In tutto ciò fanno venire i brividi le dichiarazioni di vertici militari e politici che sembrano invocare attacchi preventivi alla Russia, la necessità/inevitabilità della guerra, la "sconfitta totale" (letteralmente impossibile) della Russia in Ucraina, ed altre cose simili.
Questi personaggi in alcun modo fanno gli interessi dei popoli europei. La rimozione in toto dai loro incarichi pare l'unica soluzione per evitare la catastrofe. E l'Europa, se non fosse governata dalla suddetta oscena classe politica, dovrebbe al più presto operare separatamente per risolvere la crisi in sede negoziale.
