In cerca di ordine nella età delle interdipendenze
di Tiberio Graziani - 04/08/2026

Fonte: Tiberio Graziani
L’epoca contemporanea è caratterizzata
da un fenomeno che, pur manifestandosi
con particolare intensità negli ultimi de-
cenni, affonda le proprie radici in una lun-
ga evoluzione storica: la progressiva cre-
scita delle interconnessioni tra comunità
umane, attività economiche e ambiente
naturale.
Ogni società umana costituisce un si-
stema di relazioni. Allo stesso modo, gli
spazi geografici, le strutture economiche,
le organizzazioni politiche e le dinami-
che culturali non rappresentano realtà
separate, bensì elementi di un insieme
complesso nel quale ogni trasformazione
produce conseguenze che tendono a pro-
pagarsi ben oltre il luogo o il settore in cui
si sono originate.
Il concetto di rischio sistemico nasce
precisamente dalla consapevolezza di tale
interdipendenza. A differenza dei rischi
tradizionali, che producono effetti circo-
scritti e relativamente prevedibili, i rischi
sistemici si caratterizzano per la loro capa-
cità di diffondersi attraverso reti materiali
e immateriali, generando effetti a catena che
investono simultaneamente differenti am-
biti della vita collettiva. Comprendere questi
fenomeni significa dunque adottare una
visione relazionale della realtà, analizzan-
do non solo i singoli eventi ma la struttura
delle connessioni che li rende possibili e
ne amplifica gli effetti.
Comprendere le dinamiche sistemiche
In tale prospettiva, può risultare utile
ricorrere ad alcune analogie provenienti
dalle scienze fisiche e biologiche, utili a
individuare principi generali per la com-
prensione delle dinamiche sistemiche.
Nella scienza dei materiali, ad esempio, è
noto che una struttura sottoposta a stress
crescente non collassa necessariamente
nel punto in cui si manifesta la sollecita-
zione iniziale. Le microfratture tendono a
propagarsi lungo l’intera struttura fino al
raggiungimento di una soglia critica oltre
la quale il cedimento diviene improvviso
e generalizzato. Per lungo tempo il siste-
ma può apparire stabile, mentre al suo in-
terno si accumulano tensioni invisibili. Il
collasso finale non è pertanto il risultato
di un singolo evento, bensì l’esito di una
lenta accumulazione di fragilità. Un feno-
meno analogo si osserva nelle reti econo-
miche e sociali contemporanee dove le
crisi finanziarie, le interruzioni logistiche
o gli shock ambientali e climatici rivelano
vulnerabilità che si erano accumulate nel
tempo.
Un secondo riferimento teorico è in-
dividuabile nel concetto di dissipazione,
sviluppato nell’ambito della termodina-
mica dei sistemi complessi. Ogni sistema
vivente o organizzato sopravvive grazie
alla capacità di assorbire, distribuire e
dissipare energia e perturbazioni prove-
nienti dall’ambiente esterno; quando tale
capacità viene meno, subentra una fase di
instabilità che conduce a una riorganiz-
zazione oppure alla perdita di funziona-
lità. Anche le società umane necessitano
di meccanismi di dissipazione: le riserve
energetiche, la diversificazione delle fi-
liere, la ridondanza delle infrastrutture
strategiche e le reti di protezione sociale
costituiscono strumenti attraverso cui il
sistema riduce la concentrazione delle
tensioni, impedendo che esse si trasfor-
mino in crisi generalizzate.
Un ulteriore elemento di riflessione
proviene dai sistemi biologici. Gli organi-
smi viventi più resilienti non sono neces-
sariamente quelli più efficienti ma quelli
che riescono a mantenere un equilibrio
dinamico tra specializzazione e adattabi-
lità. Il sistema immunitario, ad esempio,
o gli shock ambientali e climatici rivelano
vulnerabilità che si erano accumulate nel
tempo.
Un secondo riferimento teorico è in-
dividuabile nel concetto di dissipazione,
sviluppato nell’ambito della termodina-
mica dei sistemi complessi. Ogni sistema
vivente o organizzato sopravvive grazie
alla capacità di assorbire, distribuire e
dissipare energia e perturbazioni prove-
nienti dall’ambiente esterno; quando tale
capacità viene meno, subentra una fase di
instabilità che conduce a una riorganiz-
zazione oppure alla perdita di funziona-
lità. Anche le società umane necessitano
di meccanismi di dissipazione: le riserve
energetiche, la diversificazione delle fi-
liere, la ridondanza delle infrastrutture
strategiche e le reti di protezione sociale
costituiscono strumenti attraverso cui il
sistema riduce la concentrazione delle
tensioni, impedendo che esse si trasfor-
mino in crisi generalizzate.
Un ulteriore elemento di riflessione
proviene dai sistemi biologici. Gli organi-
smi viventi più resilienti non sono neces-
sariamente quelli più efficienti ma quelli
che riescono a mantenere un equilibrio
dinamico tra specializzazione e adattabi-
lità. Il sistema immunitario, ad esempio,
Pur appartenendo a contesti storici e
culturali differenti, le grandi tradizioni
culturali dell’Eurasia condividono una
medesima rappresentazione della realtà:
l’esistenza di un ordine generale fondato
sull’interdipendenza delle parti e costan-
temente esposto al rischio della disgrega-
zione. Nella tradizione greca tale principio
trovò espressione nella nozione di Kosmos,
intesa come ordine armonico dell’univer-
so. Nell’antico Egitto venne rappresentato
dal concetto di Maat, che indicava l’equili-
brio e la giustizia. Nella tradizione iranica
antica il termine Asha designava l’ordine
cosmico e morale contrapposto al caos.
Nel pensiero cinese classico la nozione di
He (armonia) e la complementarità tra Yin
e Yang suggeriscono una visione in cui la
stabilità emerge dall’equilibrio tra forze di-
verse. Infine, nella civiltà indiana il Dharma
rappresentava il principio ordinatore che
connetteva individuo, comunità e cosmo.
In tali visioni eurasiatiche la separazione
radicale tra soggetto e ambiente, tra eco-
nomia ed ecologia, tra comunità umana
e mondo naturale, appare estranea. La ri-
flessione contemporanea sui rischi siste-
mici sembra così recuperare, incrociando il
linguaggio scientifico e quello geopolitico,
un’intuizione antica: la stabilità non deriva
dall’assenza di tensioni ma dalla capacità
di armonizzarle all’interno di un sistema
complesso. Da questa prospettiva, i rischi
sistemici possono essere interpretati come
manifestazioni di processi di disordine che
investono reti sempre più estese di rela-
zioni. Governare tali rischi significa com-
prendere i meccanismi attraverso cui un
sistema conserva, perde o ricostruisce il
proprio ordine. La resilienza non consiste
semplicemente nella capacità di resistere
agli shock ma nella facoltà di ristabilire
condizioni di ordine dopo una fase di per-
turbazione. Le interdipendenze globali del
Ventunesimo secolo non eliminano questo
problema antico quanto la storia delle ci-
viltà; al contrario, ne amplificano la portata,
estendendolo all’intero sistema planetario.
Dalle Vie della Seta alla globalizzazione digitale
La storia umana può essere letta come
la storia dell’espansione delle reti di con-
nessione. Già nell’antichità le grandi civil-
tà eurasiatiche erano collegate da sistemi
commerciali che consentivano la circo-
lazione di merci, conoscenze e modelli
culturali, di cui le antiche Vie della Seta
rappresentarono le prime grandi infra-
strutture. Tuttavia, fu con l’espansione
marittima europea tra Quindicesimo e
Sedicesimo secolo che si determinò la
prima vera integrazione planetaria, tra-
sformando gli oceani in corridoi di colle-
gamento. Si formò progressivamente un
sistema-mondo nel quale gli eventi di una
regione producevano conseguenze eco-
nomiche e politiche in aree molto lontane.
La rivoluzione industriale dell’Ottocento
accelerò ulteriormente tale processo tra-
mite le ferrovie, il telegrafo e la naviga-
zione a vapore, riducendo drasticamente
i tempi di comunicazione e di trasporto.
Nel Ventesimo secolo la crescita delle
organizzazioni internazionali, dei mercati
finanziari e delle multinazionali consolidò
questa tendenza, fino a raggiungere - con
la fine della Guerra fredda e l’affermazio-
ne delle tecnologie digitali - livelli di con-
nettività in tempo reale mai sperimentati
prima nella storia umana.
Oltre la questione ambientale
Se la crescente integrazione del sistema
mondiale ha prodotto straordinarie op-
portunità di sviluppo, la stessa rete tende
anche a moltiplicare le vulnerabilità. L’e-
sperienza della pandemia da Covid-19 ha
mostrato con chiarezza come un fenome-
no sanitario localizzato possa trasformar-
si rapidamente in una crisi globale capace
di coinvolgere economia, politica e rela-
zioni sociali.
Analoga dinamica caratterizza i cam-
biamenti climatici, i quali non rappresen-
tano soltanto una questione ambientale.
Essi incidono direttamente sulla produ-
zione agricola, sulle risorse idriche, sulla
sicurezza energetica e sulle catene globali
del valore. L’aumento degli eventi estremi
evidenzia come le alterazioni della natura
generino effetti economici di vasta por-
tata, costringendo le imprese ad affron-
tare costi crescenti per la sicurezza degli
approvvigionamenti. Le catene logistiche
globali, fondate sulla continuità dei flussi,
risultano particolarmente esposte a inter-
ruzioni che possono propagarsi rapida-
mente da una regione all’altra del pianeta.
L’esperienza dei recenti blocchi nelle
principali arterie marittime e delle con-
gestioni registrate nei grandi terminali
portuali ha confermato tale vulnerabilità.
Modelli produttivi fondati sulla riduzione
delle scorte e sulla massima velocità dei
flussi hanno trasformato eventi geogra-
ficamente circoscritti in fattori di pertur-
bazione globale, con effetti sui costi, sugli
approvvigionamenti e sulla continuità
delle attività economiche.
Tali dinamiche si manifestano inoltre
in una fase storica caratterizzata dal pro-
gressivo superamento dell’assetto uni-
polare emerso dopo la fine della Guerra
fredda. L’affermazione di una pluralità di
centri di potere economico, tecnologico e
politico sta così modificando le modalità
di gestione dei rischi globali. La crescente
autonomia strategica di numerosi attori
regionali, la competizione per il controllo
delle infrastrutture materiali e digitali e la
ricerca di nuovi equilibri monetari intro-
ducono ulteriori elementi di complessità.
In questo contesto, i rischi sistemici as-
sumono una rilevante dimensione geopo-
litica. Le interdipendenze contemporanee
si sviluppano attraverso specifiche infra-
strutture materiali: corridoi commerciali,
reti energetiche, sistemi di comunicazio-
ne, piattaforme digitali e grandi direttrici
logistiche. I rischi sistemici non si propa-
gano dunque in uno spazio astratto ma
lungo precise configurazioni geografiche
e tecnologiche che costituiscono l’ossatu-
ra dell’attuale sistema mondiale. La geo-
grafia continua, pertanto, a rappresentare
il supporto concreto delle dinamiche eco-
nomiche, politiche e sociali che caratteriz-
zano la fase contemporanea.
Tra gli effetti più significativi della crisi
climatica vi sono quelli che riguardano il
lavoro e la salute delle persone. L’innal-
zamento delle temperature modifica le
condizioni operative di milioni
di lavoratori - soprattutto nei
settori agricolo, industriale e
delle costruzioni - provocando
una riduzione della produttività
e rendendo necessaria una rior-
ganizzazione dei tempi di lavo-
ro. Parallelamente, la transizione
energetica e tecnologica impone
una profonda trasformazione
delle competenze professionali.
A questi aspetti si aggiunge
una dimensione psico-sociale
spesso trascurata: l’incertezza
rispetto al futuro, la percezione
della vulnerabilità collettiva e le
migrazioni ambientali contri-
buiscono alla diffusione di for-
me di disagio psicologico che
interessano individui e comu-
nità. La salute dell’uomo, dell’ambiente e
dell’economia appaiono sempre più come
elementi inscindibili di un unico sistema
relazionale.
La principale sfida del Ventunesimo se-
colo consiste nella capacità di preservare
e ricostruire forme di ordine all’interno di
un sistema mondiale caratterizzato da un
livello inedito di complessità. Le catego-
rie tradizionali, fondate sulla separazione
tra ambiente, economia e società, risul-
tano inadeguate a interpretare fenomeni
simultanei. Diviene necessario sviluppare
una cultura strategica capace di leggere le
connessioni tra processi apparentemente
distinti.
Il governo dei rischi sistemici non può
essere affidato esclusivamente a strumen-
ti tecnici o amministrativi, né riguarda i
soli Stati. Esso coinvolge imprese, comu-
nità locali e istituzioni scientifiche, con
l’obiettivo non di eliminare il rischio - ele-
mento connaturato a ogni sistema com-
plesso - bensì di aumentare la capacità di
resilienza delle società contemporanee.
Nell’attuale fase storica, segnata dal
passaggio a una struttura internazionale
sempre più articolata e policentrica, l’e-
mergere di nuovi poli e la ridefinizione
delle direttrici commerciali rendono in-
dispensabile una capacità di lettura com-
plessiva. La comprensione dei rischi
sistemici diviene parte integrante della
riflessione sul futuro assetto dell’ordine
mondiale e sulle forme di cooperazione
necessarie alla stabilità del sistema inter-
nazionale. In un sistema internazionale
sempre più interdipendente e policen-
trico, la capacità di riconoscere e gover-
nare tali vulnerabilità costituirà uno dei
principali fattori di stabilità dell’ordine
mondiale.
