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L'errore

di Enrico Tomaselli - 10/09/2026

L'errore

Fonte: Giubbe rosse

Disperazione e supponenza possono essere un mix devastante, soprattutto quando si fanno scelte belliche. Ed è esattamente ciò che sta accadendo all’Arabia Saudita. Immemore della sconfitta subita nella precedente guerra condotta contro il movimento Ansarullah, e messa alle strette dalla guerra statunitense contro l’Iran, ha infatti commesso un duplice errore. Per un verso, ha creduto che l’Accordo della Mecca, con cui si è legata a Pakistan e Turchia in un’alleanza difensiva, costituisse di fatto una copertura per qualunque avventurismo. E per un altro, proprio per sfuggire al collo di bottiglia dello Stretto di Hormuz - ormai in mano a Teheran - ha cercato ancora una volta di sbloccare Bab el Mandeb, liberandosi di Ansarullah. E contando così di indebolire comunque anche l’Iran, colpendo l’Asse della Resistenza in uno dei suoi punti di forza.
In preda a questi calcoli sbagliati, ed a serie difficoltà economiche, Ryad ha dapprima imposto un blocco aereo a Sana’a, e poi ha dato il via ai suoi proxy del PLC (Provisional Leadership Council), che dal nord-est dello Yemen sano avanzati contro le forze di Ansarullah.
Il risultato, sin troppo prevedibile, è che queste ultime hanno colpito duramente sia l’Arabia Saudita che i suoi proxy, contrattaccando su entrambi i fronti. Immagini satellitari mostrano che almeno 4 serbatoi di stoccaggio di petrolio della raffineria ARAMCO di Jazan sono stati distrutti dagli attacchi missilistici effettuati da Ansarullah; e almeno altri 5 nell'impianto di stoccaggio di Abha sono stati ugualmente distrutti. Sul terreno poi, solo nelle ultime 24 h Ansarullah ha liberato 2.600 km quadrati di territorio, spingendosi più a sud lungo la costa sul Mar Rosso.
Le forze di Sana’a, con una rapida controffensiva, hanno conquistato il campo di Khalid ibn Walid e le città di Hays, Al-Khukha e Yakhtal, sfondando le posizioni delle forze PLC, e  sono entrati nella città portuale di Mokha. La caduta di queste posizioni costiere avvicina significativamente Ansarullah al consolidamento del controllo sulla costa occidentale dello Yemen, e aumenta la pressione intorno allo Stretto di Bab al-Mandab. A questo ritmo, Ansarullah potrebbe persino conquistare la città di Dhubab, e ciò significherebbe che l'intera costa del Mar Rosso sarebbe liberata. Il generale Yousef Al-Sharaji, comandante delle PLC sul fronte di Taiz, si è dimesso, citando pesanti perdite di uomini e di posizioni, una scarsa coordinazione operativa (nei giorni scorsi, aerei sauditi hanno accidentalmente bombardato un campo militare dove si trovavano truppe del PLC), e presunti tradimenti all'interno delle sue fila. Lo stesso Provisional Leadership Council ha confermato che la 55ª Brigata è passata al movimento Ansarullah.
In pratica, l’operazione saudita si sta risolvendo nell’esatto contrario delle intenzioni di Ryad, portando non solo ad una sconfitta dei suoi proxy yemeniti, ed a nuovi, significativi danni ai suoi impianti petroliferi, ma addirittura ad un rafforzamento del controllo di Sana’a sulla costa prospiciente Bab el Mandeb.
I sauditi hanno anche chiesto ai pakistani di trasmettere un messaggio all’Iran, affinché ponessero un freno all’azione degli Houthi, ma ovviamente Teheran ha risposto che i suoi alleati yemeniti fanno ciò che ritengono opportuno, e non prendono ordini dall’Iran. A sua volta, il ministro della Difesa pakistano, Khawaja Asif, ha detto che qualora ci fosse “un'aggressione ingiustificata” contro l’Arabia, senza dubbio l'accordo della Mecca entrerebbe in vigore. E, ovviamente, la parola chiave qui è “ingiustificata”. Come dire che se i sauditi provocano la guerra ed attaccano lo Yemen, la reazione da parte di Ansarullah è normale.
Insomma, un classico caso di eterogenesi dei fini. Nonostante l‘evidente disastro cui sono andati incontro gli Stati Uniti, muovendosi secondo logiche simili nei confronti della Repubblica Islamica, trascinando per di più con sé almeno mezza dozzina di paesi, l’Arabia ha fatto esattamente la stessa cosa.