Il Popolo iraniano e il fallimento dell'ideologia suprematista occidentale
di Riccardo Paccosi - 10/03/2026

Fonte: Riccardo Paccosi
Dopo le rivoluzioni liberali del 1989 nei paesi dell'Est, nell'Occidente è rimasta fissa l'idea che sia possibile abbattere il nemico a colpi di Rock 'n Roll e Coca-Cole, ovvero che l'irresistibile fascino del soft power e del lifestyle occidentali possa indurre tutti i popoli a rivoltarsi contro i loro governi al fine d'instaurare dei sistemi neoliberali.
Pochi se lo ricordano, ma il preludio al crollo del Muro di Berlino fu un concerto rock svoltosi due anni prima: il segno che il sistema stesse scricchiolando, infatti, lo diedero il 7 giugno 1987 degli scontri di piazza fra giovani e polizia a Berlino Est, in concomitanza con un concerto degli Eurythmics nella piazza principale di Berlino Ovest.
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Ebbene, molta acqua è da allora passata sotto i ponti, ma i neocon tanto di destra quanto di sinistra ancora confidano nell'inesorabile capacità di seduzione del modello occidentale.
Talora, il gioco non funziona perché il popolo della nazione in cui si vuole svolgere il regime change proprio non vuole saperne mezza di ribellarsi.
Nel 2011, in Libia, agli occidentali si presentò proprio questo tipo di problema, che però venne prontamente risolto assoldando mercenari stranieri di Al Qaeda e altre formazioni jihadiste, che vennero presentati dai media occidentali come "insorti" locali.
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Un po' più complesso, invece, il contesto in cui si è svolto il tentativo occidentale d'innescare una guerra civile in Iran nel febbraio di quest'anno: in tale circostanza, gli israeliani hanno inviato agenti del Mossad (fatto certificato da comunicato stampa ufficiale dell'agenzia israeliana stessa) affinché s'infiltrassero in una delle ricorrenti e abituali proteste di piazza che si svolgono in Iran contro il carovita. I cecchini del Mossad hanno quindi cominciato a sparare a destra e a manca ma, in alcune città, hanno ottenuto soltanto di far manifestare il popolo contro di loro. In altre, invece, sono riusciti a trovare adepti e a generare un enorme spargimento di sangue, grazie anche alla repressione messa in atto dal governo. Alla fine, però, le manifestazioni a favore di quest'ultimo contro le ingerenze straniere hanno superato enormemente, in dimensioni e partecipazione, quelle anti-governative. E così, il tentativo di guerra civile a guida occidentale si è risolto nel nulla.
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In questi giorni, infine, vediamo che Israele e Stati Uniti hanno compiuto il miracolo: far cementare un forte sentimento di unità nazionale in un paese solitamente diviso.
Ciò che davvero ha subìto una sconfitta, infatti è la pretesa degli occidentali di pensare che gli iraniani avrebbero accettato l'invasione straniera come soluzione ai loro problemi interni.
Come in questi mesi hanno affermato numerosi esponenti dell'opposizione al regime iraniano - dalle militanti femministe ai comunisti in esilio del Partito Tudeh - anche da parte degli iraniani nemici del regime, l'aggressione predatoria di Israele e Stati Uniti non può che essere condannata.
Difatti, le manifestazioni di piazza con milioni di persone che stanno continuando a svolgersi nelle città iraniane contro l'invasore e malgrado le bombe, mostrano un popolo che sta superando le divisioni per contrastare lo straniero.
Che la volontà di depredare un paese delle sue risorse e più in generale la volontà occidentale di dominare il mondo, si rivelassero per quello che sono al di fuori delle menzogne propagandistiche sulla "esportazione dei diritti umani", prima o poi doveva succedere.
Ed è potuto succedere grazie a un popolo pregno di storia, di cultura e di dignità, che non si vende all'invasore.

