La vittoria iraniana e la cruda realtà
di Tommaso Merlo - 10/03/2026

Fonte: Tommaso Merlo
Le difese aeree di Tel Aviv sono state polverizzate. Gli israeliani sono rintanati nei bunker mentre fuori tuona ovunque e le case di quei belzebù di Netanyahu e Ben-Gvir sono ridotte in cenere. Siamo al festival del karma mediorientale col mondo intero che scrolla gioioso. Eventi inauditi che il circo mainstream censura chirurgicamente. Cruda realtà da una parte, verità dall’altra col giornalismo che subisce un quotidiano vilipendio di cadavere. Eventi inauditi e che nessuno prevedeva. L’arroganza con cui sionisti ed americani hanno aggredito l’Iran faceva pensare che finisse tutto come al solito, con la libizzazzione dell’ennesimo paese colpevole di stare dalla parte sbagliata della storia o meglio da quella palestinese e di essere pure farcito di oro nero. Una guerra alla sionista, calpestando il diritto, decapitando oppositori e bombardando a tappeto. Ormai certa cocciutaggine sorprende più della brutalità con cui hanno ammazzano un leader anche religioso e bombardato una scuola sterminando 170 bambine. E Trump ha avuto pure il fegato di dare la colpa all’Iran quando un video immortala il tomahawk che lo inchioda tra i peggiori criminali di guerra in circolazione. Se il cervello gli è andato in pappa, il cuore non l’ha mai avuto. È passata una settimana e doveva esserci già stata la sua passerella trionfale e invece dalla Casa Bianca echeggiano solo logorroiche farneticazioni. Il pallino ce l’ha l’Iran e la seconda fase del piano prevede la distruzione delle infrastrutture civili, economiche e militari israeliani in modo da riportare il paese ai livelli del 1948 anche a livello di interazione col popolo palestinese. Inutile del resto mettere pezze, meglio ripartire da zero. Lo vuole Teheran e il mondo intero ma non certo i sionisti che terrorizzati di dover fare le valigie stanno chiedendo di trattare un cessate il fuoco dietro le quinte. Benvenuti nell’era missilista, mentre sionisti e americani pensavano ai dollari e a frequentare isole degli orrori, i persiani pensavano a come salvare la pellaccia da chi li impoverisce e tiene nel mirino da decenni. Benvenuti nella cruda realtà israeliana coi belzebù al potere che hanno lanciato all’arrembaggio le truppe sioniste già stremate da oltre due anni di follia bellica, con un genocidio sulla coscienza e un caos interiore che si fa sociale mentre dal cielo grandina di tutto e a nord le stanno prendendo pure dai redivivi libanesi. Ci sfido che vogliono una tregua, il problemino è che per i sionisti il cessate il fuoco vale solo per gli altri e se l’Iran accettasse chiamerebbero al volo i loro amichetti miliardari per rimuovere le macerie e riarmarsi in vista della prossima aggressione. Il loro obiettivo è la Grande Israele e finché non verranno sradicati certi deliri ideologici suprematisti, non vi sarà mai pace. E l’Iran lo sa, a giungo ha accettato di fermarsi ed oggi sono sotto un immenso nuvolone nero a contare migliaia di morti. Il loro piano adesso prevede di passare ai missili più potenti a meno di una resa incondizionata. Siamo al festival del karma mediorientale col mondo intero che scrolla. Sogna la liberazione di Gaza coi sionisti costretti a pagare danni e ricostruzione, sogna i criminali di guerra portati davanti alle corti internazionali, sogna la nascita della nazione palestinese e la libertà per quel popolo martoriato, sogna il ritorno all’umanità e al buonsenso e che quella terra torni ad essere santa per tutti. Ma un conto sono i sogni, un altro la cruda realtà e molto dipende dagli americani. Se Trump rilancia si rischia una terza guerra mondiale per cui gli Stati Uniti non sono pronti. Se Trump volta invece le spalle ad una lobby sionista mai così potente, rischia che i suoi immondi altarini finiscano in mondovisione o peggio ancora l’osso del collo visto che l’ultimo che ha osato è stato JFK. Ma un conto è il presunto complottismo, un altro la cruda realtà. Trump sta cercando di cavarsela col solito pasticcio e dalla Casa Bianca echeggiano logorroiche farneticazioni. Ma la questione è seria. L’esercito americano è stato cacciato a calci nel sedere dal Golfo manco fosse una manica di ladri. Secondo alcuni analisti la peggiore legnata da Pearl Harbor, secondo la stampa mainstream bazzecole. E mentre gli americani sono rimasti ciechi e sordi in quella regione strategica, Cinesi e Russi riescono ad identificare anche le mosche che tra dune e grattacieli rimasti deserti si chiedono dove diamine siano finiti tutti i puttanieri e le ignare vittime del capitalismo esistenziale. Un impressionante ribaltamento degli equilibri di potere e degli scenari futuri e se davvero gli americani rinunciassero a quelle risorse e rotte commerciali, significherebbe la fine dell’impero e di conseguenza quella del sionismo che ha aggredito l’Iran per l’egemonia e si ritorvare a pregare per la sopravvivenza. Il tutto mentre il mondo intero scrolla gioioso e nella speranza che finisca la sofferenza immane del popolo palestinese e quella terra torni ad essere santa per tutti.

