L’ideologia woke come parodia del risveglio sapienziale
di Luca Negri - 24/01/2026

Fonte: GRECE Italia
Il presupposto, non fideistico ma preso come ipotesi di lavoro interiore e politico, che esistano conoscenze e pratiche tradizionali, verticali, metastoriche perché eterne come idee platoniche, ci porta ad accettare le tesi espresse da René Guénon (in La crisi del mondo moderno e in Il regno della quantità e il segno dei tempi) e da Julius Evola (Rivolta contro il mondo moderno): la modernità, aurorale nel nominalismo medioevale e poi dispiegata a partire dalla Riforma protestante e dall’Illuminismo giacobino, si configurò come opposizione radicale alla Tradizione, suo rovesciamento, ribaltamento ben rappresentato dalla filosofia di Carl Marx nel suo ribaltare il pensiero di Hegel. La modernità ha però fatto il suo corso, ha esaurito tutte le sue potenzialità, sfociando storicamente nelle varie forme di totalitarismo novecentesco. Nikolaj Berdjaev nel 1922 scriveva il suo fondamentale saggio Nuovo Medioevo, salutando la fine dell’Illuminismo, della narrazione moderna del mondo e dell’esistenza. Il secondo dopoguerra e soprattutto l’orizzonte culturale creato dalla polvere sollevatasi dalla caduta del Muro di Berlino indicano chiaramente il passaggio di paradigma verso il cosiddetto “postmoderno”. Lo registrarono pensatori di diversa estrazione ideologica, da Jean Baudrillard al Guillaume Faye teorico dell’Archeofuturismo.
Più che combattere e negare il mondo della Tradizione, come faceva la modernità, il carattere tipico del postmoderno è quello di farne la parodia (come ben illustrato da Alexander Dugin in Soggetto radicale). Il postmoderno ricicla tutto, moderno compreso, ma l’operazione diventa ancora più subdola quando la parodia inconsapevole è rivolta a contenuti tradizionali.Tale carattere parodistico ci sembra evidente esaminando l’ideologia woke.
Il soggetto “woke” si vuole, etimologicamente, “sveglio”, dunque pienamente cosciente, in perenne attenzione e allarme, pronto ad identificare e denunciare discriminazioni etniche e di genere (quelle sociali ed economiche, risultano meno importanti, probabilmente per falsa coscienza marxiana…). Vi è così un’estremizzazione del giusto rispetto, del riconoscimento e della tutela della diversità umana. Prima di tutto, la diversità viene accettata e difesa solo se rappresenta una particolare visione del mondo, al punto da negare valore a quella rappresentata dal maschio bianco caucasico. Inoltre la sorveglianza insonne trova discriminazioni e ingiustizie dove potrebbero non esistere ad un’esame più oggettivo, non militante e ottusamente ideologico.
È insomma giusto essere il più possibile coscienti di quello che si dice e si fa, astenersi dall’offesa, conoscere la Storia e non dimenticare le ingiustizie compiute dall’uomo europeo e dalla cultura patriarcale. Diventa però preoccupante quando la legittima denuncia e il ripensamento del nostro passato assumono i tratti colpevolizzanti dell’inquisizione religiosa e totalitaria.
Come un inquisitore religioso, quasi un esorcista, o come un agente stalinista, il soggetto woke tende infatti alla deriva paranoica, per eccesso di analisi. Nel suo caso non è il sonno della ragione a generare mostri, ma la ragione vigile e insonne, ben più produttiva di mostruosità, come ammonivano Gilles Deleuze e Felix Guattari in quell’Antiedipo che possiamo considerare uno dei testi fondanti della stessa cultura postmoderna.
Paradossalmente è il soggetto woke a diventare intollerante, censorio, proprio in virtù del suo zelo religioso e della sua ideologia paranoica. Non si tratta dunque di “risveglio”, come preteso dal nome, ma di una sua parodia. E in linea con la parodia postmoderna di verità e pratiche tradizionali, possiamo parlare dunque di una parodia del risveglio alla sapienza.
Agli albori della civiltà europea, Eraclito di Efeso suggerisce una distinzione fra gli esseri umani “veglianti” e quelli “dormienti”. I primi sono in contatto con il Logos, sono verticali e non orizzontalmente stesi come gli addormentati. La veglia è infatti possesso della sapienza o almeno sua ricerca attuata non con le sole forze del raziocinio ma attraverso pratiche iniziatiche. La filosofia sarebbe infatti erede dei Misteri, di rituale fondante, come quello vedico, secondo Giorgio Colli.
Venuta meno la carica ridestante misterica, la dialettica maieutica esercitata da Socrate rappresenta un tentativo di risveglio degli interlocutori, tramite l’interrogare continuo che parte dalla consapevolezza di non sapere, di essere appunto addormentati. Il sonno è infatti la doxa, l’opinione accettata passivamente, strumento dei sofisti, nominalisti ante-litteram che negano la verità trascendente.
È interessante trovare un parallelismo con la nostra attuale situazione, se pensiamo a quanto il postmoderno sia una sorta di neosofismo e come l’ideologia woke sia a sua volta diventata doxa in quanto ideologia occidentale dominante.
È non di sonno e sogno la condizione dei prigionieri nel mito della caverna platonico? Toccherà allora al filosofo che ha raggiunto il mondo esterno, immagine della dimensione archetipica, il rischio del rientro nella caverna per risvegliare i prigionieri.
Il tema del risveglio è infatti tipico dei neoplatonici. Plotino parla di un destarsi a se stesso, per indicare la contemplazione che vince il sonno corporeo.
Parzialmente offuscato dalla via devozionale e dogmatica del cristianesimo medioevale, il risveglio iniziatico riaffiora proprio in epoca moderna nei rituali della massoneria e negli insegnamenti di importanti esoteristi. Rudolf Steiner, fondatore dell’Antroposofia, weltanschauung che raccoglie temi dell’idealismo tedesco e rettifica in senso europeo e cristiano i troppi orientalismi dei teosofi, intitola Il risveglio delle anime un suo dramma-mistero: episodio di un ciclo teatrale che intendeva offrire agli uomini del suo tempo un equivalente degli antichi drammi rituali ellenici. Comunica poi tramite i suoi saggi esercizi di educazione dell’anima, di meditazione, di sviluppo delle facoltà, di risveglio appunto di potenzialità latenti che possano sfociare in una sempre maggiore coscienza, ovvero connessione con gli archetipi.
Il mistico armeno Georges Gurdjieff affermava senza mezzi termini che l’essere umano è tendenzialmente sempre addormentato, agisce in puro sonno ipnotico, come un automa. Anche lui diede particolari esercizi psico-fisici, non di rado bruschi e scioccanti, per risvegliare i suoi allievi alla coscienza.
Più o meno nello stesso periodo lo scrittore e occultista boemo Gustav Meyrink scriveva che “essere desti è tutto”, perché l’essere umano è un dio dormiente che può intraprendere un percorso “da risveglio a risveglio” per riconquistare la dimensione archetipica e dunque pienamente cosciente.
Tale risveglio da una condizione di illusione è già un tema del buddhismo, significativamente contemporaneo all’età d’oro della filosofia greca. Il saggio che Julius Evola dedicò proprio al messaggio di Gautama e alle pratiche yogiche ridestanti è infatti intitolato La dottrina del risveglio.
Altri esempi non mancherebbero, ma già da quelli offerti dovrebbe apparire chiaro quanto l’essere svegli del wokismo rappresenti una pallida parodia del risveglio iniziatico, nel sempre più parodistico panorama postmoderno.
