L'immigrazione e il metodo tautologico dell'intellettuale marxista
di Riccardo Paccosi - 05/07/2026

Fonte: Riccardo Paccosi
Nella giornata di ieri - lo confesso - ho fatto un po' il monello nel commentare un post di Emiliano Brancaccio che parlava d'immigrazione tanto che, dopo circa dieci minuti, il mio commento è stato cancellato dal thread.
Fra gli intellettuali marxisti, vige una metodologia d'argomentazione volta a "elevare il discorso", cioè a sostenere con vari argomenti che l'immigrazione illimitata dev'essere accettata perché quelle che vengono denunciate come sue cause negative sono, in realtà, processi di lungo corso del sistema capitalista e, pertanto, contestare l'immigrazione significa - a loro dire -contestare una fenomenologia anziché una causa.
Pertanto...
L'abbattimento del costo del lavoro?
L'ha avviato il neoliberismo cinquant'anni fa.
La dissoluzione dei legami sociali e territoriali?
L'hanno determinata nell'arco d'un secolo le comunicazioni di massa, l'urbanesimo e infine la digitalizzazione.
.
Nel suo intervento che potete leggere nella sua bacheca, Brancaccio utilizza la medesima metodologia: la circolazione senza limiti di forza-lavoro a fini di sfruttamento?
Il problema non è quest'ultima, bensì la circolazione deregolamentata di capitali, la loro tassazione favorevole, la mancanza di tutele del lavoro.
In sostanza, basta dunque eliminare l'impianto politico-normativo costruito in quarant'anni dal neoliberalismo dopodiché, voilà, tutti i problemi finiscono e tutti possono entrare. Mi verrebbe da dire: grazie, graziella e grazie al...
.
Va altresì notato che, come al solito, l'impostazione marxista la butta su un piano economicista che omette completamente la problematica culturale: flussi da milioni di persone nell'arco di soli tre decenni portano a una dissoluzione comunitaria, a una dimensione di convivenza fra sconosciuti che, non condividendo lingua, memoria e ritualità collettive, non ha nulla a che vedere con le magnifiche sorti e progressive sul "meticciato" tanto decantate a sinistra nei decenni scorsi.
.
Ma anche volendo per un momento accantonare l'antropologia culturale, l'idea che un fenomeno provocante lacerazione sociale vada accettato perché per risolverlo basterà - in un futuro del quale non si scorge traccia all'orizzonte - realizzare il socialismo, a me sembra di un infantilismo disarmante. Una tesi talmente poco solida che alla fine, per sostenerla, Brancaccio deve ricorrere al negazionismo delle questione sociale affermando che le statistiche non indicano alcuna correlazione fra immigrazione e criminalità (mentre quelle che ho letto io purtroppo la indicano eccome).
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Quindi, cos'ho scritto ieri sotto queste tesi?
Andando a memoria, ho grosso modo scritto che nell'intervento di Brancaccio mi sembrava di scorgere quell'approccio un filino benaltrista secondo il quale d'un dato problema non bisogna occuparsi perché, come dice il compagno Folagra, "è a monte che bisogna colpire".
Certo, non bisogna mai perdere di vista l'obiettivo di colpire a monte: ma dal momento che talora questa è cosa non immediatamente fattibile, succede poi che a valle, nel frattempo, la situazione di vita per i proletari veri e in carne e ossa risulti insostenibile.
E negare questo - o peggio ancora qualificare come "razzisti" gli abitanti delle periferie che denunciano suddetta situazione - significa contribuire a far sì che Vannacci, alle prossime elezioni, giunga al 20% e oltre.
Fra gli intellettuali marxisti, vige una metodologia d'argomentazione volta a "elevare il discorso", cioè a sostenere con vari argomenti che l'immigrazione illimitata dev'essere accettata perché quelle che vengono denunciate come sue cause negative sono, in realtà, processi di lungo corso del sistema capitalista e, pertanto, contestare l'immigrazione significa - a loro dire -contestare una fenomenologia anziché una causa.
Pertanto...
L'abbattimento del costo del lavoro?
L'ha avviato il neoliberismo cinquant'anni fa.
La dissoluzione dei legami sociali e territoriali?
L'hanno determinata nell'arco d'un secolo le comunicazioni di massa, l'urbanesimo e infine la digitalizzazione.
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Nel suo intervento che potete leggere nella sua bacheca, Brancaccio utilizza la medesima metodologia: la circolazione senza limiti di forza-lavoro a fini di sfruttamento?
Il problema non è quest'ultima, bensì la circolazione deregolamentata di capitali, la loro tassazione favorevole, la mancanza di tutele del lavoro.
In sostanza, basta dunque eliminare l'impianto politico-normativo costruito in quarant'anni dal neoliberalismo dopodiché, voilà, tutti i problemi finiscono e tutti possono entrare. Mi verrebbe da dire: grazie, graziella e grazie al...
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Va altresì notato che, come al solito, l'impostazione marxista la butta su un piano economicista che omette completamente la problematica culturale: flussi da milioni di persone nell'arco di soli tre decenni portano a una dissoluzione comunitaria, a una dimensione di convivenza fra sconosciuti che, non condividendo lingua, memoria e ritualità collettive, non ha nulla a che vedere con le magnifiche sorti e progressive sul "meticciato" tanto decantate a sinistra nei decenni scorsi.
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Ma anche volendo per un momento accantonare l'antropologia culturale, l'idea che un fenomeno provocante lacerazione sociale vada accettato perché per risolverlo basterà - in un futuro del quale non si scorge traccia all'orizzonte - realizzare il socialismo, a me sembra di un infantilismo disarmante. Una tesi talmente poco solida che alla fine, per sostenerla, Brancaccio deve ricorrere al negazionismo delle questione sociale affermando che le statistiche non indicano alcuna correlazione fra immigrazione e criminalità (mentre quelle che ho letto io purtroppo la indicano eccome).
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Quindi, cos'ho scritto ieri sotto queste tesi?
Andando a memoria, ho grosso modo scritto che nell'intervento di Brancaccio mi sembrava di scorgere quell'approccio un filino benaltrista secondo il quale d'un dato problema non bisogna occuparsi perché, come dice il compagno Folagra, "è a monte che bisogna colpire".
Certo, non bisogna mai perdere di vista l'obiettivo di colpire a monte: ma dal momento che talora questa è cosa non immediatamente fattibile, succede poi che a valle, nel frattempo, la situazione di vita per i proletari veri e in carne e ossa risulti insostenibile.
E negare questo - o peggio ancora qualificare come "razzisti" gli abitanti delle periferie che denunciano suddetta situazione - significa contribuire a far sì che Vannacci, alle prossime elezioni, giunga al 20% e oltre.
