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L’incontro tra Pound e Pasolini (che prima lo detestava, e poi ne divenne devoto)

di Giovanni Sessa - 01/10/2026

L’incontro tra Pound e Pasolini (che prima lo detestava, e poi ne divenne devoto)

Fonte: Barbadillo

Luca Gallesi, saggista e giornalista di spessore, è noto studioso di Ezra Pound. Al poeta statunitense ha dedicato un numero considerevole di pubblicazioni. La sua ultima fatica in tema è un libro davvero significativo. Ci riferiamo a, Pound e/o Pasolini, nelle librerie per i tipi di Ares. Le sue pagine consentano di far luce su due autori controcorrente, critici della società consumista e capitalista che, pur avendo perseguito strade politiche diverse, in un iter di ricerca segnato da passioni e patimenti individuali, in realtà, a ben vedere, sono stati intellettuali in qualche modo complementari. Il volume è impreziosito dall’introduzione contestualizzante di Giuseppe Garrera. Le vite e la visione del mondo dei due protagonisti del testo: «Si incrociarono imprevedibilmente nel 1967, grazie a una memorabile intervista televisiva che si è trasformata in una testimonianza di straordinaria attualità» (p. 13).

Sul finire degli anni Sessanta del secolo scorso, Pound e Pasolini sembrano far riferimento a due mondi inconciliabili. Appartengono a generazioni diverse. Pasolini: «è ben inserito […] nell’ establishment culturale, mentre l’anziano poeta si è quasi ritirato dalle scene» (p. 13), si è lasciato alle spalle il tempus dicendi ed è entrato nel tempus tacendi. Le lettere dell’intellettuale friulano all’editore italiano di Pound, Scheiwiller, sono chiara testimonianza di un pathos astioso, dettato dal pregiudizio politico, nei confronti dell’autore dei Cantos, che fu, per lunghianni, recluso in un manicomio criminale a causa della sua adesione al fascismo. Gallesi ricorda, inoltre, che nel 1965, Pasolini espresse un giudizio demolitore nei confronti del Dante di Pound, giudizio fondato su un’evidente incomprensioneideologica. Pound fu critico aspro dello stile di vita americano, Pasolini era fortemente attratto dalla cultura del Nuovo Mondo. Eppure, i due uomini erano accomunati, sotto il profilo esistenziale, dalla comune origine contadina e dal ritenere lapoesia unica paideia possibile in un mondo ormai desacralizzato, atta a porre sotto accusa la devastazione della natura e della psiche umana, prodotta dalla dismisura usuraia del neo-capitalismo.

Ezra Pound e Pier Paolo Pasolini

Pound, non diversamente dall’italiano, confessa in un’intervistadi: «combattere per resistere all’idea che l’Europa e la civiltà stiano andando all’Inferno» (p. 17). L’impegno dei due intellettuali, nota Gallesi, non fu, sic et simpliciter, politico, ma ebbe tratto eminentemente etico-sociale.Tale impegnonell’americano fu indotto dall’adesione all’etica confuciana. L’autore di Pound e/o Pasolini ricostruisce, alla luce della bibliografia critica più accreditata, le vite tormentate dei due intellettuali, chiarisce, con persuasività d’accenti, la loro articolata visione del mondo, soffermandosi, in particolare, sul ritorno di Pound in Italia. Presenta, inoltre, l’incontro tra il poeta americano e uno dei massimi rappresentanti della beat generation, Allen Ginsberg: «Pound […] è incuriosito da questo giovane capellone» (p. 38), che ammira la sua poesia ma che: «condivide anche le sue idee economiche considerandole attuali» (p. 39), soprattutto in merito al tema della guerra, esploso prepotentemente nel dibattito pubblico a seguito del divampare del conflitto in Vietnam. Nel medesimo frangente temporale anche Pasilini incontrò Ginsberg: «Il poeta beat fa parte della nuova sinistra americana, che Pasolini considera uno dei fermenti culturali più importanti del suo tempo» (p. 40). Ginsberg fu uomo coraggioso: ebbe l’ardire di difender Pound dagli attacchi di critici letterari legati alla CIA.

Certo, Pound fu, a suo modo, “fascista”, Pasolini, dopo la Seconda guerra mondiale si schierò con gli “antifascisti” fuori tempo massimo: a tal proposito, Gallesi opportunamente nota che Pierpaolo, da uomo libero, scrisse anche su Il Reporter, finanziato da Arturo Michelini e fu introdotto al Corriere della Sera da Gaspare Barbiellini Amidei, uomo che certo non appartenne allasinistra. Le parabole esistenziali e ideali di Pound e Pasolini si incontrarono durante la ricordata intervista televisiva girata nell’ottobre del 1967 e mandata in onda il 7 giugno di quello stesso anno: «Il merito di quel memorabile incontro va interamente ascritto a un allora giovane inviato della Rai […] Vanni Ronsisvalle» (p. 54). Questi era amico di Pasolini ma anche ammiratore della poesia dell’americano. Grazie a lui furono superate le iniziali diffidenze di Olga Rudge, preoccupata dei risvolti politici che l’intervista avrebbe potuto provocare.L’intervista è inserita nel documentario, Un’ora con Ezra Pound, prodotto dalla Rai per la rubrica “Incontri”, curata da Gastone Favero. La voce narrate che apre il programma e intervalla il dialogo tra i due intellettuali, è di Arnoldo Foà. I Cantos sono, invece, commentati da Carlo Izzo, Eugenio Montale e Sergio Pautasso.

Dall’intervista, ricostruita e discussa criticamente da Gallesi nelle sue parti più rilevanti, si evince l’intero mondo ideale e poetico di Pound, comprese le sue idee di economista eretico. Una lettura dirimente per l’esegesi del contributo intellettuale poundiano che consente, anche in forza della fluidità della prosa dell’autore, di cogliere la straordinarietà di questo documento televisivo. Gli “antimoderni” Pound e Pasolini si incontrarono grazie al mezzo televisivo, la cui “diabolica” criticità avevano entrambi stigmatizzato. Particolarmente significative, ci paiono le battute che i due si scambiano in merito a Joyce, Eliot, Brâncuşi. Inoltre, a proposito dei Cantos, nota l’autore: «È importante sottolineare come Pound non accetti affatto lo sbrigativo giudizio di coloro che sostengono la  causalità delle citazioni […] che sono invece […] parti di un tema principale che viene ripreso e ripetuto, come in una partitura musicale» (p. 84). Pierpaolo lascia, durantel’intervista, cadere il pregiudizio politico nei confronti del poeta, e da allora: «Pound è sempre più presente nella produzione di Pasolini» (p. 112). Nel film, Salò o le 120 giornate di Sodoma, dedicato al tema dell’ “anarchia del potere”, al termine di torture infernali inferte ad alcuni dei protagonisti della pellicola, si sente alla radio la voce di Pound che legge il canto XCIX nel quale è riprodotto l’Editto sacro, testo di precetti etici confuciani. Le violenze del film sono la negazione dei versi Pound e dei valori fondamentali per i quali il grande poeta si è battuto. Rappresentano un controcanto salvifico rispetto alla dismisura del tempo presente.

 Luca Gallesi, Pound e/o Pasolini, introduzione di G. Garrera, Edizioni Ares, pp. 136, euro 14,00.