L’Occidente è destinato alla sconfitta
di Luigi Tedeschi - 02/03/2026

Fonte: Italicum
L’attacco proditorio all’Iran effettuato dalla potenza sionista – statunitense era più che mai scontato. Si è riprodotto lo schema delle pretestuose trattative condotte con proposte – diktat irricevibili da parte degli USA, già a suo tempo sperimentato, nei confronti della Jugoslavia di Milosevich, con successivi efferati bombardamenti della Serbia.
Sebbene gli sviluppi di questa ennesima aggressione armata israelo – americana siano imprevedibili, non c’è dubbio che non assisteremo alla replica della guerra dei 12 giorni del giugno 2025. Quest’ultima si risolse in un blitz americano dagli effetti propagandistici, con Trump che millantò una sua pretesa vittoria, con la fake new della distruzione degli impianti nucleari iraniani. La finalità di questa aggressione non può di certo identificarsi con l’uccisione dell’Imam Khamenei; non sono proponibili eventuali analogie con l’attentato terroristico che comportò la morte del generale Soleimani, che rimase un episodio isolato. La morte di Khamenei non potrà che rafforzare la resistenza dell’Iran.
Qual è dunque l’obiettivo strategico di questa aggressione all’Iran? Non certo quello proclamato da Trump si difendere l’Occidente nello scongiurare fantomatiche aggressioni missilistiche iraniane contro l’Europa o gli USA, o nell’impedire all’Iran l’accesso alla dotazione di armamenti nucleari di cui non dispone, ma che costituirebbero per esso un’assicurazione sulla vita.
Semmai, gli USA intendono provocare un regime change in Iran. I tentativi di destabilizzazione messi in atto dall’azione congiunta dei servizi segreti occidentali nell’innescare una spirale di rivolta contro il regime nei mesi scorsi sono falliti. Anzi, dinanzi al caos provocato da terroristi per conto di potenze straniere, la popolazione si è ricompattata in maggioranza nella fedeltà alle istituzioni. Che i devastanti bombardamenti di questi giorni possano generare l’ennesima rivoluzione colorata filo – occidentale è del tutto assurdo. L’aggressione israelo – americana può solo suscitare sentimenti patriottici di resistenza in questo paese radicato nella propria cultura identitaria, da sempre ostile alle strategie colonialiste dell’Occidente.
Gli USA non sembrano disporre di forze di opposizione in grado do rovesciare il regime degli ayatollah. L’unica alternativa possibile ad esso sarebbe quella di un governo guidato dai Pasdaran. Qualora gli USA riuscissero a destituire l’attuale regime ed imporre un proconsole filo – occidentale, non si vede come quest’ultimo possa riuscire a pacificare e governare un paese refrattario per storia e cultura all’Occidente. Furono proprio le politiche di occidentalizzazione forzata dell’Iran a determinare la caduta dello scià e la rivoluzione di Khomeini.
L’intento di Trump sembrerebbe quello di replicare in Iran l’intervento armato già effettuato in Venezuela, con il rapimento di Maduro. Ovvero, imporre un dominio politico ed economico sull’Iran, che non comporti un regime change. L’obiettivo trumpiano è infatti quello di presentarsi alle elezioni di midterm esibendo gli scalpi di Maduro e Khamenei. Tutto ciò, oltre che impossibile, è ridicolo.
Il ruolo svolto dall’Iran nella geopolitica mondiale è, rispetto al Venezuela, del tutto diverso. L’Iran è un eminente membro del gruppo dei BRICS, è un paese la cui influenza nell’area mediorientale è imprescindibile, di primaria importanza dal punto di vista strategico, per gli equilibri politici ed economici tra il mediterraneo e l’Asia. Per strategia americana di contrasto alla Cina, appare essenziale la destabilizzazione dell’Iran, quale fondamentale snodo commerciale per la Via della Seta ed indispensabile partner energetico della potenza cinese. Un crollo dell’Iran comporterebbe inoltre il venir meno della via di accesso della Russia all’Oceano Indiano. Una eventuale destabilizzazione dell’Iran, favorirebbe peraltro una penetrazione degli USA nell’Asia centrale ai danni di Russia e Cina. Pertanto, la guerra contro l’Iran rappresenta un evento decisivo della Guerra Grande e per i futuri equilibri geopolitici mondiali.
Per lo stesso Israele una disfatta dell’Iran sarebbe necessaria per imporsi, quale unica potenza dominate in Medio Oriente, atta peraltro a garantire la sussistenza di una influenza preponderante degli USA nell’area mediorientale.
Israele tuttavia, è ormai votata a condurre una guerra perpetua, dopo aver aperto 7 fronti senza riuscire a conseguire nessuna vittoria. Esso necessita dunque di un nemico mortale assoluto (ma non potenza nucleare), qual è l’Iran, onde fruire del sostegno incondizionato degli USA e perpetuare uno stato di emergenza permanete, che lo salvaguardi da conflittualità interne che potrebbero condurre alla progressiva dissoluzione dello stato ebraico stesso. Aggiungasi infine che un eventuale Iran riconvertito alla sfera occidentale, farebbe venir meno il ruolo strategico ed economico di Israele, quale unico alleato degli USA in Medio Oriente.
Appare dunque evidente che questa guerra è destinata a protrarsi nel tempo, con la concreta possibilità di una estensione del conflitto a tutta l’area mediorientale. Gli USA, contrariamente alle aspettative trumpiane, potrebbero essere coinvolti in un conflitto dalla durata indefinita e dall’esito imprevedibile.
La potenza americana mira, mediante incessanti bombardamenti, a distruggere gli armamenti e le infrastrutture interne iraniane, con una guerra prolungata di logoramento, che dovrebbe condurre alla disfatta dell’Iran. Tuttavia, dati i costi della logistica dello schieramento navale ed aereo americano, che potrebbero rivelarsi alla lunga insostenibili e l’esaurimento progressivo di armamenti ad alta tecnologia la cui sostituzione richiede tempi lunghi, sia gli USA che Israele potrebbero uscire essi stessi logorati dal conflitto, tenuto conto anche delle capacità di resistenza dell’Iran, militarmente sostenuto dalla Cina. Scrive a tal riguardo Andrea Zhok: «Per quanto nessuno possa dubitare della superiorità militare del duo USA - Israele, la questione è quanti danni può fare l'Iran e per quanto tempo. Non è affatto certo che gli israelo -americani siano in grado di sostenere danni rilevanti senza essere costretti ad addivenire a miti consigli (come già avvenuto nella "guerra dei 12 giorni")».
USA e Israele, già politicamente isolati nell’area, potrebbero incorrere in una sconfitta strategica che comporterebbe la estraneazione della potenza americana dal Medio Oriente.
Occorre comunque rilevare che, fallita ogni strategia di riconfigurazione del Medio Oriente a guida israeliana, l’ultima chance che resta all’Occidente sionista – americano, è quella di distruggere l’Iran degli ayatollah, quale baluardo finora inespugnabile dell’Asse della Resistenza. La sopravvivenza stessa quindi dell’Iran, potrebbe costituire la definitiva sconfitta dell’Occidente.
La morte di Khamenei assume un valore spirituale altamente simbolico, destinato a produrre effetti determinanti sull’andamento del conflitto. La classe dirigente iraniana, già pesantemente falcidiata dal terrorismo armato sionista, spiritualmente radicata nella fede islamica, ha dimostrato di non temere il martirio. Si deve concludere pertanto che l’Iran sia per l’Occidente un nemico invincibile. Nessuno potrà mai distruggere i valori spirituali che animano la propria resistenza.
Duemila anni di cristianesimo, di martiri, di santi, di eroi, sono stati rimossi dalla cultura occidentale, ormai in una fase di declino nichilista irreversibile. L’Occidente è destinato alla sconfitta, perché spiritualmente morto. Dio benedica i martiri e gli eroi.

