La caduta di Orban dimostra che l'istanza sovranista non può racchiudersi nella destra (come del resto nella sinistra)
di Riccardo Paccosi - 13/04/2026

Fonte: Riccardo Paccosi
LA CADUTA DI ORBAN, DIMOSTRA CHE L'ISTANZA SOVRANISTA NON PUO' ESSERE RACCHIUSA ALL'INTERNO DELLA DESTRA (COME DEL RESTO NON PUO' ESSERLO ALL'INTERNO DELLA SINISTRA)
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Orban ha perso.
Avevo scritto un giorno fa che, pur consapevole del fatto che se abitassi in Ungheria sarei per varie ragioni suo oppositore, in quanto antagonista delle politiche guerrafondaie occidentali non potevo che augurarmi la permanenza al potere di Viktor Orban.
Questo perché, con la sua sconfitta, le nubi mai veramente diradatesi di un conflitto militare e probabilmente nucleare fra Europa e Russia - verso il quale Von der Leyen, Merz e Starmer hanno continuato a operare anche in questi giorni in cui eravamo tutti quanti presi dal conflitto in Iran - tornano ad addensarsi ulteriormente.
Al di là delle ragioni interne alla politica ungherese che sicuramente avranno pesato e sulle quali non ho competenza, sul piano della comunicazione internazionale va detto che la strategia di Orban è stata in questi giorni suicida. Affidarsi all'endorsement di Trump e di Netanyahu, infatti, nelle circostanze attuali non poteva sortire altro che un effetto devastante.
Inoltre, questo fatto ci dice anche che l'idea - molto diffusa in Italia presso i sostenitori di Trump - secondo cui la lotta per la sovranità nazionale e per un mondo multipolare deve essere svolta all'interno del bipolarismo destra-sinistra, è fallimentare e va quindi completamente abbandonata.
Né destra né sinistra esprimono un "meno peggio": esse sono solo le due false alternative che stanno bloccando l'insorgenza di un movimento autenticamente popolare e autonomo dei popoli contro i governi e le èlite finanziarie.
Destra e sinistra sono le due menzogne che permettono, altresì, l'affermazione trasversale d'una visione sociopatica aspirante a un'ecatombe che resetti il mondo, a un futuro di assoggettamento della vita ai mercati e a un asservimento degli umani alle macchine.
Pertanto, occorre uscire da quel tumore del pensiero che è la polarizzazione destra-sinisra.
Soltanto chi disprezza e avversa in pari misura la destra e la sinistra, oggi, può dirsi un uomo libero.
