La legge dei vincitori
di Massimo Fini - 21/01/2026

Fonte: Massimo Fini
La proiezione del film “Norimberga”, proiettato di recente nelle sale, ha riproposto la ‘vexata quaestio’ della legittimità dei processi di Norimberga e di Tokyo e sulla pretesa dei vincitori di essere moralmente migliori dei vinti, pretesa inaudita, nel senso letterale di mai udita nel corso della Storia, al punto di poterli, appunto, processare.
Perplessità su quei processi e sui Tribunali costituiti appositamente furono sollevate, sin dall’inizio, proprio da parte democratica e liberale. Scriveva l’americano Rustem Vambery, docente di Diritto penale, sul settimanale The Nation del 1 dicembre 1945, individuando i punti deboli di questi processi: “Che i capi nazisti e fascisti debbano essere impiccati e fucilati dal potere politico e militare, non c’è bisogno di dirlo; ma questo non ha niente a che vedere con la legge…”. Quali erano i “punti deboli”, anzi inaccettabili, di quei processi: Giudici guidati da “sano sentimento popolare”, introduzione del principio di retroattività, presunzione di reato futuro, responsabilità collettiva di gruppi politici e razziali, rifiuto di proteggere l’individuo dall’arbitrio dello Stato, ripristino della vendetta tribale”. In un coraggioso discorso pronunciato all’Assemblea Costituente il 24 luglio 1947, quando quei processi erano ancora in corso, Benedetto Croce affermava: “Segno inquietante di turbamento spirituale sono ai giorni nostri, bisogna pur avere il coraggio di confessarlo, i tribunali senza alcun fondamento di legge, che il vincitore ha istituito per giudicare, condannare e impiccare, sotto nome di ‘criminali di guerra’, uomini politici e genarali dei popoli vinti, abbandonando la diversa pratica, esente da ipocrisia, onde un tempo non si dava quartiere ai vinti ad alcuni di loro e se ne richiedeva la consegna per metterli a morte, proseguendo e concludendo con ciò la guerra”.
Più possibilista era il quotidiano inglese, The Guardian, forse il migliore, a tutt’oggi, dei quotidiani europei, che nel 1946 scriveva: “Il processo di Norimberga apparirà giusto o sbagliato nella storia a seconda del futuro comportamento delle nazioni che ne sono responsabili”. Bene, non si era ancora spenta l’eco di quei processi, che secondo le intenzioni avrebbero dovuto “escludere la guerra dalla vita della società”, che già le truppe francesi soffocavano con l’atroce brutalità di sempre un disperato tentativo del Madagascar di liberarsi dalle manette coloniali.
Ciò, naturalmente, è nulla rispetto a quello che hanno fatto poi Usa e Urss, le due vere, e sole, potenze uscite vincitrici dalla seconda guerra mondiale. In più di mezzo secolo Usa e Urss hanno messo a ferro e fuoco Il Sud-Est asiatico, usato il napalm e armi chimiche in Vietnam, combattuto guerre in Medio Oriente per interposta persona e sulla pelle altrui, “suicidato” Masaryk e Allende, schiacciato nel sangue la rivolta ungherese, invaso la Cecoslovacchia e l’Afghanistan, umiliato la libertà della Polonia, insidiato con le armi e i servizi segreti la sovranità del Nicaragua e del Salvador, difeso e sostenuto i più feroci, sanguinari e criminali dittatori, per esempio Saddam Hussein, salvo poi dismetterli quando non più presentabili, a suon di golpe, organizzato decine di colpi di Stato, fomentato e guidato, attraverso il Kgb e la Cia, una buona fetta di terrorismo internazionale e, infine, messo il loro tallone e accampato le loro pretese egemoniche su ogni angolo, anche il più recondito, del mondo. Così scrivevo sull’Europeo, il 6 settembre del 1986, ma da allora si è aggiunta molta carne al fuoco, dando alle mie parole le dimensioni di una sinistra profezia. E’ dal 1999, anno dell’aggressione alla Serbia, quindi prima della scusante, chiamiamolo così, dell’11 settembre, che gli Stati Uniti e la Nato, che sono poi la stessa cosa, hanno violato tute le norme del diritto internazionale, contro la volontà dell’Onu.
Per passare a tempi più recenti c’è l’aggressione al Venezuela, la cattura del suo legittimo Presidente Nicolas Maduro, che naturalmente dalla narrativa occidentale è sistematicamente chiamato “il dittatore Maduro”, mentre arrivò al potere con legittime elezioni. Intimidito in ogni modo il “socialismo bolivariano”, tanto che di recente il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo del Presidente del brasile, Ignacio Lula da Silva, il quale, temendo di fare la fine di Maduro, ha di molto annacquato il suo socialismo.
Scrivevo sempre in quell’articolo che le super potenze, quelle appunto uscite vincitrici dalla Seconda Guerra mondiale, hanno avanzato pretese su ogni angolo del mondo, anche il più remoto. Ed ecco che adesso Donald Trump vuole comprarsi la Groenlandia cioè un territorio europeo anche se situato ai limiti dell’Artide. Quindi alla domanda del ministro dell’educazione giapponese, Masayuki Fujio, che poneva la questione “i vincitori hanno il diritto di giudicare i vinti?”, si può rispondere oggi, con molta amarezza, ma con tranquilla coscienza: no.
