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La nostra è una società di ‘bigini’

di Massimo Fini - 12/09/2026

La nostra è una società di ‘bigini’

Fonte: Massimo Fini

Tenere un archivio cartaceo oggi, in epoca digitale, sembra una follia. Però ci sono anche dei vantaggi. Scartabellando fra le mie carte mi sono imbattuto in un vecchio libro La scoperta della lentezza di Sten Nadolny. Racconta la storia di un ragazzo che, rispetto ai suoi coetanei, è lento di riflessi, quasi torpido, sempre ultimo nei giochi. Si chiama John Franklin. Diventerà un grande esploratore polare e lo scopritore del leggendario passaggio a Nord-Ovest nell’Artico. Cos’era successo? Mentre i suoi compagni si sfrenavano nei giochi lui rimuginava, osservava, incamerava, assimilava, ascoltava (sull’importanza della capacità d’ascolto ci siamo già espressi in un precedente articolo pubblicato sul Fatto pochi giorni fa e non è il caso di tornarci sopra). Non so se abbia letto La scoperta della lentezza, ma il giornalista Gerardo Villanacci del Corriere della Sera, in un suo recente articolo, ne riprende il succo. Così scrive, nella sostanza: È diventato urgente superare l’assuefazione alla notizia immediata e riscoprire l’elogio della lentezza, della riflessione e del silenzio meditativo. Per riappropriarsi del proprio tempo e della propria mente, è necessario svincolarsi dalla narrazione imposta tornando a osservare i fatti con lucidità, imparando come pensare e non cosa pensare. È una bella lezione per il giornalismo di oggi che, nel momento stesso in cui ci rimpinza di informazioni, ci allontana dal loro contenuto. Che cosa sappiamo realmente della guerra russo-ucraina che pur è in atto dal 2014, fra notizie vere, fake e controfake? È la storia di ogni eccesso che, in quanto tale, finisce per divorare il proprio contenuto. È la storia, se vogliamo, per cui illudendoci di essere in contatto con il mondo intero ci impediamo di concentrarci su noi stessi e sui nostri reali bisogni. Io posso ben collegarmi a grande velocità con una persona che sta a Tokyo, ma che cosa ne sa effettivamente questa persona di me e io di lei? La Velocità, insieme alla Tecnologia, cui si collega, e all’Economia, è il demone della società attuale. Questo spiega anche perché i messaggi siano sempre più contratti in poche righe. Per guadagnare tempo su ogni eventuale concorrenza. Il giornalista non va più sul posto perché sarebbe tempo sprecato in viaggi più o meno lunghi e faticosi. Ma preferisce alimentarsi dai database, dai social e da ogni altra scorciatoia offerta dal digitale. Insomma il ‘reporter’ non fa più il reporter, sta seduto su una sedia, in agguato per bruciare i concorrenti più diligenti che le informazioni le raccolgono sul campo. Perché il vero giornalismo, come ho scritto altre volte, è quello che si fa sul campo venendo a contatto, fisico e intellettuale, con i soggetti che facciamo oggetto del nostro racconto. Per tornare all’argomento che ha dato spunto a questo articolo, una cosa è sapere che esiste un libro intitolato La scoperta della lentezza, altro è perdere tempo, non sia mai, a leggerlo sul serio. Questa smania di trasmettere il più velocemente possibile i contenuti di qualsiasi fenomeno, ci allontana ipso facto da questi stessi contenuti. Ciò spiega anche, almeno in parte, la scomparsa di fatto dei grandi maître à penser, da Bertrand Russell a Jean-Paul Sarte ad Albert Camus e, facendo qualche passo indietro, a Martin Heidegger. Chi me lo fa fare di leggere La questione della tecnica, quando posso trovarla riassunta su Wikipedia? La nostra è una società di ‘bigini’.