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La reticenza progressista sulla questione della immigrazione

di Matteo Martini - 02/08/2026

La reticenza progressista sulla questione della immigrazione

Fonte: Matteo Martini

Mi sto accorgendo che diverse formazioni o anche singoli personaggi di sinistra - non parlo di piddini o di raggruppamenti pro establishment, ma di sovranismo di sinistra, marxisti, radicali anti-sistema - hanno una forte reticenza a problematizzare la questione dell'immigrazione di massa in Europa.
È un argomento di cui nella migliore delle ipotesi è meglio non parlare, oppure ogni volta che se ne presenta l'occasione si alza un muro di scudi di natura quasi ontologica: la reazione Salvini-cacca-merda-puzza.
Trovo tutto ciò collegato a radici ideologiche, e senza un fondamento né razionale né pragmatico. Un conto è essere, diciamo, filoarabi in politica estera (ad ogni buon conto lo erano anche Craxi e Andreotti) e un conto è far finta che se in Francia un quarto o un terzo della popolazione non sia più né di origine francese, né europea, sia tutto normale, e sia persino giusto. Ci trovo non solo un "Non sequitur"  logico ma perfino una contraddizione: diciamo che i Palestinesi hanno diritto a resistere alla colonizzazione e poi incoraggiamo la nostra di colonizzazione, qui, in casa, sia pure con altre modalità.
E non si dica che ai palestinesi sia stata imposta perché fino a prova contraria a nessun popolo europeo, ugualmente, è mai stato proposto un referendum per chiedere se fosse favorevole o contrario alla diluizione demografica. Ricordate il famoso argomento per cui a nessuno è stato chiesto se voleva o no l'Euro?
Io trovo questo atteggiamento del tutto ideologico, anche con una punta di snobbismo. Da vecchi comunisti odiosi, anche se poi, per i vari travasi del rossobrunismo, si viene addirittura dall'estrema destra.
Pensare che problematizzare la questione migratoria sia demagogia è un grave errore di questi movimenti. In primo luogo è un vizio mentale da intellettuali che parlano di geopolitica in un salotto d'avorio ma non comprendono le ragioni dell'uomo normale, del negoziante e della casalinga.
In secondo luogo, visto che la maggioranza della popolazione in Europa comincia ad averne le tasche piene, manca sostanzialmente di pragmatismo:  ti fa percepire distante, un intellettuale chiuso nei suoi schemi ideologici, e ti marginalizza, alienandoti qualsiasi consenso elettorale futuro. Non a caso si parla purtroppo di formazioni, anche del cosiddetto 'Dissenso', che non sono mai arrivate oltre lo 0 virgola (ma mai che qualcuno di questi intellettuali si chieda il perché).
Oltre a mancare di buon senso e di pragmatismo questo atteggiamento, sempre carico di distinguo, consegna questo tema necessariamente alle formazioni di destra come la Lega o il partito di Vannacci, in pratica facendo loro un grandissimo regalo se non altro in termini di voti.
Ma peggio ancora queste posizioni ideologiche   che snobbano il sentimento della maggioranza, alimentano i conflitti orizzontali fra populismo di destra e di sinistra, rendendo impossibile una saldatura antisistema che se non altro avrebbe maggiori possibilità di avere un minimo peso.