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La riorganizzazione del mondo

di Thierry Meyssan - 21/01/2026

La riorganizzazione del mondo

Fonte: Voltairenet

 La mappa del mondo disegnata durante il vertice di Anchorage del 15 agosto 2025. Il planisfero è diviso in modo sommario in tre zoned’influenza, che ora vengono negoziate con più precisione…
Il mondo sta cambiando molto rapidamente. Il 2026 dovrebbe essere caratterizzato dal ritorno delle zone di influenza e dalla fine degli imperi coloniali. Soprattutto, vedrà il ritorno del diritto internazionale in luogo delle regole che abbiamo conosciuto finora. Solo chi sarà in grado di capire questi cambiamenti e di adattarsi velocemente continuerà a svilupparsi.

Dal vertice di Anchorage (15 agosto 2025), il cessate il fuoco a Gaza (10 ottobre 2025) e l’operazione Absolute Resolve in Venezuela (3 gennaio 2026) stiamo assistendo alla riorganizzazione del mondo. È ormai chiaro che in Alaska i presidenti Donald Trump e Vladimir Putin si sono divisi il mondo. La convalida delle grandi linee dell’accordo avverrà nel prossimo vertice Trump-Xi.

L’unica informazione di cui disponiamo è la mappa dello stato-maggiore russo, pubblicata da Andrei Martyanov, che divide il mondo in tre zone d’influenza, il che non contraddice il principio di un mondo multipolare. Il diritto internazionale originario – intendo antecedente la guerra fredda – risolve solo alcuni problemi e concede agli Stati massima libertà di manovra entro i limiti che essi stessi si sono imposti.

Nel mio ultimo articolo ho spiegato che, contrariamente a quanto tutti sostengono, rapendo il presidente Maduro gli Stati Uniti hanno commesso un crimine rispetto alle regole precedenti, ma erano nel pieno diritto di farlo rispetto ai propri impegni. Anche se ci può sembrare sconvolgente, è una realtà ineludibile. È così che d’ora in avanti il mondo dovrà funzionare.

Finora il mondo era governato dal G5/6/7/8, fino a ieri composto da Germania, Canada, Francia, Stati Uniti, Italia, Giappone, Regno Unito e Unione Europea.

La sua scomparsa segnerà la fine degli imperi inglese e francese. Dobbiamo accettare che la Francia dovrà decolonizzare la Nuova Caledonia e la Polinesia; gli Stati Uniti dovranno decolonizzare le Samoa, Guam e le Isole Vergini; la Nova Zelanda dovrà decolonizzare Tokelau; infine il Regno Unito dovrà decolonizzare Anguilla, le Bermuda, le Isole Vergini, le isole Cayman e Falkland, Gibilterra, Montserrat, Sant’Elena e le Isole Turks e Caicos.

Ciò dovrà essere fatto molto rapidamente se Francia, Stati Uniti, Nuova Zelanda e Regno Unito desiderano mantenere una presenza nelle loro ex-colonie.

È probabile che il Commonwealth si disgregherà. Gli Stati membri abbandoneranno quanto meno la doppia cittadinanza.

Il G7 sarà sostituito da un G4/5 formato da Cina, Stati Uniti, India e Russia, cui il presidente Trump vorrebbe associare il Giappone [1]. È tuttavia probabile che il Giappone non sarà ammesso, date le sue dichiarazioni belliciste. La Cina è in collera per l’ascesa del militarismo imperiale giapponese, il negazionismo del governo di Sanae Takaichi, le sue mire sui microprocessori taiwanesi e le ricerche di terre rare.

Tenuto conto della rispettiva forza, le quattro principali potenze mondiali potranno decidere di fare ciò che vogliono in tutti i casi non regolati dal diritto internazionale – come già hanno fatto gli Stati Uniti in Venezuela.

Diverse alleanze regionali consentiranno a potenze secondarie di svolgere un ruolo importante.

Non parlerò della Nato, che sarà sciolta a metà 2027, o anche prima, se il trasferimento della Groenlandia dalla Danimarca agli Usa lo consentirà. Le proteste di alcuni europei non cambieranno nulla: non faranno la guerra né agli Stati Uniti né alla Russia.

Nemmeno l’alleanza AUKUS (Australia, Regno Unito e Stato Uniti) sopravvivrà alla divisione del mondo.

Anche l’Unione Europea dovrebbe scomparire. La passerella di Ursula von der Leyen alla cerimonia di firma dell’accordo di libero mercato UE/Mercosur non fa che precipitarne la caduta: le popolazioni di Francia, Polonia, Austria, Irlanda e Ungheria si sono appena rese conto che questa burocrazia non difende i loro interessi, ma ne sacrifica gli agricoltori alle esigenze dell’industria tedesca.

Diversi organismi prenderanno il testimone: la Forza di Spedizione Congiunta (Joint Expeditionary Force – JEF), mini-Nato britannica che già riunisce Estonia, Lituania, Lettonia, Danimarca, Norvegia, Islanda, Svezia, Finlandia e Paesi Bassi attorno al Regno Unito. Vi aderirà l’Ucraina, mentre l’Islanda si unirà agli Stati Uniti, dopo la cessione della Groenlandia. Infatti il Canada e la Groenlandia si trovano sulla piattaforma continentale americana, come anche parte dell’Islanda, il che comprensibilmente stuzzica l’appetito degli Stati Uniti.
Bulgaria, Finlandia, Lettonia, Lituania, Polonia e Svezia hanno già costituito l’Alleanza del Fronte Orientale. Non è certo che questa nuova organizzazione sia destinata a durare perché al momento non dispone né di bilancio né di segretariato.

Queste alleanze militari saranno affiancate da coalizioni politiche, così come l’Ue affianca la Nato. l’Iniziativa dei Tre Mari è la principale. Riunisce Austria, Bulgaria, Croazia, Estonia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Repubblica Ceca. Essa mira a riformare la medievale Repubblica delle Due Nazioni o il progetto della Federazione di Międzymorze del maresciallo Jósef Pilsudski: creare una federazione tra Germania e Russia.

Si tratta di un progetto polacco, portato avanti dal presidente Karol Nawrocki (Diritto e Giustizia). L’Alleanza del Fronte Orientale è invece un progetto portato avanti dal primo ministro Donald Tusk (Coalizione civica).

In Medio Oriente, la dualità Arabia Saudita/Iran è terminata con la mediazione cinese del 2023. È stata sostituita dalla rivalità tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Una rivalità che già si è manifestata nello Yemen e in Sudan. Quelli che solo quattro anni fa erano i migliori amici del mondo, ora sono acerrimi rivali.

Riyad sta cercando di coalizzare dietro di sé Pakistan, Turchia, Egitto e Somalia.

Da parte sua Abu Dhabi, che ha già stretto alleanze militari con fazioni sudanesi, libiche e somale, dovrebbe avvicinarsi un po’ di più a Israele e allearsi con l’Etiopia.

In Africa, l’Alleanza degli Stati del Sahel, formata da Burkina Faso, Mali e Niger, è l’unica alleanza militare regionale. Dovrebbe essere incoraggiata dalla Cina e dalla Russia.

In America Latina, l’Alleanza Bolivariana dei Popoli della Nostra America (ALBA) non funziona più. Si sta invece formando una coalizione attorno all’Argentina e al Cile, con il consenso degli Stati Uniti.

Cina, India e Russia desiderano preservare le Nazioni Unite. Di conseguenza il presidente Trump ha rinunciato a lasciare il Palazzo di Vetro. Bisogna però tener conto che gran parte di ciò che l’Onu ha costruito sarà smantellato perché, contrariamente alle nostre convinzioni, le Nazioni Unite non sono il diritto internazionale.                                                                                                                                    

Traduzione
Rachele Marmetti

[1]  « Le C-5 de Trump : une manœuvre pour faire entrer les États-Unis dans les BRICS ? », par Alfredo Jalife-Rahme, Traduction Maria Poumier, La Jornada (Mexique), Réseau Voltaire, 19 décembre 2025.