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L'Occidente e la sindrome Tiberio Mitri

di Filippo Bovo - 27/03/2026

L'Occidente e la sindrome Tiberio Mitri

Fonte: Filippo Bovo

Circa trent'anni fa, alcuni giovani delinquenti presero di mira l'ex campione di pugilato Tiberio Mitri, che evidentemente non avevano riconosciuto, durante una delle sue confusionarie passeggiate per le vie romane. Non potevano immaginare che quell'uomo anziano e dimesso, e con la mente un po' annebbiata, avesse dalla sua un bilancio di 101 incontri, 88 dei quali vinti e 7 pareggiati: dall'aspetto pensavano che fosse soltanto un innocuo pensionato, una facile preda. Finì che Tiberio Mitri reagì come una bestia, dando loro una serie di rapidi colpi che li gettò tutti a tappeto, per poi costringerli ad una dolente e frettolosa fuga. Il fatto, assai divertente, finì sui giornali e i telegiornali, restituendo all'ex campione ed attore di cinema, ormai lontano dai riflettori, una momentanea celebrità.
Guardando ai fatti odierni, mi pare che certi alti "giovani rapinatori" di nostra comune conoscenza, a prendersela con la Russia prima e l'Iran poi, siano andati incontro ad un non tanto dissimile destino. Sebbene non tutti qua ne abbiano una piena percezione, a causa della fiducia che ancora ripongono nei media tradizionali e nella loro linea editoriale (che è anche e soprattutto una linea politica, che per forza di cose non può essere eccessivamente difforme dagli interessi del quadro d'alleanze internazionali di cui è parte: può sembrare lapalissiano, ma non a tutti è chiaro), il bilancio di questi conflitti parla chiaro. Come europei, qualche domanda sul destino di questo Continente non sarebbe inopportuna. Miliardi e miliardi sono stati bruciati per l'Ucraina, vanamente, ed altrettanti vengono oggi persi per gli effetti della guerra in Medio Oriente: il nodo, come già riportato in altre occasioni, non è solo energetico, per quanto già questo da solo basti a togliere il sonno ad imprese e famiglie. I fertilizzanti, più rari e costosi dopo le "auto-sanzioni" alla Russia, con l'aggressione all'Iran lo diverranno ancor di più, e ciò combinandosi ai maggiori costi del gasolio renderanno la resa e il punto di pareggio per ettaro traguardi sempre più lontani per un'infinità di nostri agricoltori. Che, giustamente, di recente hanno pure protestato visti i cali per gli stanziamenti della prossima PAC, indirettamente al fine di "garantire" il "semi-prestito" di 90 miliardi di euro all'Ucraina da parte di Bruxelles. Anche altri settori, come l'elettronica, che ci vede come grossi importatori, conosceranno grossi impatti nei prezzi, stante ad esempio la necessità dell'elio proveniente da Hormuz per la realizzazione dei semiconduttori. Sono solo alcuni esempi, che s'accompagnano ai maggiori costi alla pompa per i carburanti o nelle bollette per un "caro-energia" che, piaccia o non piaccia, si paleserà (e già s'è palesato).
L'idea di riaprire i rubinetti con la Russia per rimediare al calo dei flussi energetici dal Medio Oriente, come qualche nostra Maria Antonietta ha suggerito, è stata già confutata dalla risposta di Mosca. Per quattro anni i paesi EU e NATO hanno sostenuto Kiev con armi e capitali, dandole supporto militare anche per operazioni terroristiche sul suolo russo, contro obiettivi civili ed energetici (e pure propri, come nel caso del North Stream, un'infrastruttura in condivisione russo-europea): troppo comodo, adesso, far marcia indietro dicendo che è tutta acqua passata, mentre oltretutto la guerra dell'Ucraina continua. Tra l'altro Kiev continua tuttora a bersagliare, con l'appoggio della NATO, proprio quelle condutture da cui dovrebbero giungerci il gas e il petrolio russo, nella remota ipotesi in cui con Mosca tornasse il sereno, dal Druzhba al Soyuz, oltre a depositi ed impianti di raffinazione. Da Mosca hanno già fatto sapere che se ne parlerà a guerra finita, con gli europei che in ogni caso saranno gli ultimi della lista, visto che proprio grazie al conflitto sono nel frattempo aumentate le sue esportazioni verso altri paesi, dalla Cina all'India, mentre altri ancora a causa delle ostilità in Medio Oriente ugualmente stanno bussando alla sua porta. Senza contare che proprio a causa delle ostilità in Medio Oriente le sue entrate giornaliere sono aumentate di 150 milioni di euro in più, pari a 7 miliardi nei primi 15 giorni tra gas, petrolio e carbone, con la stima di un raddoppio nell'export e nei guadagni nell'arco di un mese. 
Il tutto mentre, per contrastare l'impennata dei prezzi dovuta alla crisi geopolitica intorno ad Hormuz, gli Stati Uniti sospendono le sanzioni a Mosca e a Teheran. Fare la guerra a dei propri "nemici strategici" per toglier loro quelle stesse sanzioni che gli s'è applicati, bisogna dire la verità, non è da tutti. Può succedere, però, se si è furbi come quei giovinastri che, trent'anni fa, scambiarono un ex campione di pugilato per una facile preda. Finendo al tappeto e dovendosela dare a gambe...