Spostamenti progressivi del dispiacere
di Pierluigi Fagan - 07/09/2026

Fonte: Pierluigi Fagan
SPOSTAMENTI PROGRESSIVI DEL DISPIACERE.
(cit. Alain Robbe-Grillet, 1974).
Fioccano le analisi sul trionfo AfD e le proiezioni delle varie immagini di mondo, dopo essersi scatenate sui significati del No all’UE degli islandesi (in pratica, ha votato l’equivalente della popolazione di Messina e il No ha vinto per 13.000 voti), ora vengono attratte dall’evento in odore di neonazismo. Che succede, quindi?
Come si vede, AfD è un partito che in Germania occidentale pesa in media un 20% e in quella orientale più del doppio. Se ne deduce che essendo AfD un partito che si presenta come alternativo al sistema, nella parte orientale (a parte Berlino, ovvio) c’è del profondo malumore nei confronti del sistema.
Il che è del tutto noto a chi da anni fa analisi approfondite su i postumi della cattiva unificazione tedesca, un processo che ha portato anche alla cattiva estensione dell’UE e della NATO nell’Europa dell’est.
Il che dovrebbe esser fatto noto anche a chi, in Italia, ha studiato la cattiva unificazione italiana di fine Ottocento con i suoi strascichi condensati nella “questione meridionale” di cui non è più di moda parlare da decenni anche se la questione rimane con evidenza appena ci si prende la briga di leggere due o tre statistiche demo-socio-economiche. Anche questa mania di studiare i dati quantitativi non è più di moda, ora è tutto qualitativo così chiunque può dire la sua sui social o in televisione ed esser votato perché si racconta la storia più carina. Ormai tra politica e premio Strega non c’è nessuna differenza.
Il fatto è che accorpare sistemi sociali che sono anche economici e culturali è cosa assai complessa, costosa e richiedente tempi lunghi. Se si va di fretta perché crolla il sistema adiacente (l’URSS, nel caso) e si vede l’opportunità di ricostruire la Grande Germania e la NATO ha l’acquolina in bocca per andare finalmente verso est sorretta da “cause di forza maggiore” e la Francia dà il suo benestare a riformare il grande spazio germanico in cambio del marco trasformato in euro, si fa tutto di fretta e sommariamente. Poi, nel tempo, sorgono i problemi come per ogni cosa fatta male.
Ad ogni modo, quelli della Germania est ce l’hanno col governo centrale e oggi ce l’hanno ancora più di ieri visto che la Germania è in crisi strategica (economica, demografica, geopolitica e culturale) e il capo è un avvocato e lobbista (BASF, Black Rock etc.) che provò a prendersi la CDU ai tempi della Merkel e venne trombato lasciando la politica per ben quattordici anni, salvo poi rispuntare fuori quando la Merkel decise di dimettersi.
È chiaro che la Germania è in seri problemi e Merz è del tutto inadeguato come per altro lo è gran parte di una classe dirigente che non sa che pesci pigliare dato che si è formata in tempi d’oro di cui ha beneficiato senza esserne al fondo la ragion per cui.
Quelli dell’est nel caso Sassonia Anhalt (2,5% della popolazione Germania, il Land più povero e anziano sebbene i più anziani abbiano votato AfD sotto-media) sono talmente arrabbiati che sono andati a votare in massa (75%!), più quelli contro il governo che quelli a difesa. Ci sta. Tralascerei l’analisi su quanto questi elettori sono o meno neonazisti, mentre sicuramente sono contro stranieri e politiche “inclusive” formali e non più sociali.
Bravi quelli di AfD, come del resto più o meno tutte le nuove destre continentali e anglosassoni, a presentarsi come il contrario del potere vigente proprio rendendosi simmetrico-contrarie ai soli temi formali evitando anche loro come la peste le questioni sociali, redistributive, del lavoro e del futuro in senso più ampio, anche se “futuro” campeggia come loro promessa mobilitante delle “nuove destre” visto che quasi tutti ne hanno oggi una più o meno razionalizzata speranza negativa.
Tuttavia, se arrivi al 44% più BSW al 5% ovvero quando il blocco antisistema arriva al 50% degli elettori di una tornata molto partecipata, vuol dire che più che a favore o contro questo tema o quello sei soprattutto arrabbiato parecchio.
Quindi, in breve, i disagiati della Germania orientale sono sempre più arrabbiati, il potere in carica se ne fregherà visto che il grosso del Paese è occidentale, a questi si daranno droni provocatori e chissà cos’altro per convincerli che i carri a scoppio non vanno più e quindi ci si deve buttare sui i carri armati, la c.d. “sinistra” assorbita dalle narrazioni progressiste neoliberali non ha nulla da dire per intercettare la rabbia sociale e quindi questa destra che trova mille ed una cosa da odiare vista il crescente capitale di rabbia, senza per altro avere nessun piano sostanziale, crescerà fino a dove, vedremo.
Come spesso in Europa, l'Italia insegna, arrivi al potere dando volume alla rabbia, poi ti acquieti. La "melonizzazione" ormai è diventata una categoria dell'analisi politica in Europa e c'è chi giura che anche Weidel o Le Pen o chi per lei, arrivate al traguardo si melonizzeranno).
Prossima puntata già l’anno prossimo, quando si voterà in Francia e Italia.
