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La vittoria dell’Iran, l’exit strategy e la Cina

di Tommaso Merlo - 25/03/2026

La vittoria dell’Iran, l’exit strategy e la Cina

Fonte: Tommaso Merlo

Trump sta perdendo la guerra e vorrebbe disperatamente trattare con l’Iran per salvare deretano ed impero del dollaro. Si è rimangiato l’ultimatum e annuncia trattative ad cazzum ma non sta delirando, sta facendo speculare la sua cricca in borsa col petrolio e tentando di seminare zizzania politica a Teheran. Vorrebbe un varco per uscire dall’angolo. Negli Stati Uniti la benzina corre verso la soglia psicologica dei 10 dollari al litro mentre i supermercati rialzano i prezzi sugli scaffali ogni mezzora e alle casse i consumatori bestemmiano invece di salutare. E siamo solo all’inizio. Dallo Stretto non passano le petroliere americane e sioniste e dei loro alleati mentre alle altre basta che paghino in yuan, è la fine dei petrodollari che può portare a quella del dollaro anche come mezzo di ricatto politico e l’inizio dell’era cinese. Mutamenti storici e buone notizie da scovare aggirando la censura della cricca mainstream. Se a livello politico Trump è un uomo morto che cammina e parla pure, militarmente è messo ancora peggio. I soldati americani rumoreggiano di non voler morire per Israele mentre quelli iraniani scalpitano. Gli analisti militari americani definiscono l’invasione dell’Iran infattibile coi mezzi a disposizione oggi, servirebbero uomini e risorse e anche tempo che non hanno anche perché la catastrofe economica è dietro l’angolo. L’Iran ha poi prodotto in casa missili e droni più avanzati di quelli occidentali e che rendono i vecchi eserciti obsoleti, ha due milioni di soldati pronti e altri novanta a casa a fare il tifo, si spreme poi le meningi da decenni per questo scontro specifico e la morfologia del territorio complica dannatamente il tutto. Altro che Vietnam, gli americani rischiano di venire impallinati prima ancora di appoggiare gli anfibi in Persia. Poi c’è Israele che ogni giorno assomiglia sempre più alla Palestina, sia per le macerie che per il morale popolare coi politicanti sionisti che dai bunker vaneggiano di attacchi e invasioni e vittorie bibliche mentre dal cielo piomba di tutto e il loro progetto coloniale non è mai stato così a rischio. Anche a loro converrebbe trattare, il problemino è che non sanno cosa significhi e solo di recente hanno pugnalato gli iraniani alle spalle per ben due volte a trattative in corso. Se la parola di Trump vale zero al quoto, la loro ancora meno. E poi all’Iran non conviene una tregua ma sradicare le ragioni del conflitto. Pretendere la fine della persecuzione occidentale, che gli americani smammino dal Golfo, che gli sceicchi ritrovino un minimo di dignità e ridurre i sionisti come i palestinesi in modo che possano finalmente provare un pochino di empatia e ricominciare tutto da capo. Del resto la guerra l’ha scatenata Israele per conquistare l’egemonia regionale e se la perde l’egemonia passa all’Iran che pretenderà legittimamente di imporre le sue condizioni. Anche tatticamente all’Iran non conviene la tregua, Trump è un coniglio che si crede un leone e un demente che si crede un genio. Un presidente ormai screditato anche all'estero e detestato dai suoi cittadini mai così contrari ad una guerra ed economicamente vulnerabili e quindi carpe diem. Quanto ad Israele è reduce da anni di guerra totale col paese anche socialmente allo stremo vittima di una fanatismo che persiste a trascinarlo nell'autolesionistico vicolo cieco dei bombardamenti a tappeto e della vile decapitazione dei nemici. All’Iran conviene combattere tenendo Trump e sionisti all’angolo fino a farli cedere anche perché non hanno nulla da perdere visto che i loro aggressori puntano alla distruzione della loro Repubblica islamica. Già, la migliore exit strategy per Trump sarebbe la resa vantandosi sui social della grande vittoria, il problemino è che l’Iran pretende condizioni che significherebbero la fine dell’impero del dollaro, un rospo davvero duro da ingoiare per Washington. Poi c’è la grana sionista, quei fanatici pur di non arrendersi potrebbero ricorrere all’atomica oppure finite le bombe mettersi a lanciare sassi per completare la metamorfosi palestinese e magari impallinare il presidente per evitare lo smarcamento degli utili idioti a stelle e strisce. Che le due parti in conflitto scendano a patti è quindi per il momento difficile, al massimo potrebbe provare l’impresa un mediatore ma autorevole ai livelli della Russia o meglio ancora della Cina promuovendo una conferenza internazionale per svoltare l’angolo ma non appena sono chiari i nuovi rapporti di forza. Se prevalgono americani e sionisti l’intero Medioriente diventerà una Palestina, se invece prevarrà l’Iran si libererà dalla persecuzione occidentale, gli sceicchi degli emirati si libereranno dalla depravazione turbocapitalista e libanesi e palestinesi si libereranno dalle angherie sioniste. Mutamenti storici e buone notizie da scovare aggirando la censura della cricca mainstream. Una nuova era per l’intera Asia Occidentale che rifletterà un nuovo mondo multipolare con la Cina unica vera grande potenza sulla scena.