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Le tre fasi occidentali per strangolare l’Iran

di Elena Basile - 22/01/2026

Le tre fasi occidentali per strangolare l’Iran

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Credevo che dato il genocidio di Gaza la narrativa del liberal order stesse perdendo peso. Sembrerebbe difficile credere nei valori occidentali e nell’ideologia dell’esportazione della democrazia nel momento in cui Israele, con il sostegno essenziale degli Stati Uniti e la complicità europea, ha in corso lo sterminio del popolo palestinese. Come il recente rapporto di Lancet evidenzia, Israele occupa ancora il 50% della Striscia, l’emergenza dopo il cessate il fuoco continua a causa delle restrizioni imposte da Tel Aviv agli aiuti umanitari, 400 palestinesi sono stati uccisi e si aggiungono alle sottostimate 70.000 vittime del conflitto. Ero convinta che la franchezza del volto selvaggio dell’impero, Trump, che afferma allegramente di volere le risorse petrolifere de Venezuela, di progettare regime change in Messico e a Cuba, di voler comprare la Groenlandia ci avessero finalmente liberato da un certo tipo di propaganda comune a Bush come a Obama. Mi ero sbagliata.
Con riferimento all’Iran, la destra come i socialisti europei e Left sono corsi a sostegno della massiccia campagna di disinformazione che da sempre accompagna le rivoluzioni arancioni e i colpi di Stato Usa. Come John Mearsheimer e Jeffrey Sachs, due politologi statunitensi appartenenti a orientamenti politici differenti e a scuole di politica internazionale opposte, mettono in evidenza, a Teheran è in corso un’operazione di rovesciamento del governo teocratico da parte degli israelo-americani. Le fasi dell’operazione sono a tutti note. Si comincia con la strozzatura dell’economia di un Paese attraverso sanzioni illegali, si affama il popolo, si isola il Paese che viene demonizzato fino a incarnare il male. Credo che un governo illuminato laico e democratico non sarebbe riuscito a salvare l’economia se fosse stato sottoposto da decenni alla guerra economica occidentale. Quando l’inflazione al 50% monta e la caduta della moneta nazionale è vertiginosa, la gente protesta pacificamente in piazza, poveri e commercianti dei bazar a cui si uniscono studenti occidentalizzati e insofferenti verso i precetti teocratici, non condivisi dalla società laica, da una borghesia che sogna standard occidentali. […]
La seconda fase ha allora inizio: le manifestazioni sono infiltrate dal Mossad e dalla Cia, che riforniscono di armi una élite addestrata militarmente per insurrezioni cruente, nella completa indifferenza del sangue versato di civili e poliziotti. Sono assalite municipalità, stazioni di polizia, bruciate moschee e cliniche. Milizie armate curde e irachene penetrano attraverso il confine occidentale dove hanno luogo gli scontri con maggiori vittime. L’operazione era preparata da tempo. La campagna di disinformazione trionfa aiutata dalle sole quattro agenzie di stampa e da aggregati mediatici la cui proprietà ormai è in osmosi con le lobby finanziarie. Le Ong finanziate dagli Stati Uniti, la National Endowement for Democracy, la diaspora che sostiene il figlio dell’ex dittatore Reza Palhavi, colui che governava con la Savak, terribile polizia segreta, e torturava in carcere gli oppositori politici, sono unite nel sostenere il cambiamento di regime e la propaganda occidentale. Si danno i numeri sui morti civili senza mai appurare fonti credibili. Il New York Times cita due fantomatici funzionari iraniani che avrebbero confermato 3000 morti e diviene subito punto di riferimento della stampa. Iran international, con sede a Londra e finanziato dagli stessi artefici del cambio di regime, viene citato come media credibile. La Bbc trasmette in farsi e crea il mondo di Barbie per la società benestante iraniana. Nella condanna della repressione del regime teocratico, Netanyahu e Trump fanno sfoggio del loro liberalismo politico e a essi si allinea la burocrazia non eletta europea, che applica nuove sanzioni al Paese ed evita di riconoscere la violazione del principio di non ingerenza negli affari interni di un altro Stato, di ammettere che in Occidente, di fronte a tali insurrezioni armate che uccidono 300 poliziotti, il potere reagirebbe legittimamente con violenza. Ricordo che Trump sta sostenendo la possibilità di uccidere un ladro, un migrante o chiunque non si fermi all’alt della polizia.
La terza fase, per completare il regime change, è costituita dall’attacco militare. L’obiettivo è la sirianizzazione dell’Iran, lo smembramento del rivale di Israele e l’accaparramento delle sue risorse. Lo scià o un’altra marionetta , in elezioni pilotate, guideranno il processo politico. Secondo Mearsheimer l’operazione è fallita. Le rivolte stanno scemando. Senza Internet non ci sono direzioni estere. Milioni di musulmani sono scesi a supporto del regime. L’attacco militare sembrerebbe rinviato. Ma la morsa che stringe il Paese e affama un popolo non si allenterà. La solidarietà verso gli iraniani dovrebbe implicare diplomazia e commercio, stop alle sanzioni e alla minaccia militare.