Le variabili fatali tra imperi, Nato e vocazione re-ligiosa contro messianesimo
di Pietrangelo Buttafuoco - 28/08/2026

Fonte: Barbadillo
La storia non si fa con i “se” – se fossero stati i vichinghi a scoprire l’America – mentre il futuro, invece, sì. Ecco il trucco. La politica è innanzitutto arte immaginativa e intuitiva, si pratica nella terra incognita e non nel dejà vu. Non vale, infatti, l’analisi al passato; la previsione prefabbricata è inutile ed è solo il futuro lo spazio d’azione – nel senso proprio la visione – della volontà e della decisione.
Con Tertulliano si ripete l’assioma: solo Iddio può far sì che ciò che è stato non sia mai stato; non è neppure vero quello che diceva Karl Marx nella vulgata a tutti nota, ovvero il ripresentarsi dei fatti nella linearità del divenire – la prima volta come tragedia, la seconda come farsa – e se AfD vince le elezioni in Germania, Berlino esce dall’Unione Europea e per Bruxelles è finita. Finita anche per l’area commerciale Schengen e la storia, infine, quella con S maiuscola, non è mai maestra in nulla. E questo, comunque, è solo un dettaglio. Potremmo anche dire un’inezia.
Se continua così – con la tragedia quotidiana dei massacri in Medio Oriente – scoppia la guerra tra Turchia e Israele. Ankara non è una ridotta beduina, è una macchina inesorabile del contemporaneo. Laica e al contempo re-ligiosa, la Turchia è anche universale nella vocazione e dunque il grande impero erede di Maometto II insorge contro l’Occidente “occidentalista”. La prospettiva teologica va contro il messianismo e forse ben più che la psicoanalisi, più che il sociologismo, più che il consumarsi del capitalismo, come nelle pagine di storia dimenticate nei banchi di scuola – alle medie, e poi al liceo – sarà la salvaguardia dei luoghi santi a Gerusalemme a suggellare il secondo tempo della storia.La cristianità ha già assaporato il fiele dell’empietà trovando sbarrato il Santo Sepolcro – un fatto mai accaduto prima, nemmanco al tempo del Saladino – ma uno sfregio alla Cupola della Roccia, seconda nella devozione solo a Mecca, fermerebbe il respiro al mondo.
Risiko Europa
Con la Seconda Roma – già Costantinopoli – che decide, se decide, in un inciso – altrimenti definito incidente metafisico – finisce la NATO. In caso di conflitto, il famoso art.5 – l’attacco armato a un membro della NATO significa un attacco contro l’intera alleanza – decade de facto perché sarà anche vero che la Turchia è membro più che protagonista del trattato di mutuo soccorso militare, porta in dote al patto atlantico il più numeroso e potente esercito sul suolo continentale euro-asiatico ma, nel duello che verrà, è inimmaginabile pensare agli altri affiliati schierarsi contro Israele.
È tutto di “se” il futuro. Lo scacchiere reclama un istinto di potenza e le pedine prendono forma nella lotta di sopravvivenza. Il compimento dell’epoca della tecnica indica il punto di non ritorno. La capacità totalizzante della forza distruttiva messa in atto dall’industria militare è pur sempre quella già vista, grazie agli USA, a Hiroshima e Nagasaki, ma nell’ulteriore orizzonte globale. Se tanto ci dà tanto il “se” è ancora quello della Seconda Guerra Mondiale agli sgoccioli quando per mettere fine al conflitto – fu questo il ragionamento, questa la volontà e la decisione – fu ritenuto opportuno sterminare i musi gialli in Giappone per far così capire al nemico di domani, l’ancora alleata URSS, da dove avrebbe trovato inizio il futuro. Da un’eccedenza di atomi per la precisione, un’eccedenza di empietà dovremmo in verità dire.
