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Un riassunto sulla tecnarchia che verrà

di Riccardo Paccosi - 28/08/2026

Un riassunto sulla tecnarchia che verrà

Fonte: Riccardo Paccosi

Il professore sino-canadese Jiang Xueqin non è un filosofo né un teorico, bensì è un divulgatore.
E di questi tempi - in cui disponiamo di innumerabili notizie ma senza la capacità di metterle in connessione fra loro a causa del flusso informativo perpetuo - un divulgatore che s'impegni in tal senso torna certamente utile.
Quello che il professor Jiang racconta, non consta di vaticini o certezze: egli si limita ad assemblare le visioni del futuro che, nel gioco delle profezie autoavveranti, le soggettività di potere stanno pubblicamente enunciando; o meglio: che stanno enunciando pubblicamente in consessi elitari e rivolgendosi esclusivamente alla classe dirigente, potendo contare sul fatto che le classi politiche delle varie nazioni e il giornalismo mainstream non apriranno mai alcun dibattito su tali temi e che la maggioranza dell'opinione pubblica, quindi, resterà sempre all'oscuro di tali dichiarazioni malgrado esse siano reperibili da chiunque.
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La prima parte della video-intervista a Jiang Xueqin - che potete trovare nello spazio commenti - riguarda la geopolitica e in essa lo studioso sostiene, fra le altre cose, che la guerra USA-Iran non è affatto una sconfitta occidentale se osservata dal punto di vista sionista: difatti, il progetto della Grande Israele - che per realizzarsi necessita di molti anni ancora di guerra, morte e devastazione - trova come principale ostacolo il sistema di alleanze fra USA e monarchie arabe basato sullo scambio fra sicurezza militare e petrodollari. Ora, dopo i bombardamenti iraniani sugli avamposti americani del Golfo, quell'equilibrio è saltato ed è esattamente ciò di cui Israele necessita per proseguire la propria campagna di destabilizzazione geopolitica sul lungo termine.
Dal punto di vista americano, invece, lo scenario di guerra in Europa, Medio Oriente e prossimamente nel Pacifico, implica di lasciare il grosso dell'impegno militare agli altri puntellando con la vendita di armi l'equilibrio di un'economia gravata da un debito di 40.000 miliardi di dollari.    
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La seconda parte del video, invece, elenca le visioni del futuro espresse da coloro che oggi esercitano il maggior potere economico, ovvero Peter Thiel, Elon Musk e gli altri tecnocrati dell'Illuminismo Oscuro ascesi al potere al fianco di Trump.
Oltre al controllo assoluto e predittivo sui comportamenti individuali e collettivi, i Cavalieri Neri ipotizzano un'estromissione della grande maggioranza dell'umanità dalla produzione e dal lavoro, fornendo a essa un'opportunità di vita nella realtà virtuale che dia un minimo di senso all'esistenza.
La Tecnarchia che verrà, dovrà ovviamente porsi come nuova religione, implementare la sostituzione etnica dall'Africa all'Europa attraverso una carestia indotta dalla diminuzione già in atto di fertilizzante, ridurre col tempo la popolazione mondiale a 500 milioni di persone.
Infine, va da sé che ai fini dell'immortalità garantita dal mind uploading e di quella conquista dello spazio che fa tanto brillare gli occhi al bambinone Elon, la prospettiva finale e finalistica non possa che essere un mondo senza più umanità e dunque un mondo di macchine senza vecchiaia, senza morte, senza inconscio, senza imprevedibilità, senza un senso che non sia il vitalismo macchinico fine a se stesso.
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Un soggetto medio di sinistra, di fronte a questo elenco di scenari, potrebbe cominciare a obiettare che si tratta di prospettive irrealizzabili, proprio come dodici anni fa, dinanzi al riaccendersi della tensione NATO-Russia, ragliava che non vi fosse alcun pericolo di guerra nucleare.
Il punto che rende irrilevanti questo tipo di obiezioni, invece, è analogo proprio a quello intorno alla guerra atomica: non si tratta di stabilire la fattibilità tecnica di certi obiettivi, bensì di prendere atto di come uomini in possesso delle leve di comando stiano operando materialmente per attuarli, con tutte le conseguenze che questo comporta.
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Infine, il riassunto del futuro qui descritto dal professor Jiang, mette in risalto la totale assenza di alternativa.
Non si tratta solo di narrazione e di egemonia ideologica: non esiste un pensiero altrettanto forte sul piano dell'interpretazione della tendenza storica, né esiste un'altra finalità del divenire storico che si contrapponga al post-umanesimo.
Questo aspetto, inevitabilmente, richiederà una trattazione a parte ma una piccola suggestione vorrei fornirla subito: i Cavalieri Neri operano in uno scenario dove il tema dell'amore universale è stato cancellato, dove l'idea dell'Amore come motore cosmico è del tutto impensabile e dove, infine, l'amore generante nascita - quello tra uomini e donne - viene progressivamente meno nella società e nella quotidianità.
Per combattere la Tecnarchia che si sta materializzando sotto i nostri occhi, ebbene, ritengo si debba partire innanzitutto da qui: da una riflessione sul venir meno dell'amore.
I post-umanisti non sarebbero in grado di parlare d'amore neanche se lo volessero: occorre, quindi, che tale carenza si palesi come loro fatale debolezza.