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Mare contro terra: la storia infinita

di Fabrizio Bertolami - 16/09/2023

Mare contro terra: la storia infinita

Fonte: Come Don Chisciotte

Gli appelli di Biden al G7, all'Europa e alla NATO, riecheggiano i timori espressi quasi 120 anni fa, da uno dei padri della geopolitica: Sir Harford Mackinder. La sua teoria è tornata in auge nell'ultimo decennio poiché spiega, meglio di altre, l'attuale situazione di contrapposizione tra Cina e Russia da una parte, USA, Europa e Gran Bretagna dall'altra. Quella che segue è una summa della sua opera e del suo pensiero strategico, di grande intuito a suo tempo, di ispirazione per altri autori moderni (Brzezinski su tutti), valido per un secolo ed ancora oggi di grande attualità.

Harford Mackinder : Il Perno Geografico della Storia

La crescente competizione tecnologica per l’appropriazione degli spazi era chiara a Sir Harford Mackinder (1861 – 1947) quando nel 1904 nel discorso The Geographical pivot of History, sostenne che le potenze marittime fossero in declino su quelle continentali a causa proprio dell’avvento della ferrovia. Il geografo di sua Maestà sosteneva che si potesse individuare un area detta “Heartland” che sarebbe divenuta il centro del potere mondiale in quanto controllando questa era possibile controllare l’Isola Mondo, e quindi il Globo.

La Germania grazie alla ferrovia poteva accedere più rapidamente a quest’area ed era quindi avvantaggiata nella corsa verso l’egemonia, rispetto alle sue concorrenti marittime. L’area dell’Heartland corrisponde, nella teoria di Mackinder, alla massa asiatica che va dal Pacifico all’Ungheria in direzione Est-Ovest e dal circolo polare artico all’Iran in direzione Nord Sud. Il controllo di quest’area garantiva il controllo della cosiddetta Isola Mondo, che comprende l’Europa e il Medio Oriente,determinando quindi il controllo dell’Africa e perciò del Mondo. Il pivot o perno geografico viene definito nel discorso del 1904 come :

[…].quella vasta area dell’Eurasia, inaccessibile alle navi ma percorsa nell’antichità da nomadi a cavallo, che oggi sta per essere ricoperta da una fitta rete di ferrovie […]. In questo luogo, vi sono state e vi sono tuttora le condizioni per una mobilità della potenza militare e economica di vasta portata” (1).

 Il perno geografico secondo Mackinder

La potenza che a quel tempo occupava l’Heartland era la Russia sebbene fosse la Germania, in forte ascesa soprattutto militare, ad essere citata tra le righe. Preoccupazione di Mackinder era che queste due Potenze non si unissero più strettamente poiché ciò avrebbe permesso alla Russia di incunearsi nello spazio europeo e alterare progressivamente il rapporto di forze tra potenze marittime e terrestri. Ovviamente egli pensava che fosse dovere della potenza Britannica fare di tutto perché ciò non avvenisse.

Mackinder era al tempo non solo professore della Società Reale di Geografia, istituzione molto ascoltata dai decisori politici britannici, ma anche direttore della “London School of Economics”. Fondamentale nella sua teoria era l’enfasi sul carattere determinante del luogo e delle condizioni ambientali delle nazioni. Egli pensava che gli stati situati al margine delle masse continentali possedessero vantaggi intrinseci rispetto agli stati presenti sulla massa euroasiatica. Ciò era dovuto agli accessi marittimi e solo l’avvento delle ferrovie avrebbe potuto mettere in discussione tale predominio. Il mare infatti non prevedeva quei confini che le merci via terra dovevano attraversare, ma gli accordi interstatali per la costruzione di ferrovie stavano per rendere nuovamente concorrenziale la via terrestre al traffico merci.

Mackinder usò le condizioni fisico-geografiche dei territori per prevedere il corso e le prospettive della politica mondiale. Il suo modello geopolitico di potere marittimo contrapposto a quello continentale era infatti pensato anche per le epoche future. Egli era di fatto un determinista seppure si proclamasse riluttante (2). La sua teoria, considerata nelle componenti fondamentali, ovvero i concetti di Heartland, pivot e la dicotomia potenze marittime/terrestri è fondamento della geopolitica detta “Continentalista” valida ancora oggi.

Egli riconobbe che lo sviluppo dell’attività navale europea aveva creato le condizioni per un’inversione del rapporto storico tra Asia e Europa. Da sempre, infatti, quest’ultima si era sentita minacciata o era stata invasa dai popoli in arrivo da est e schiacciata dall’Oceano Atlantico ad Ovest. Grazie al dominio sulle terre scoperte dopo il 1492 essa era finalmente riuscita nell’impresa di circondare la prima e costringerla alla difensiva (3).

” […].l’effetto politico più ampio fu di capovolgere le relazioni dell’Europa e dell’Asia, in quanto fino al Medio Evo l’Europa si trovava ingabbiata tra un impenetrabile deserto a sud, uno sconosciuto oceano ad ovest, distese ghiacciate o coperte di fredde foreste a nord e nord-est. Ad est e sud-est era costantemente minacciata dalla superiore mobilità di cavalieri e cammellieri, ma ora essa emerge nel Mondo, moltiplicando più di trenta volte la superficie del mare e terre costiere alla quale ha accesso, e avvolgendo con la sua influenza la potenza terrestre Euroasiatica e minacciandone perciò la sua stessa esistenza. […]” (4).

La Prima Guerra Mondiale aveva stabilito la netta supremazia delle forze marittime su quelle terrestri. Mackinder rilevava tuttavia ancora dei pericoli in questa situazione in quanto il controllo europeo dell’Heartland non si era realizzato e le relazioni tra slavi e tedeschi creavano un’area di possibile contatto/conflitto foriera di nuove problematiche. In Democratic Ideals and Reality del 1919 Mackinder indicò l’Europa centrale come nuovo ago della bilancia del potere mondiale. Il libro venne scritto nei giorni degli accordi di pace di Versailles e del ridisegno dell’assetto europeo. Il suo celebre motto cambiò e divenne:

”Chi controlla l’Europa dell’Est, comanda l’Heartland, chi comanda l’Heartland comanda l’isola mondo, chi comanda l’Isola Mondo comanda il Mondo” (5).

Mackinder infatti era convinto che che se la Germania nel ’14 avesse rivolto tutta la sua forza verso la Russia, restando sulla difensiva sul fronte francese, avrebbe conquistato l’Heartland e quindi il dominio sul continente (6). Egli inquadrò come Potenze dell’Est sia la Germania che l’Impero Asburgico e individuò come perno un’area di mezzo tra Russia e Europa che si dispiegava dal Mar Baltico all’Adriatico, ovvero quasi esattamente quella che un giorno sarebbe stata occupata dalla “Cortina di Ferro”.

Quello spazio geografico tra l’Europa e la Russia doveva separare le due potenze e contemporaneamente impedire una rinascita tedesca. La risoluzione della questione tra tedeschi e slavi era per Mackinder, prerequisito essenziale per una pace duratura, cui andava aggiunto un adeguato ridimensionamento del territorio tedesco. Era inoltre necessario che non si creasse uno spazio economico per la Germania in quell’area poiché la forza economica tedesca vi si sarebbe subito imposta a scapito delle potenze marittime e quindi della pace. Nonostante la crescita della Germania, la Russia rimaneva la principale opponente della Superpotenza Britannica nel “Great Game” euroasiatico.

La Russia, sovietica da due anni, restava in cima alle preoccupazioni di Mackinder in quanto ora capace di propagare la sua forza sulle ali della rivoluzione e della lotta di classe grazie all’ideologia marxista-leninista. La sua opposizione al comunismo era netta e forte era il suo supporto alla nascente Lega delle nazioni, istituzione capace di diffondere la democrazia e il liberalismo nel mondo (7). Egli riconosceva però nella propaganda marxista un’arma potente in mano alla Russia in quanto capace di travalicare le frontiere e portare anche in occidente quello spirito della Rivoluzione che poteva minare dall’interno le democrazie europee.

 “La vera Europa” secondo Mackinder

Egli diede molta importanza alla distribuzione dei continenti e degli oceani anziché alle caratteristiche razziali o climatiche affermando una sorta di “determinismo spaziale” (8). La caratteristica cruciale della sua geografia politica fu quella di far coesistere due aspetti dell’impero britannico in contrasto fra loro: l’essere impero dei commerci guidato dalla sola potenza marittima inglese e il suo contemporaneo aspetto transnazionale e multirazziale, fondato su una gerarchia razziale e sociale. Mackinder descrisse questa unità su base geografica, e marittima in particolare, potendo così aggirare la necessità di descrivere l’impero come una comunità di destino, posizione insostenibile poiché non vi era alla base nulla di comune che potesse tenere insieme popoli e culture tanto diversi tra loro (9). Ma in fondo Mackinder considerava l’impero come un mezzo per mantenere le basi economiche della Gran Bretagna attraverso il potere militare, al fine di assicurare la sopravvivenza nazionale. Il modello immaginato da Mackinder può essere considerato valido ancora oggi.

Le idee di Mackinder, e in particolare il suo concetto di perno e la sua suddivisione del mondo in tellurocrazie e talassocrazie, portano l’analisi geopolitica fuori dall’ambito della Storia, in un ambito di determinismo geografico: la geografia vince sulla Storia (10) .

 

Nicholas Spykman : il Rimland, l’anello più prezioso.

Speculare alla teoria di Mackinder era quella di Nicholas Spykman (1893-1943) che negli anni ’30 del ‘900 postulava l’esistenza di un’area detta Rimland formata da tutti gli stati rivieraschi attorno all’Heartland. A suo giudizio era questo il vero perno geografico. Il suo controllo da parte delle potenze terrestri avrebbe reso autosufficiente e inattaccabile l’Heartland.
Secondo la sua tesi, questo anello attorno alla massa asiatica rivestiva una importanza maggiore rispetto all’Heartland proprio in virtù della sua possibilità di collegare il mare alla massa terrestre. Era quindi quella parte di territorio che si rendeva necessaria al commercio mondiale e che comprendeva Suez, Hormuz, l’India, Malacca, il mare del Sud della Cina e il Giappone in Asia.
L’intera Europa era ricompresa nello schema così come l’area mediorientale. Spykman elaborò le sue tesi in maniera fortemente orientata alla geografia considerando tutto il globo nella sua analisi geostrategica anche alla luce degli sviluppi del trasporto aereo e della supremazia navale americana tra gli anni ’30 e ’40. Contrariamente a Mackinder, Spykman considerò strategicamente importante la posizione degli Stati Uniti in quanto capaci di influenzare tanto le vicende asiatiche quanto quelle europee.
Concordando con le tesi dall’ammiraglio Mahan individuò nell’Oceano Indiano un’area focale del controllo geografico in ottica militare e l’India un avamposto fondamentale come già Mackinder prima di lui. Definì “Mediterraneo Asiatico” l’area di mare che comprende il Giappone, la Cina e l’India e “Mediterraneo Caraibico” lo spazio tra la Florida, il Messico, il Venezuela e Cuba. In quest’area la supremazia era ancora garantita dalla dottrina Monroe, mentre nell’area asiatica poteva essere conquistata a causa della scarsa capacità di penetrazione della marina sovietica.
Egli suggeriva con forza che gli Stati Uniti abbandonassero la postura difensivista e isolazionista e sposassero invece una politica più realista e assertiva. Il concetto di “eccezionalismo Americano” e l’utopismo wilsoniano in uso al tempo fondavano una visione estrema di determinismo ambientale tra i geografi americani, che Spykman avversava dimostrando nelle sue tesi ottime dosi di realismo (11).

Fin dalla rivoluzione americana, l’ideologia politica di quel paese poneva particolare rilievo su due particolari differenze tra Europa e Stati uniti, ovvero il forte accento dato al tema del libero commercio e all’ideale di una Nazione pacifica (concetti antitetici al diffuso statalismo europeo), e la visione degli USA come esperimento sociale (12). Lo stesso Wilson aderiva a questa visione e era fautore di una missione civilizzatrice americana nel mondo sebbene l’opinione pubblica americana fosse fortemente incline all’isolazionismo in politica estera. Sue le parole:

Quante più democrazie vi saranno nel mondo tanto più si diffonderà l’egemonia ideologica americana” (13).

La preoccupazione di Spykman restava comunque quella che si scongiurasse il dominio tedesco o russo della massa Euroasiatica sebbene egli riconoscesse necessario mantenere una Germania forte in chiave antirussa in tutta l’area dell’est (14). La Russia sovietica occupava stabilmente la massa Euroasiatica e si allargava da Vladivostock e Port Arthur, strappate alla Cina, sino a Baku con mire sull’Iran e sul Pakistan (che ai tempi di Spykman, morto nel 1943, ancora non esisteva). In Europa si affacciava ormai sul Mar Baltico e potenzialmente sull’Adriatico mentre i suoi confini di terra ricomprendevano metà della Germania e l’intero ex impero asburgico, quella Mitteleuropa che Mackinder aveva indicato come il nuovo pivot nel 1919. Spykman morì nel 1943 senza poter vedere dispiegarsi i risultati della guerra ma riuscì a prevedere lucidamente le tendenze del futuro. Innanzitutto comprese che lo sviluppo del trasporto aereo e marittimo potevano permettere agli Stati Uniti di dispiegare il loro potenziale militare praticamente ovunque in brevissimo tempo rendendo così globale la geopolitica.
Egli affermò che il dopoguerra avrebbe visto una decentralizzazione regionale del potere non tanto in chiave militare quanto in quella economica e politica. Previde la futura politica del contenimento (in seguito enunciata da George Kennan) indicando nel Medio Oriente, nell’Europa Occidentale e nell’Oceano Indiano i teatri delle operazioni di contrasto all’URSS. Spykman continuò comunque a considerare centrale l’Europa in chiave di dominio globale americano e non era affatto favorevole ad una più stretta integrazione europea (15).
In essa Mackinder vedeva la possibilità che un’Europa unita e dotata di un proprio esercito potesse far venir meno l’esigenza di una presenza americana sulla massa Euroasiatica condannando gli USA all’espulsione dalla penisola europea. La conquista militare e il mantenimento della presenza americana erano l’unico modo di garantire con certezza l’arresto dell’avanzamento dell’URSS e quindi del comunismo sul globo. Il contenimento dell’Unione Sovietica dal versante europeo, che sarebbe divenuto la dottrina imperante in USA nei seguenti 30 anni, doveva basarsi su presupposti geografici e non su elementi culturali condivisi come il liberalismo o la democrazia.

 

di Fabrizio Bertolami per Comedochisciotte.org

14.09.2023

Articoli precedenti:

https://comedonchisciotte.org/lera-della-geopolitica/

https://comedonchisciotte.org/terra-e-conquista-idee-in-guerra/

 

Note:

1. H. Mackinder,The Geographical Pivot of History in The Geopolitical Reader

a cura di Gearóid Ó Tuathail, Simon Dalby,Paul Routledge, Routledge, New York 1998, p. 30.

2. Harford Mackinder,The Geographical Pivot of History in The Geopolitical Reader

a cura di Gearóid Ó Tuathail, Simon Dalby,Paul Routledge,Routledge,New York, 1998,p. 30

3. Ivi

4. Ibidem, p.29

5. H. Mackinder, Democratic Ideals and Reality, National Defence University Press 1996, p.106.

6. Ivi

7. Ibidem, p.144.

8. Ibidem p. 90.

9. Ibidem p. 91.

10. Ibidem p. 90.
11. C. Jean, Geopolitica del mondo contemporaneo , Editori Laterza, Roma-Bari 2012, p. 28.

12. J.Agnew, Fare Geografia Politica,FrancoAngeli, Milano, 2008 p.94

13. Ibidem p.95

14. R. Kaplan, The Revenge of Geography, Random House, New York 2013,p. 99.

15. Ivi.