Melting pot: storia di un'utopia che ha funzionato una volta sola
di Francesco Petrone - 02/11/2026

Fonte: Francesco Petrone
Dalla Vela di Scampia al melting pot: quando la prossimità non fa comunità
Gli Stati Uniti sono l'unico paese sviluppato che si ripopola con nuovi cittadini in giovane età grazie ad una nutrita immigrazione.
Ogni anno entrano nella Federazione americana un milione o un milione e mezzo di persone con età media tra i 28 e i 31 anni. Sono messicani, centroamericani, indiani, filippini. Arrivano già adulti, giovani e in età riproduttiva.
Fino al 2007 negli USA ogni donna aveva 2,1 figli in media, cioè un equilibrio perfetto. In Italia le nascite erano precipitate all' 1,3, in Giappone all' 1,2, in Germania all' 1,3. Quindi gli USA facevano ancora figli mentre gli altri avevano già smesso da 30 anni.
Ora anche loro sono scesi a 1,6, quindi hanno iniziato ad invecchiare, ma con 20 anni di ritardo.
Non hanno avuto il crollo delle nascite che da noi si è verificato negli anni '80.
In Europa e Giappone la generazione nata dopo il 1975 è la metà di quella nata nel 1965. Negli USA quel buco non c'è, le generazioni sono rimaste quasi della stessa dimensione.
Però se gli USA chiudessero le frontiere domani e smettessero di far entrare giovani immigrati invecchierebbero esattamente come noi, in 15 anni.
I giovani non sono più prodotti all' interno del Paese. Occorrono ben 25 anni per crescere un lavoratore da zero, e le donne europee, giapponesi, coreane non fanno più 2 figli da 40 anni.
L'unico modo per avere un giovane già pronto in 6 mesi è importarlo come preziosa materia prima.
Quindi tutti i paesi sviluppati fanno la stessa cosa, ma non la dicono palesemente.
Si esprimono con altri termini più lusinghieri e meno crudi come "accoglienza" o "multiculturalismo", ma ogni ministero delle finanze considera il fenomeno come "importazione di forza lavoro giovane per tenere in piedi la previdenza sociale e la produzione.
Gli USA sono favoriti perché sono i più attraenti. Importano i più giovani, i più motivati, quelli che hanno già pagato la scuola a spese del Messico o dell'India.
L'Europa arriva seconda e prende ciò che resta.
Il Giappone e la Corea che fino a ieri non volevano immigrati, ora hanno dovuto aprire perché altrimenti falliscono. Hanno aperto l' immigrazione ad asiatici altamente qualificati.
Il non detto è che dietro la cittadinanza e la residenza elargite con apparente generosità, in realtà c'è un business dell' ultima materia prima contesa al pari delle terre rare, la gioventù prodotta dai Paesi meno sviluppati.
Chi non li importa è destinato ad invecchiare e a impoverire. Chi li importa, ringiovanisce la popolazione.
Però il modello americano che dovrebbe produrre l'uomo nuovo non è una costituzione scritta su carta. È un tipo umano che ha creato quella carta.
Quel tipo umano era protestante nordico, anglo-tedesco, individualista, ossessionato dal lavoro, dalla proprietà, dal contratto, diffidente verso lo Stato, religioso ma senza chiesa di Stato, con l' etica del "fai da te".
Quel tipo lì ha creato il liberalismo americano, la tolleranza, la libertà d'impresa, perché era già formato così.
Se vengono stravolti radicalmente il tipo umano e la cultura che lo ha prodotto, in 30-40 anni, è logico chiedersi se quel modello rimanga.
Esiste una vecchia scuola ottimista, quella rimasta ferma al melting pot la quale pensa che chiunque arriva in America diventa americano in due generazioni, perché il sistema è più forte del sangue e della cultura d’origine. È successo veramente con gli irlandesi che erano considerati selvaggi, con gli italiani, con gli ebrei polacchi. Erano diversissimi dagli anglosassoni eppure sono diventati più americani degli americani.
Oggi esiste una scuola più realistica. Osserva che le ondate precedenti erano tutte di origine europea, quindi non erano altro che variazioni dello stesso tipo umano. Oggi l'ondata invece è latinoamericana, africana, sud-asiatica. La distanza culturale e antropologica è molto più grande come anche la quantità. Non sono più il 10% della popolazione, sono il 35% e in California già il 60% dei bambini.
Se la classe fondatrice diventa minoranza numerica, chi trasmetterà il modello culturale? Un modello non si trasmette da solo. Si trasmette perché ci sono madri e padri che lo vivono all' interno delle proprie case.
Roma fece la stessa scommessa. Nel 100 d.C. decise di aprire a tutti. Nel 250 d.C. i discendenti di galli e siriani erano diventati cittadini romani, ma non pensavano come un romano del 100 a.C. Concepivano uno Stato forte, un imperatore-dio, pane gratis, non più Senato e libertà. E il modello è cambiato da repubblica liberale a tardo impero assistenziale.
L'America ha quella Roma come modello. Può darsi che vinca e che il modello assorba tutti. Può darsi che perda la scommessa e che tra 50 anni gli USA siano ancora chiamati USA, ma culturalmente siano un altro paese, più simile al Brasile o al Messico: più statalista, più familista, meno individualista ma anche meno comunitario.
Melting pot viene da un'opera teatrale del 1908 di Israel Zangwill, un ebreo inglese. Era propaganda per convincere gli americani che gli ebrei russi appena arrivati sarebbero diventati come loro. Non è mai stata una teoria scientifica.
Riguardo a quell ottimismo del 1900, aveva delle basi che sono tutte crollate:
All' epoca c'era la credenza che l'ambiente facesse tutto e il sangue niente. Era l'epoca di John Broadus Watson, padre del comportamentismo. La sua teoria la riassunse con queste parole: "Datemi una dozzina di bambini sani, ben formati, e un ambiente da me specificato per allevarli, e vi garantisco che prendendone uno a caso lo farò diventare qualsiasi tipo di specialista io voglia scegliere, dottore, avvocato, artista, mercante, e persino mendicante o ladro, indipendentemente dai suoi talenti, tendenze, abilità, vocazioni e razza dei suoi antenati." Era una provocazione estrema contro Freud e contro l'idea di istinto e geni. Watson pensava che non esiste mente, non esiste talento innato, esiste solo riflesso condizionato. Tutto è abitudine creata dall'ambiente. Se controlli stimolo-risposta, controlli l'uomo. La sua frase oggi è considerata falsa al 90%. Genetica, temperamento e casualità contano eccome è oggi
sappiamo che non è così. L'ambiente conta, ma il tipo umano porta con sé predisposizioni profonde che non si sciolgono in un crogiuolo.
Inoltre avevano la certezza presuntuosa che tutti volessero sciogliersi. L'immigrato italiano del 1910 voleva veramente diventare americano, si vergognava dell'italiano, cambiava nome da Calogero a Charles. L'immigrato di oggi spesso non vuole sciogliersi. Vuole mantenere la propria identità, la lingua, la religione. E lo Stato multiculturale glielo consiglia pure: "mantieni la tua cultura". Allora non è più melting pot, è insalata. Tutti insieme ma ogni pezzo resta separato dall' altro. Può nascere solo una forma di tribalismo.
Inoltre all' epoca si credeva che la distanza fosse minima. Nel 1910 si fondeva un inglese con un tedesco e un irlandese. Tre cugini. Era certo che si fondevano, erano già quasi uguali. Adesso c'è il progetto di fondere un puritano del Minnesota con un contadino del Guatemala e un pastore somalo. Non è una fusione, è una sostituzione.
Infatti in America il melting pot ha funzionato solo una volta, tra il 1880 e il 1920, tra europei. Con i neri americani, che sono lì dal 1700, non ha mai funzionato. Sono 400 anni che sono lì e non si sono fusi. Sono rimasti un pezzo a parte.
Quindi sappiamo che il melting pot come idea universale è un'utopia ottocentesca. Come realtà ha funzionato solo perché fondeva tipi umani già quasi identici che volevano fondersi spontaneamente.
Quando mancano queste condizioni, quello che si ottiene non è una pentola che fonde, è una casa con tante stanze separate. È analogo all' esperimento fallito dell' architetto Di Salvo che voleva ricostituire la prossimità del vicolo nelle Vele di Scampia, una Forcella verticale. Nel vicolo c'è il controllo sociale, nelle vele, solo anonimato.
Il mito del melting pot è un'idea illuminista. Per l'illuminismo l' uomo rinasce con l'educazione, con la Ragione. Rousseau è chiarissimo: bisogna fare un uomo nuovo con la scuola.
Il melting pot americano è l'ultima versione di questa ideologia. È la fede che crede che l'uomo sia argilla molle che si può rifare da zero. Era l' epoca in cui si credeva ciecamente al condizionamento sociale.
Negli USA l'immigrazione tecnicamente funziona perché è una società totalmente liberale, In Europa non può funzionare perché esiste ancora una struttura di Stato sociale, non è totalmente liberale.
Negli USA l' immigrato che arriva deve lavorare da subito. Non esiste un reddito di cittadinanza, non c'è la casa popolare, non c'è la sanità gratuita se non si lavora. In America chi non lavora non vive.
In compenso il lavoro è facile da trovare. Chiunque può aprire un'impresa con cifre accessibili.
Un immigrato diventa americano subito. Figlio nato lì è americano.
Invece in una società con stato sociale di tipo europeo chi arriva può anche non lavorare. Ha il sussidio, casa, sanità, scuola gratis anche se non produce nulla. Lo Stato lo mantiene. Il lavoro non c'è subito. Servono diplomi riconosciuti, contratti, sindacati, permessi. Aprire un'attività è un incubo. La disoccupazione può durare anni.
Negli USA l'immigrato abbassa l'età media E paga tasse dal primo giorno. Costa zero e produce.
In Europa costa allo stato per anni prima di produrre, se produce.
Negli USA importare persone è un guadagno netto. In Europa con lo stato sociale così com'è, spesso è una perdita netta almeno per i primi 10-15 anni.
Per farlo funzionare occorrerebbe liberalizzare il lavoro come negli USA, ma allora si dovrebbe smantellare definitivamente proprio lo stato sociale frutto di conquiste sociali che si sperava di salvare importando persone. È il paradosso europeo. È fatale che la scelta dell' immigrazione esige lo smantellamento dello stato sociale per gli immigrati come per gli italiani per adeguarci al modello americano che vogliamo imitare.


