Una cultura del cambiamento
di Vincenzo Costa - 02/11/2026

Fonte: Vincenzo Costa
Io penso che ci siano le basi sociali per iniziare a costruire un'alternativa al neoliberalismo di destra e di sinistra.
Ma un'alternativa deve essere credibile, deve possedere un surplus di razionalità, offrire un progetto praticabile, non velleitario.
Gli operai dell'Ottocento chiedevano la riduzione dell'orario di lavoro non la fine del capitalismo. Era rivoluzionario. E' così che matura una coscienza collettiva, che non è un miracolo, ma un processo di costruzione. Cresce nel tempo.
La coscienza collettiva non è un dato e non precede la lotta ma si costituisce nella lotta sociale per i diritti.
L'alternativa non può partire da idee astratte. Deve partire dalla quotidianità. Trovare i punti di dolore.
Il rivoluzionario disprezza le idee: sta con le persone, che sono come tutti noi: pieni di difetti, limiti.
La politica è come la Torah: non serve per gli angeli, e se fossimo angeli non avremmo bisogno di politica.
L'alternativa si costruisce senza continuamente chiedere che si risalga ai fondamentali, alla UE, alla moneta unica, alla direzione centrale della spectre.
Si sta nella strada, si segue il passo che una collettività può fare, senza fughe in avanti.
Solo così si costruisce un noi, un'intenzionalità collettiva.
L'intellettualismo non serve. I dottrinari sono nocivi, scaldano i cuori al momento ma non costruiscono un avvenire e non aprono un percorso praticabile. Chiudono l'orizzonte. Costruiscono sette ma non un noi collettivo.
Razionalità e senso del passo che si può fare, escludendo i disagiati, gli ossessivi, i paranoici, di questo abbiamo bisogno.
Il complottismo deve sparire, perché la teoria del complotto sostituisce l'analisi del reale. E' una regressione infantile, al pensiero magico.
La politica rivoluzionaria è l'arte di usare il tempo. Un tempo fatto di occasioni, appuntamenti, accelerazioni, rallentamenti e regressioni.
Il capitano di una nave in tempesta non viene aiutato dal manuale delle giovani marmotte: occorre colpo d'occhio, destrezza, duttilità, ricettività agli eventi.
E' camminando che si delinea il percorso, non tracciandolo su una carta.


