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Metafisica

di Alberto Giovanni Biuso - 27/02/2026

Metafisica

Fonte: GRECE Italia

Posta tra Leibniz, Wolff e Kant (il quale utilizzò ampiamente il libro di Baumgarten per le lezioni di antropologia e metafisica tenute a Königsberg), questa presentazione sistematica della metafisica moderna è caratterizzata soprattutto da due elementi.

Il primo è l’originalità di alcune formulazioni, come p. es. quella relativa al principio di contraddizione, il quale viene argomentato a partire dal nulla: «Il nulla negativo (cfr. § 54),
l’irrappresentabile, l’impossibile, il contrastante (l’assurdo, cfr. § 13), ciò che contiene o implica contraddizione, il contraddittorio, è A e non-A; non vi è cioè alcun soggetto di predicati contraddittori, ossia nulla è e non è. 0 = A + non-A. Questa proposizione viene detta principio di contraddizione, ed è il principio assolutamente primo» (§ 7, p. 63).

Il secondo è lo stile sobrio sino all’asciuttezza. La cosa fu notata subito anche da un famoso, per quanto anonimo, recensore dell’opera, che a inizio della sua analisi scrisse che
«vengono qui presentate le ossa particolarmente scarne ma sufficientemente salde e concatenate in modo sufficientemente stretto del corpo metafisico [ossa corporis Metaphysici]» (nei Supplementi ai «Nova acta eruditorum», Tomo IV, Sez. VI, apud G. Weidemannum, B. Lanckisii haeredes & C. Fritschium, Lipsiae 1742, p. 601).

Che cos’è metafisica? Essa è «scientia primorum in humana cognitione principiorum / scienza dei principi primi della conoscenza umana» (§ 1, p. 56), alla quale si riconducono
«ontologia, cosmologia, psycologia, et theologia naturalis» (§ 2, p. 56): l’ontologia come «scientia praedicatorum entis generaliorum / scienza dei predicati più generali dell’ente» (§
4, p. 60); la cosmologia come «scientia praedicatorum mundi generalium / scienza dei predicati generali del mondo» (§ 351, p. 212); la psicologia come «scientia praedicatorum animae generalium / scienza dei predicati generali dell’anima» (§ 501, p. 294); la teologia naturale come «scientia de deo, quaetenus sine fide cognosci potest / scienza di Dio, nella misura in cui Egli può essere conosciuto senza fede» (§ 800, p. 496) sono dunque tutte articolazioni,
parti e ambiti della metafisica come espressione suprema della conoscenza umana.

A fondamento dell’indagine metafisica, e suo stesso contenuto, stanno alcuni principi la cui origine è ovviamente aristotelica, ritradotti nel linguaggio della scolastica medioevale e declinati in modo originale da Leibniz, che di questo libro di Alexander Baumgarten rimane l’ispiratore primo. Tali principi sono espressione della dinamica intrinsecamente causale degli enti, degli eventi e dei processi. Essi sono infatti il principio di contraddizione
(che ho ricordato più sopra), il principio generale di ragione e il principio di ragion sufficiente: il principium rationis stabilisce che «la ragione di ogni possibile è qualcosa, ossia
ogni possibile è un razionato, vale a dire niente è senza ragione [nihil est sine ratione], cioè posto qualcosa viene posto qualcos’altro come sua ragione» (§ 20, p. 69); il principium rationis sufficientis consiste nel fatto che «posto qualcosa viene posto qualcos’altro che è la sua ragione sufficiente. In ogni possibile i singoli hanno una ragione (§ 20), e quindi ogni possibile ha una ragione sufficiente» (§ 22, p. 69).

L’esito di questi tre principi nella loro articolazione reciproca e universale conferma la natura causale delle dinamiche materiche e psichiche. Che «nihil est sine rationato» significa infatti che «nulla è senza corollario e contropartita, niente è del tutto sterile, ozioso e infecondo, vale a dire: posto qualcosa viene posto qualcos’altro che è suo razionato. […] Sia detta questa proposizione principio del razionato» (§ 23, p. 69) – concetto, questo di razionato, originale di Baumgarten, il quale lo articola come «principium utrimque connexorum» (§ 24, p. 71), vale a dire come riconoscimento che qualunque ente è insieme effetto di qualcosa e causa di qualcos’altro.

Su questa base il filosofo definisce e argomenta i concetti centrali di sostanza e di dualismo corpo/mente, insieme alla loro unità psicosomatica per la quale Baumgarten in
modo ancora una volta originale pone al centro la corporeità dell’«animale che chiamiamo UOMO» (§ 740, p. 449) intesa come relazione costante e intrinseca tra il soma e lo spazio:
«Il corpo umano è materia, ed è quindi divisibile, e dunque internamente mutabile, è un ente finito, attuale, una parte del mondo. Dalla posizione del corpo umano nell’universo si
può conoscere perché l’animo umana rappresenta oscuramente, chiaramente, distintamente queste e non altre cose. PERCIÒ L’ANIMA UMANA è la forza di rappresentare l’universo secondo la posizione del corpo in esso» (§ 741, p. 449).

Un concetto naturalmente fondamentale è quello di Dio, la cui esistenza risulta necessaria in base all’argomento ontologico (ampiamente svolto a partire dal § 803), al quale
Baumgarten aggiunge il rigetto del politeismo su una base logica, i principi del male metafisico giustificato come finitudine intrinseca di tutto ciò che, non essendo Dio, deve subire dei limiti e la tesi che quello esistente sia il più perfetto tra i mondi possibili, dato che «il fine di Dio nel creare l’universo è stata una perfezione delle creature tanto grande quanto è possibile nel mondo migliore» (§ 946, p. 573). La prospettiva ontologica a partire dalla quale tutto questo viene argomentato è così sintetizzata dal filosofo nel § 63, che riassume i contenuti delle analisi precedenti: «Ogni ente è possibile (§ 61), ha una ragione (§ 20) sufficiente (§ 22) e un razionato (§ 23), quindi è doppiamente connesso (§ 24); ha un’essenza (§ 53) e delle determinazioni essenziali (§ 40), quindi delle affezioni (§ 43), ed è in un nesso universale (§ 49). Tutte le determinazioni di un ente sono o essenziali, o attributi, o modi, o relazioni (§ 52). Posto un ente, viene posta la sua essenza, quindi tutte le sue determinazioni essenziali. Tolta l’essenza, viene tolto l’ente» (p. 83).

Peculiare e feconda risulta in tale sistema la presenza di un dispositivo metafisico come identità e differenza, per il quale «la VERITÀ METAFISICA (reale, oggettiva, materiale)
è l’ordine dei molteplici in un uno» (§ 89, p. 93), tanto che la perfezione consiste precisamente nell’«uno in cui i molteplici concordano» (§ 94, p. 95). Uno degli elementi polemici più evidenti è invece la continua opposizione alle metafisiche immanentiste del pensiero greco e soprattutto a quella di Spinoza. Baumgarten individua bene la ragione più pericolosa che rende lo spinozismo incompatibile con una metafisica inevitabilmente devota come quella che qui si enuncia. Questo elemento è l’identità tra Dio e il mondo. E dunque l’autore ribadisce in modo netto che «Dio è un ente extramondano [Deus est ens extramundanum] (§§ 843, 388), e il mondo non è né una determinazione essenziale di Dio, la sua essenza, né un suo attributo, un suo modo, una sua modificazione, un suo accidente. Dio non è l’unica sostanza (§ 391). Lo SPINOZISMO TEOLOGICO è la dottrina che rifiuta
Dio come ente extramondano, ed è errata [SPINOZISMUS THEOLOGICUS est sententia tollens deum ens extramundanum, et error est]» (§ 855, p. 523).

Da questa contaminazione tra la razionalità greca e l’irrazionalismo ebraico-cristiano derivano alcune tesi logicamente e ontologicamente debolissime, tra le quali la più debole è la «creatio ex nihilo»: «Il mondo viene posto in atto dal nulla (§ 228) e Dio è ciò che lo ha posto in atto dal nulla (§ 854)» (§ 926, p. 563). Molto più plausibile, suggestivo e fecondo è il costante tornare in queste pagine della centralità del tempo per qualunque indagine metafisica.

Tempo e spazio sono inseparabili e costituiscono l’ordine razionale dell’essere: «Ordo simultaneorum extra se invicem positorum est SPATIUM, successivorum TEMPUS / l’ordine dei simultanei posti reciprocamente gli uni fuori dagli altri è lo SPAZIO, quello dei successivi è il TEMPO (§ 239, pp. 160-161). Movimento e tempo sono inseparabili e costituiscono il divenire del mondo: «Nulla in mundo QUIES ABSOLUTA, absentia omnis motus / non vi è nel mondo alcuna QUIETE ASSOLUTA, alcuna assenza totale di moto (§ 417, p. 245), tanto che «omnis mundus est absolute et interne mutabilis» / ogni mondo è assolutamente e internamente mutabile (§ 365, p. 219). Il tempo è anche, come constatiamo tutti, il più potente dei farmaci: «Una volta che gli affetti, in quanto sensazioni interne (§§ 678, 535), hanno raggiunto la massima intensità possibile, si placano (§ 551), il tempo è il loro guaritore» [tempus ipsorum medicus est]» (§ 680, p. 407). La struttura del tempo nel corpomente umano è per Baumgarten qualcosa di simile all’avvenire-essente stato-presentante di Heidegger. Infatti «ex presenti impraegnato per praeteritum nascitur futurum» / il futuro nasce dal presente che viene fecondato dal passato (§ 596, p. 349).

C’è infine un breve ma disincantato accenno alla mediocrità umana in una constatazione con la quale Baumgarten commenta il rapido mutare di opinione e schieramento degli
umani non in relazione alla verità ma all’interesse empirico delle loro piccole vite: «Neque mirabimur, si novimus hominem / Non c’è tuttavia da meravigliarsene, se si conosce l’uomo» (Pref. alla III ed., p. 31). Questo filosofo conferma in tal modo che per raggiungere la conoscenza più profonda anche dell’umano, per conoscere noi stessi, assai più feconda di qualunque scienza psicologica, storica o sociologica è la conoscenza che chiamiamo metafisica, che Baumgarten sintetizza in modo appunto molto secco ma sempre rigoroso.

Alexander G. Baumgarten, Metafisica, a cura di G. Lorini, Bompiani, Milano 2024.
Un vol. di pp. lxxxvii-716.