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Negoziati inconcludenti di un’élite senza regole

di Elena Basile - 14/02/2026

Negoziati inconcludenti di un’élite senza regole

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Non si può negare la percezione di una realtà elaborata ad hoc, artefatta e teatrale, della creazione estemporanea di un film hollywoodiano che le notizie fabbricate da quattro agenzie di stampa internazionali, molte volte su input dell’intelligence, e rimbalzate dai media occidentali, provocano in modo diffuso nei cittadini.

[…]Ogni giorno leggiamo sui giornali e ascoltiamo in radio e tv che i negoziati tra Russia e Ucraina guidati da Trump fanno passi da giganti. Eppure non è chiaro su cosa stiano negoziando dato che le cause profonde della guerra non sono state ammesse da Kiev né dagli sponsor occidentali. Sembrerebbe evidente all’osservatore dotato di comune buonsenso che Mosca, che ha la meglio sul campo di battaglia, non si fermerà se non quando la neutralità dell’Ucraina, non contraddetta da truppe Nato sul suo territorio, la rinuncia al progetto di regime change a Mosca non sia abbandonato, rinunciando alla militarizzazione di Kiev e sospendendo le sanzioni. Ogni dichiarazione europea e ucraina va invece verso un’ulteriore demonizzazione della Russia, e con toni bellicosi, minacce di attacchi globali ed esecuzione di atti terroristici, si pretende di portare la Russia a più miti consigli.

La strategia ha già dimostrato la sua inefficacia. Sebbene leggiamo ogni giorno che il “dittatore”, “zar”, “criminale” (questi gli epiteti rivolti al nemico col quale bisognerebbe mediare) comprenderebbe solo il linguaggio delle armi, di fatto sanzioni e toni bellicosi, la guerra per procura ha reso la Russia maggiormente rigida nei negoziati, inducendola, man mano che il tempo doloroso della guerra aumentava, a sempre maggiori richieste territoriali. Restiamo pertanto impotenti ad ascoltare dichiarazioni politiche e analisi che appaiono fuori dalla realtà. Un teatro scadente.

I negoziati con l’Iran appaiono surreali. Gli Stati Uniti spostano la loro potenza bellica nel Golfo persico e impongono aut aut: zero arricchimento di uranio, riduzione dei missili balistici, disarmo degli alleati dell’Iran… e la chiamano mediazione. Siamo di fronte a una richiesta di capitolazione di un Paese sotto minaccia di attacco e regime change. Il governo Meloni e la maggioranza degli analisti si compiacciono della tracotanza di Washington contrabbandata per attenzione al popolo iraniano sofferente a causa dei terribili “pretacci islamici” e non per 46 anni di sanzioni e assedio militare occidentale. […] Naturalmente i media accompagnano con una patetica propaganda l’ennesima guerra per l’esportazione della democrazia, assumendo per vere le notizie dei media e delle Ong finanziate da Washington. Lo Stato profondo Usa e i suoi vassalli europei fanno allegri girotondi accanto alla diaspora che sostiene il figlio del dittatore Pahlavi, lo stesso che ha terrorizzato il popolo con la sua famigerata polizia segreta. Intanto il film horror di Epstein entra nelle case della gente che non sa come riconciliare la notizia data dal Dipartimento della Giustizia statunitense che i 3 milioni di file non sono stati accompagnati dagli altri tre milioni di documenti, mail e filmati, perché questi ultimi conterrebbero “morti, torture, feriti” e l’affermazione sempre del Segretario alla Giustizia Usa che non vi saranno ulteriori incriminazioni. Sbalorditi ascoltiamo anche che Epstein era un agente del Mossad e della Cia e teneva i suoi traffici pedofili, i suoi crimini di eugenetica su minori, coperto da una fitta rete di poteri invisibili senza la quale non avrebbe potuto condurre per decenni tale attività criminale e ricatti estesi a gran parte dell’establishment politico, economico e artistico. La nebbia cala grazie alle manipolazioni dei media mainstream che si soffermano sull’amicizia con Chomsky o con Bill Gates, con il laburista Mandelson, sdrammatizzando le torture, gli assassini, i rapimenti di bambini, come atti di libertinaggio diffusi tra i potenti. Insomma dei cattivelli come i soliti noti Allen e Spacey o l’immancabile Clinton.

Non è il tracollo morale dell’establishment a spaventare, ma il dubbio che la politica, lo Stato, siano sotto ricatto dei servizi deviati e che Epstein, sponsorizzato dai Rockefeller e dai Rothschild, con una rete nella finanza, nelle istituzioni geopolitiche, Council on Foreign Relations e Trilateral di cui era membro, Onu e Ue, fosse stato creato come centralino di operazioni finanziarie, politiche, internazionali, digitali, di cooperazione allo sviluppo, attività che dopo la morte o scomparsa, sono state trasferite all’infrastruttura istituzionale formale. Non si tratta di complottismo, ma di analisi razionale dei documenti. La logica di Epstein, suprematista, razzista, basata sulla disumanizzazione del debole, apice di una struttura estesa, è la stessa della finanza capitalista e delle lobby delle armi che decidono le nostre guerre e i nostri nemici, è la stessa del genocidio di Gaza.